Non semplicemente un convegno, ma un segnale di cambio di passo quello emerso dall’incontro “Rigenerazione responsabile per l’abitare del III millennio”, ospitato l’8 aprile nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani al Senato della Repubblica. Su iniziativa del senatore Antonio Salvatore Trevisi, insieme a Vincenzo Scarano, l’appuntamento ha riunito istituzioni, imprese, professionisti e associazioni della filiera delle costruzioni, facendo emergere spunti concreti e prospettive condivise su qualità dell’abitare, sostenibilità e innovazione.
A guidare il dibattito è stato Lorenzo Tedeschi, vicepresidente innovazione di Tassullo e membro del Consiglio di Federcostruzioni, che ha moderato i lavori contribuendo anche alla loro organizzazione.

L’incontro si è configurato come un’occasione concreta di dialogo tra il mondo delle costruzioni e quello istituzionale, con l’obiettivo di avvicinare visioni e competenze su qualità dell’abitare, sostenibilità e innovazione.
L’iniziativa è stata realizzata in collaborazione con Federcostruzioni e Cortexa, con la partecipazione di Anit, Renovate Italy, Rete Irene, Assorestauro, Sercomated ed Edera – Off Site Hub, con il contributo di Lombardini22, Tassullo, Mangini e Wayout.
Abbiamo chiesto a Lorenzo Tedeschi di approfondire i principali risultati della giornata, le criticità ancora aperte e i passaggi necessari per rendere più solida e concreta l’evoluzione dell’intera filiera.
Il convegno ha messo al centro il tema della “rigenerazione responsabile”: cosa significa concretamente oggi per la filiera delle costruzioni?
Rigenerazione responsabile significa, prima di tutto, assumersi fino in fondo la responsabilità del fare. Vuol dire uscire da una logica spesso dominata da annunci, slogan o obiettivi ideali ma poco realistici, che nel tempo rischiano di diventare addirittura controproducenti. Oggi abbiamo bisogno di un cambio di approccio: definire traguardi concreti, misurabili e raggiungibili, costruiti insieme da tutta la filiera.
Significa mettere attorno allo stesso tavolo industria, progettisti, imprese e politica, e lavorare con un metodo condiviso. La rigenerazione non è solo un tema tecnico o ambientale, ma un tema culturale e industriale: riguarda la qualità dell’abitare, la sicurezza degli edifici, il comfort delle persone e la sostenibilità reale, non dichiarata.
Qual è stato il principale risultato della giornata al Senato?
Il risultato più importante è stato aver creato uno spazio autentico di dialogo tra mondi che troppo spesso si parlano poco: quello industriale, quello dei progettisti e una parte della politica più concreta e pragmatica. Non è stato un semplice convegno, ma l’inizio di un percorso. È emersa una direzione chiara: riportare al centro la competenza, la qualità e la responsabilità, contrastando improvvisazione e scorciatoie.

