Sappiamo quanto sia rapida l’evoluzione della tecnologia e della sua applicazione in ambito marketing.
L’intelligenza artificiale nel giro di pochi mesi è diventata protagonista delle nostre vite, e oggi si pone assolutamente al centro delle tendenze di marketing 2026, sia in ambito B2C (business to consumer) che in ambito B2B (business to business).
Sia che abbiamo in mente il consumatore privato o clienti professionali, dovremo quindi attrezzarci con strumenti che sfruttano l’intelligenza artificiale per rimanere al passo dei competitors e mettere in atto strategie di marketing di successo.
Insieme all’AI, il digital continua ad essere uno degli asset di maggiore investimento. Facebook lascia il posto a Instagram e Tik Tok, anche per settori molti tecnici come l’edilizia. L’e-commerce si sposta sui social e la capacità di creare video attrattivi sarà ancora di più una carta vincente.
Ma le ricerche ci dicono qualcosa di più, che forse non ci aspettavamo (o non così presto), ma che sicuramente ci porta in una direzione più confortevole. La strategia ottimale, infatti, sembra non stare nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale tout court, ma in un posizionamento ibrido e virtuoso che mixa AI e capacità di mantenere vive le relazioni umane, attraverso la creazione di community valoriali e l’utilizzo di dati proprietari i cui nominativi vanno gestiti con cura e coccolati uno ad uno.
AI per la creazione di contenuti
Nel giro di pochissimi mesi l’intelligenza artificiale generativa è diventata una risorsa importante di agenzie e uffici marketing, agevolando l’operatività in moltissimi casi.
Nel 2026 sarà ancora di più protagonista, sempre però che parallelamente ci si convinca della necessità di fare una formazione specifica per le risorse, che devono essere in grado di utilizzarla in maniera critica e intelligente.
Strumenti come Chat Gpt sono diventati una fonte ispirazionale unica per generare qualsiasi tipo di testo, per un catalogo o per un post di linkedin, o per creare in pochi step fotoinserimenti che richiederebbero ore di Photoshop.
Attenzione però: per avere un prodotto che sia originale, unico e calato sulla propria realtà è necessario saper utilizzare le domande giuste, costruire un’architettura che sia realmente personale e studiata sul posizionamento dell’azienda e “cucinare” qualsiasi tipo di risposta con il proprio stile personale.
Infatti, questi strumenti creano contenuti assolutamente standard e riconoscibili, totalmente sprovvisti di cura del dettaglio e di personalità. Quando un utente riconosce un contenuto qualsiasi come frutto dell’intelligenza artificiale, questo perde immediatamente di valore, così come l’azienda che lo utilizza per rappresentare sé stessa e i propri prodotti sul mercato.

Quando l’IA non crea ma sceglie
Un altro trend, che sarà importantissimo nei mesi a venire, è legato alla capacità di creare contenuti che siano facilmente leggibili e identificabili dalle intelligenze artificiali, come motori di ricerca AI, agenti conversazionali, chatbot eccetera.
Oggi la ricerca sui motori tradizionali, Google in primis, viene sempre di più sostituita dalla ricerca sui motori gestiti dall’intelligenza artificiale.
Il motivo è molto semplice: se Google ci propone una serie di contenuti che dobbiamo spulciare, analizzare e digerire, molti dei quali magari sponsorizzati e quindi non in linea con le nostre esigenze, l’intelligenza artificiale ci propone già il processo completo con la risposta finale, sia essa un itinerario per le vacanze o la combinazione migliore di ricette per il pranzo di Natale, oppure quel prodotto fenomenale che ci serve per risanare le nostre pareti dalla muffa che ci attanaglia ogni inverno, o quel trapano che cerchiamo da anni che ci aiuterà nel fai da te.
Per le aziende gli agenti conversazionali saranno utilissimi per automatizzare azioni complesse, segmentare clienti, pianificare piani di marketing e campagne.
Ma c’è un rovescio della medaglia, che sta nella capacità di elaborare contenuti che siano “trovabili” da questi stessi agenti conversazionali che impareremo ad utilizzare sempre più spesso.
Volendo quindi essere intercettati da quegli utenti che utilizzano questi nuovi potentissimi motori di ricerca, è necessario elaborare dei contenuti che siano da essi leggibili e proponibili.
Non bastano certo due righe per spiegare come fare, ma in estrema sintesi possiamo dire che servono contenuti scalabili, organizzati in segmenti autonomi, facilmente estraibili, con frasi semplici e brevi, una schematizzazione estrema e dati a volontà (siano essi misure, materiali, dimensioni, prezzi, caratteristiche tecniche eccetera).
Si parla in questo senso della trasformazione della discovery: social e intelligenza artificiale sono i principali canali in cui oggi l’utente va a ricercare info su brand e prodotti, contrariamente a quanto succedeva qualche anno fa.
L’evoluzione dei contenuti digitali e l’importanza delle community
Una volta c’era il passaparola. Le cose non sono poi così cambiate, solo che oggi tutto viaggia sui social. Il posizionamento di un’azienda infatti non passa solo attraverso lo storytelling dell’azienda stessa, ma si crea in maniera fluida e imprevedibile attraverso community che si formano e si trasformano in maniera a volte imprevedibile partendo da commenti, trend topic o contenuti andati virali.
Conoscere e soprattutto dominare questo trend diventerà fondamentale soprattutto per quelle aziende che hanno un grande bacino di utenti, reali o potenziali.
Cavalcare l’onda significa da un lato essere in grado di creare contenuti che catturino l’attenzione del pubblico e lo portino ad interagire con gli stessi (commentare, condividere, ripostare saranno le parole chiave), e dall’altro dedicare tempo e risorse specializzate per intercettare i commenti, in modo da amplificarli se positivi o bloccarli se negativi, e portare come formichine operose briciole di contenuti in quelle community in cui vogliamo farci notare.
Tornando alle righe precedenti, non dimentichiamo che a tutto questo si aggiunge l’intervento degli agenti di intelligenza artificiale, che sempre di più sono parte attiva delle conversazioni online. Non solo amplificano contenuti e trend, ma li interpretano secondo indicazioni ben precise e li rilanciano agli utenti, influenzando attraverso un uso sapiente degli algoritmi ciò che viene visualizzato e ciò che invece resta nascosto tra le righe. Torniamo quindi alla necessità di creare messaggi “AI-friendly”, per diffondere il più possibile i nostri messaggi.

Rimangono temi importanti da non dimenticare, anche nel 2026, tutti quelli legati alla sostenibilità, all’inclusione, alla parità di genere e al legame delle aziende con il territorio. Sarà fondamentale che le aziende sappiano posizionarsi come entità con una profonda coscienza sociale. Questi contenuti andranno veicolati, ça va sans dire, con i nuovi strumenti messi a disposizione dalla tecnologia, senza mai dimenticare che la differenza la fa, sempre, l’elemento umano che questi strumenti li padroneggia e li dirige.

Tanta strada da fare
Secondo il report di Digital Italy Summit 2025, l’adozione dell’Intelligenza artificiale ha ancora tanta strada da fare nelle aziende italiane.
Ecco alcuni dati: solo il 18% delle aziende utilizza strumenti di AI generativa. Ancora meno sono le aziende (11%) che utilizza assistenti e agenti AI per l’automazione dei processi e il 9% modelli per l’analisi avanzata dei dati.
Questi i limiti principali individuati
- mancanza di competenze delle risorse;
- resistenza al cambiamento;
- non adeguatezza degli strumenti informatici presenti in azienda;
- contesto giuridico ancora non definito.



