Per la mia generazione, forse la prima ad aver potuto circolare, vivere e lavorare liberamente in tutto il resto dell’Europa, vedere oggi come questa parte di mondo sia soggetta a una profonda critica suona come paradossale e incredibile perché ne mette in discussione le sue fondamenta istituzionali, economiche e morali.
L’Europa ha da sempre agito come una potenza normativa capace di condizionare il resto del mondo con le sue regole, i suoi valori e il suo mercato. Non aveva però dovuto prendere decisioni strategiche perché, secondo l’ordine che il mondo sia era dato prima della caduta del muro di Berlino erano responsabilità degli americani e dopo la sua caduta invece, non era paradossalmente più necessario che qualcuno le dovesse prendere.
Sulla base di questa visione, l’Europa si era quindi strutturata senza un sistema decisionale unico e legittimato a esserlo, lasciando che le questioni economiche fossero affrontate dalla Commissione europea che godeva di un potere esecutivo, ma lasciando che nelle questioni strategiche, come ad esempio la sicurezza, fossero i singoli governi nazionali ad avere il pallino in mano sulla base di un principio di unanimità. Questo modo di interpretare il mondo è sembrato un esempio virtuoso di come l’Europa fosse in grado di abbracciare il pluralismo che ne aveva determinato proprio la sua nascita.
Nel mondo di oggi però tutto ciò sembra ritorcersi contro, generando una paralisi decisionale quasi costante che ha messo pericolosamente in evidenza le divisioni tra i vari stati membri, rendendo l’Europa una preda piuttosto facile per vari predatori. L’Europa deve quindi reagire e dotarsi come prima azione, di una capacità decisionale che non preveda sempre l’unanimità.
Oggi vi sono troppi Presidenti, ma nessuno legittimato a rappresentarla veramente senza contare il fatto che la distinzione tra presidente della Commissione e del Consiglio europeo ha creato un ennesimo dualismo che confondi gli interlocutori internazionali oltre che i cittadini stessi degli Stati membri.
Per essere autorevole e ascoltato, il capo dell’esecutivo europeo deve poter disporre come prima cosa, di una legittimazione democratica vera per l’interno e altrettanto per l’esterno oltre che indipendente però sia dal parlamento che dai governi nazionali seppur coinvolti come è giusto e naturale che sia, nel suo processo di formazione.
L’Europa è stata creata per superare i regimi totalitari che avevano governato in passato e non per riprodurli in forma mitigata ecco quindi che questa nuova versione dell’esecutivo che auspico, dovrebbe essere posto sotto il controllo di un organo legislativo operante al suo stesso livello così ogni decisione potesse essere sottoposta ad un controllo istituzionale oltre che politico e sociale.

In un’epoca come quella che stiamo vivendo, trincerarsi dietro alla vecchia logica che ha permesso la creazione dell’Europa è diventato quanto mai antistorico e quindi va avviata una profonda revisione della stessa senza andare però a rafforzare così quanti, anche in Europa, abbiamo una visione volta ad indebolire o addirittura a smantellare l’unione stessa.
*Presidente di Sercomated, di Assoposa e di Euf