Desidero anche rivolgere un ringraziamento al senatore Antonio Trevisi che, oltre ad aver organizzato l’evento, ha avuto il merito di creare le condizioni per uno spazio libero e aperto di confronto. Questo è stato un elemento decisivo: senza un contesto autentico di dialogo tra industria, professionisti e politica, non si costruisce nulla di duraturo.
Quali segnali indicano un cambiamento reale nel settore?
Un segnale molto interessante arriva dalle nuove generazioni. I giovani professionisti e tecnici stanno dimostrando una forte attenzione alla concretezza, alla competenza e alla qualità del lavoro.
In un contesto complesso come quello attuale, questi valori rappresentano una base solida su cui costruire il futuro del settore. C’è una nuova consapevolezza: per fare bene questo mestiere servono conoscenze profonde, capacità interdisciplinari e un approccio serio.
In questo senso l’intervento di Giuseppe Moles, ad di Acquirente Unico, è stato significativo per competenza ed empatia con la platea di alto profilo professionale presente in Senato.
A che punto è il dialogo con la politica?
Stiamo vedendo segnali incoraggianti. Esiste una parte della politica che ha voglia di confrontarsi in modo serio e costruttivo, superando logiche ideologiche o semplificazioni.
Riqualificare il patrimonio edilizio italiano è una sfida enorme, che richiede competenze tecniche, visione industriale e stabilità normativa. Non può essere affrontata con slogan.
In questo senso è fondamentale il contributo di professionisti come Vincenzo Scarano, che oltre a una grande competenza tecnica dimostrano una rara capacità di connessione. Figure come la sua sono preziose perché riescono a mettere in relazione i corpi intermedi – che rappresentano industria, professioni e imprese – con quella parte della politica più competente e sensibile alle nostre tematiche.
Quali priorità per colmare il gap di competenze nella politica?
La priorità è investire nella conoscenza. Serve un lavoro di approfondimento sui principi fondamentali del comportamento degli edifici, a partire dalla fisica tecnica, dall’efficienza energetica, dalla durabilità dei materiali. Solo comprendendo questi aspetti si possono prendere decisioni normative efficaci e non distorsive. È un tema cruciale, perché le politiche pubbliche hanno un impatto diretto sulla qualità delle costruzioni.
La presenza di esperti qualificati quali l’ing. Valeria Erba, presidente di Anit, Cecilia Hugony, presidente di Renovate Italy e Andrea Griletto, direttore generale di Assorestauro, ha proprio questo senso: riportare la competenza tecnica al centro del dibattito politico, troppo spesso deragliato su prese di posizione surreali e senza alcuna base tecnico-scientifica. Anche chi fa le norme deve avere una competenza di base che gli permetta di avere una visione reale delle costruzioni e questo può avvenire solo attraverso il dialogo con le migliori competenze, come quelle che hanno partecipato al convegno sia sul palco che in sala.
Il settore deve avere un ruolo formativo verso la politica?
Assolutamente sì. Il sistema delle costruzioni ha il dovere di trasferire competenze e conoscenze. Non si tratta di fare pressione, ma di contribuire a costruire un quadro decisionale più solido e consapevole. Una filiera forte e competente deve essere anche capace di dialogare con le istituzioni e supportarle con contenuti tecnici di qualità. Vorremmo, non lo nascondiamo, portare competenze e cultura tecnica a contatto con la politica. Al servizio della politica. Gli interventi di Virginio Trivella di Rete Irene e Ance Lombardia e dell’ing. Federico Tedeschi di Cortexa e di Anit hanno tracciato un percorso su base economica e ingegneristica.
Quanto è stato difficile mettere insieme la filiera?
In realtà abbiamo cercato di “mettere insieme” la filiera in modo naturale e ciò è avvenuto nel momento in cui tutti hanno capito l’intento di creare un luogo di idee e di dialogo. L’obiettivo era creare uno spazio aperto, un luogo di espressione e confronto. Ed è proprio questo approccio che ha funzionato: tutti hanno percepito il valore di un dialogo libero, non imposto, dove ciascuno può portare il proprio contributo. Questo ha generato un clima molto positivo e costruttivo.
Come rendere standard i tre pilastri: prodotti certificati, progettisti competenti, imprese qualificate?
Questi tre pilastri devono diventare lo standard, perché rappresentano l’unica base solida per garantire qualità, sicurezza e durabilità degli interventi. Non sono un’opzione, ma una condizione necessaria.

Senza prodotti certificati, progettazione competente e imprese qualificate, il rischio è costruire male, spendere di più nel lungo periodo e compromettere la fiducia nel sistema.
Che ruolo avranno Federcostruzioni e Sercomated?
I corpi intermedi avranno un ruolo fondamentale, ma con funzioni diverse e complementari.

Da un lato Sercomated (la società che – in seno a Federcomated, federazione dei rivenditori di materiali edili -, riunisce attorno a un tavolo permanente produttori e distributori del mondo dell’edilizia), con il presidente Luca Berardo, rappresenta un punto di osservazione privilegiato perché la distribuzione è il vero punto di contatto con l’utente finale del mondo delle professioni edilizie. È lì che si intercettano i bisogni reali del mercato e si può orientare la qualità delle soluzioni.
Dall’altro Federcostruzioni, con il presidente Emanuele Ferraloro, svolge un ruolo di sintesi e rappresentanza di sistema. Condividiamo obiettivi molto ambiziosi: costruire un’interlocuzione con la politica meno emozionale e più concreta, capace di generare norme che favoriscano davvero la nascita e lo sviluppo delle imprese.
Perché alla fine è un punto chiave: solo le imprese possono creare crescita e sviluppo per il nostro Paese. E il mondo delle costruzioni, che rappresenta oltre un terzo dell’economia che ci sostiene, è uno dei pilastri fondamentali su cui costruire il futuro.
Quali saranno le prime azioni del gruppo di lavoro?
La prima azione è consolidare questo spazio di confronto, trasformandolo in una vera e propria agorà stabile. Un luogo in cui politica, industria, professionisti e imprese possano confrontarsi in modo continuativo, non episodico. Da qui potranno nascere proposte concrete e condivise.

