L’Atelier Fca di Fabrizio Fiorentino firma il recupero di una casa d’epoca di viticoltori, trasformata in residenza di villeggiatura per una coppia franco-irlandese residente negli Stati Uniti.
La casa si trova in un piccolo villaggio della Borgogna, Deux Rivières, borgo medievale di circa 1.200 abitanti nel dipartimento dell’Yonne, attraversato da un fiume e storicamente legato a una tradizione ceramica sviluppatasi a partire dal 1945.
Un luogo di ritorno alle origini per il proprietario, pensato per accogliere familiari e amici.
Il progetto si inserisce nel contesto storico con discrezione, operando per sottrazione e per equilibrio, senza forzare il dialogo con il preesistente.



Recupero casa d’epoca: due fasi di intervento
Il complesso è composto da due corpi distinti:
- l’edificio principale su due livelli, per una superficie complessiva di 160 m²,
- un granaio indipendente di circa 120 m², il cui restauro è previsto per la fine del 2026.
Il progetto si è sviluppato in fasi successive: la prima, nel 2015, ha riguardato il piano terra e il rifacimento completo della copertura; la seconda, nel 2023, ha interessato il primo piano e gli spazi privati della casa, in coincidenza con il rientro in Europa dei committenti.

Il concept progettuale: ascolto, luce e proporzioni
La casa è concepita non come rifugio privato ma come spazio di condivisione, capace di sostenere una vita domestica intensa, scandita da incontri e lunghi periodi di vacanza.
Racconta Fabrizio Fiorentino, alla guida di Atelier Fca: «L’idea non era quella di ‘ridisegnare’ la casa, ma di ascoltarla abbiamo lavorato sulle proporzioni, sulla luce e sui materiali per restituire spazi generosi, capaci di trasmettere calma e una sensazione di tempo dilatato. Trattandosi di una casa di villeggiatura, il progetto ha dato particolare importanza agli ambienti comuni, pensati come spazi fluidi e accoglienti, in cui cucinare, cenare e trascorrere il tempo insieme. I proprietari, una coppia con due figli, amano invitare amici e familiari, condividere le vacanze e vivere la casa come luogo di incontro; per questo gli ambienti collettivi sono ampi e continui, mentre gli spazi più intimi restano misurati e raccolti».


Distribuzione degli spazi: convivialità al centro
L’organizzazione planimetrica riflette questa vocazione alla condivisione. Le camere da letto, volutamente contenute nelle dimensioni, cedono superficie a favore di ampie zone comuni flessibili, che mettono in comunicazione il registro diurno con quello notturno.
Al piano terra si sviluppa il grande spazio giorno: un salone con cucina a vista e bancone dalle dimensioni generose — fulcro della vita domestica —, affiancato dalla sala da pranzo e dalla zona living.
Completano il livello una camera da letto e un bagno. Gli ambienti sono trattati come spazi permeabili e multifunzionali, adatti tanto alla convivialità quanto al lavoro.
Il primo piano nasce dalla conversione dell’antico sottotetto — un tempo adibito a deposito — nella dimensione più raccolta e privata della casa, articolata in due camere da letto, un bagno, un salone TV e la suite padronale con bagno dedicato.


La sfida volumetrica: intimità nell’altezza
Il progetto affronta una condizione apparentemente contraddittoria: costruire intimità all’interno di volumi dalle altezze monumentali, prossime ai sei metri, ottenute preservando le capriate lignee originali.
L’intento è quello di valorizzare le travi come elemento identitario, lasciandole emergere come presenza viva nello spazio, senza rinunciare a un’atmosfera domestica e accogliente.
Una scelta — inizialmente guardata con diffidenza dalla committenza, poi pienamente accolta — che ha richiesto un meticoloso lavoro di falegnameria su misura.
Un intervento discreto ma decisivo, capace di restituire misura e scala agli ambienti, ridisegnandone le proporzioni e aprendo a punti di vista insoliti per un’abitazione ma perfettamente naturali nel vivere quotidiano.


Materiali e palette: autenticità come filo conduttore
La selezione dei materiali è volutamente essenziale. Rovere naturale, murature in mattone a vista e superfici intonacate definiscono spazi contemporanei ma caldi, in dialogo costante con il carattere rurale dell’edificio.
Il colore è utilizzato con misura, come strumento di equilibrio e continuità tra i diversi ambienti.
Una fase futura, prevista per fine 2026, completerà il recupero con il restauro del granaio e la sistemazione degli spazi esterni.



