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Si parla di «whistleblowing»: i segnalatori di illegalità all’interno di un’organizzazione

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Si sta discutendo da tempo dell’introduzione in Italia dello strumento giuridico del «whistleblowing», ossia la possibilità per un lavoratore di segnalare, godendo di tutela, una possibile attività illegale che arrechi danno all’azienda. Uno strumento che negli Usa e in Gran Bretagna si è rivelato molto utile nella lotta alla corruzione. A Roma se ne discute giovedì 11 giugno in un convegno organizzato dal Gruppo intersettoriale direttori del personale (Gidp) e dalla Protection Trade.

In lingua inglese lo chiamano «whistleblower», il «soffiatore nel fischietto»: è quel lavoratore che, nel corso della propria attività in azienda, rilevata una possibile illegalità che possa danneggiare clienti, colleghi, azionisti o la reputazione della stessa impresa, decide di segnalarla.whistleblower

Già da alcuni anni in Gran Bretagna e negli Usa il «whistleblowing» è uno strumento legale ben definito e di grande efficacia. Nei soli Stati Uniti, grazie ad esso, il Governo recupera ogni anno l’85% delle somme oggetto di frodi, oltre 55 miliardi di dollari dal 1986, con una media di sei miliardi all’anno. Uno strumento che, d’altra parte, offre una tutela legale per i lavoratori che segnalano le irregolarità, nel caso questi subiscano una ritorsione da parte del «denunciato».
È questo un sistema, come ha affermato il presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone, lontano anni luce da quello italiano. Basti pensare che il termine «whistleblower» non ha ancora trovato una corrispondenza adeguata in italiano e sovente, nel linguaggio semplificativo dei media, viene tradotto con termini quali «delatore» o «spione». A dimostrazione del fatto che, nel nostro Paese, manca ancora il riconoscimento socio-culturale di questa funzione.

Se ne parla in Senato. Però da tempo è in atto un dibattito volto all’introduzione anche in Italia di questo strumento giuridico: dallo scorso 18 maggio è iniziata, in Commissione Giustizia del Senato, la discussione del testo della proposta di legge per la protezione dei «whistleblower» presentata dal Movimento 5 Stelle.
Il tema è delicato e pone alcune questioni di fondamentale importanza: per esempio, come può questo istituto convivere con la normativa giuslavoristica e della privacy? E ancora, quali sono i punti di contatto col dlgs 231/01 sulla disciplina della responsabilità amministrativa?

A questi quesiti si cercherà di rispondere nel convegno «Whistleblowing – I segnalatori di illegalità all’interno di un’organizzazione: gli impatti in azienda sulla 231/01 e sulla privacy», in programma a Roma giovedì 11 giugno. L’evento è organizzato a cura del Gruppo intersettoriale direttori del personale (Gidp) e della Protection Trade.
I lavori saranno aperti dai saluti di Paolo Citterio (presidente nazionale Gidp) e Paolo Cianci (vice presidente aggiunto Regione Lazio Gidp). A seguire gli interventi di:

  • avv. Patrizio La Rocca (responsabile dipartimento legale & ingegneria Protection Trade srl)
  • dott. Alessandro Pirovano (responsabile audit interno Liquigas Spa)
  • prof. avv. Stelio Campanale (Studio Legale Campanale).

I lavori saranno coordinati dal giornalista Antonio Felici.

L’appuntamento è per le ore 16 presso L’Hotel Caravel, sito in Roma, via Cristoforo Colombo 124.

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