Il tavolo dedicato al Well Living è stato un esempio di evoluzione nella visione sull’efficienza degli edifici. Non più solo consumo energetico, ma trasformazione degli edifici in luoghi dove è bello vivere, lavorare, divertirsi e anche curarsi. Devo sottolineare in questo senso l’intervento di Juri Franzosi, direttore generale di Lombardini22, e Massimo Mangini. Benedetta Bonifati invece ci ha riportato la necessità di fare tutto questo in modo conveniente per i cittadini, per attivare la filiera a partire dalle imprese. Competenze incrociate ma un unico obiettivo.
Cosa vi aspettate dal prossimo incontro?
Ci aspettiamo una partecipazione ancora più ampia e un contributo crescente in termini di idee e proposte. Vogliamo mantenere il ruolo di facilitatori del dialogo, lasciando spazio alle competenze e alle esperienze di tutta la filiera.
Si parla spesso di economia circolare: noi vogliamo promuovere la circolarità attraverso la collaborazione tra realtà diverse, come ha sottolineato l’ing. Roberto Covi, ad di Tassullo, raccontando l’interazione in miniera con il mondo delle mele, del formaggio, dello spumante metodo classico e ora anche dei data center. Non vuoti minerari a perdere, ma spazi condivisi e utili per tutti.
Quanto è importante una voce unitaria?
È importante, ma non deve essere un obiettivo forzato. Oggi la priorità è costruire relazioni, dialogo e connessioni.
Da questo processo nascerà naturalmente, nel tempo, una maggiore convergenza, come ha sottolineato anche Stefano Deri di Avisa Federchimica e Mapei.
Quali interventi urgenti sul quadro normativo?
La parola chiave è semplificazione. Servono regole chiare, stabili e accessibili, che diano certezza agli operatori. Un quadro normativo troppo complesso genera inefficienze e blocca gli investimenti.
Questo abbiamo chiesto in particolare a Renato Loiero, consigliere economico della Presidenza del Consiglio, per noi importante collegamento col Governo.
Come evitare la frammentazione?
La frammentazione si supera con il dialogo. Creando occasioni di confronto continuo, si costruisce nel tempo una convergenza naturale tra le diverse posizioni.
Come trasformare il confronto in azioni concrete?
Il primo passo è aver creato un tavolo comune. Da qui bisogna lavorare su proposte operative, condivise e sostenibili, che possano essere portate all’attenzione delle istituzioni.
Filippo Colonna, presidente di Cortexa, ha messo a disposizione le competenze della filiera dell’isolamento dell’involucro per collaborare con il gruppo di dialogo che stiamo creando.

Qual è la visione per i prossimi 5-10 anni?
Vediamo un settore sempre più industrializzato, dove tecnologie come intelligenza artificiale e robotica avranno un ruolo crescente. Ma accanto a questo ci sarà sempre bisogno di artigiani altamente qualificati. Il futuro sarà una sintesi tra innovazione tecnologica e competenza umana. Thomas Miorin, presidente di Edera Energiesprong Italia – Off Site Hub, rappresenta l’avanguardia del settore dell’edilizia industriale, che non è più tanto avanguardia perché inizia a essere anche concretezza nella realizzazione di interventi di costruzione e riqualificazione off site.
Quanto peseranno energia e sostenibilità?
Saranno elementi centrali. L’involucro performante e gli impianti efficienti alimentati da fonti rinnovabili diventeranno imprescindibili. Ma attenzione: sostenibilità significa anche durabilità, qualità e benessere abitativo.
Un messaggio chiave finale?
Mettere insieme le competenze è la vera chiave. È da qui che nasce l’innovazione ed è da qui che può partire una rigenerazione reale del Paese, capace di coniugare qualità, sostenibilità e sviluppo.
Devo sottolineare le conclusioni del presidente di Federcostruzioni, Emanuele Ferraloro, come sintetizzatore delle istanze del mondo delle costruzioni con l’onorevole Erica Mazzetti, che rappresenta oggi un punto di riferimento per tutti noi e che speriamo venga raggiunta, in questo importante momento di transizione, da altre figure politiche qualificate come lei, per creare i presupposti di alleanza politica-imprese-professionisti e industrie, essenziale per affrontare le sfide che ci attendono.



