Upcycling in quota

Condividi

Un’ex stazione della funivia sul monte Elmo a duemila metri diventa un luogo dedicato alla montagna, alla cultura alpina e alla sostenibilità. L’intervento di rigenerazione funzionale voluto da “re degli Ottomila” e firmato da Hulla Ell di Plasma Studio, non cancella l’origine infrastrutturale, ma la integra nella narrazione espositiva

La Reinhold Messner Haus

La visita della nuova Reinhold Messner Haus a Sesto è un’ascesa fisica ed educativa che culmina nello spettacolare panorama delle Dolomiti.

Gli ambienti rigenerati della vecchia stazione della funivia che collega Sesto al monte Elmo, nella regione delle Tre Cime di Lavaredo, a circa duemila metri di altitudine, sono carichi di suggestione e restituiscono la percezione di un tempo sospeso.

Il progetto di Plasma Studio

Con un originale progetto di upcycling, Plasma Studio trasforma l’ex stazione della funivia in un luogo aperto a tutti, dedicato alla montagna, alla cultura alpina e alla sostenibilità.

Siamo di fronte a una struttura massiva intimamente connessa alla natura.

Il cemento massiccio, scolpito come roccia, sembra emergere dalla montagna, segnato da scalfitture e tracce d’uso che restituiscono la memoria di un passato ancora leggibile.

Il nuovo ingresso della Messner Haus dal fronte est; la nuova facciata con la vetrata che sporge verso l’esterno

Una struttura educativa

La Reinhold Messner Haus è una struttura educativa concepita come un luogo di riflessione sui valori fondamentali per l’esploratore: il rischio, la lentezza, il silenzio, la sostenibilità, il turismo e l’alpinismo.

Questi temi si sostanziano nel progetto di recupero dell’edificio originario, già concepito per resistere a condizioni estreme, e ora rimodellato per intensificare il dialogo con la natura.

L’ampio volume dei contrappesi, alto 17 metri, oggi riconvertito in spazio di collegamento verticale; punto panoramico, dove una superficie flessuosa, modellata con i detriti delle demolizioni, conduce il visitatore verso una piattaforma protesa sul paesaggio

L’intervento di rigenerazione

Inserita nella roccia con una fisicità potente, la struttura trova nuova forza nell’intervento di rigenerazione, che la mette in relazione diretta con la topografia circostante.

Il percorso immersivo suggerisce una nuova prospettiva sul turismo alpino: più consapevole, più lento, meno impattante.

Il volume principale della vecchia stazione è stato alleggerito da numerose superfetazioni per far posto a un’ampia copertura che si configura come un paesaggio artificiale.

L’ingresso allo spazio espositivo avviene attraverso un varco scavato nel cemento, che consente al visitatore di penetrare questa nuova orografia e accedere al foyer sottostante.

Da qui inizia il percorso, che attraversa l’imponente vano dei contrappesi, alto 17 metri, oggi riconvertito in spazio di collegamento verticale.

Il sollevamento della facciata vetrata con l’utilizzo delle ventose; il montaggio della vetrata (foto di Frener & Reifer)

Il visitatore discende, immerso nell’estetica grezza e materica della costruzione originaria, fino ai vecchi magazzini, per poi risalire verso uno spazio luminoso, dove si apre per la prima volta la vista spettacolare sulle Dolomiti.

Lo spazio interno si articola lungo un percorso in cui, come in un’archeologica forma di arte cinetica, affiorano elementi meccanici vivacemente colorati – pulegge, cavi, ingranaggi – ora immobili.

L’area sottostante il vecchio accesso alle cabine è stata trasformata in un punto panoramico, dove una superficie flessuosa, modellata con i detriti delle demolizioni, conduce il visitatore verso una piattaforma protesa sul paesaggio.

Il percorso ascendente culmina nella sala principale, dominata da una grande facciata inclinata che ricalca l’originaria struttura in acciaio della stazione e incornicia una vista spettacolare a 180 gradi sulle montagne.

Da qui, l’itinerario prosegue attraverso le vecchie officine e i magazzini, fino a una piccola sala cinematografica, pensata anche per conferenze, prima di riconnettersi con il foyer attraversando gli spazi tecnici, ora parte integrante dell’esperienza.

La vista, attraverso le vetrate, delle montagne innevate dall’interno della Messner Haus


La nuova facciata vetrata


La nuova facciata vetrata e l’apertura trapezoidale della copertura, un tempo concepita per l’arrivo delle cabine, preservano il carattere infrastrutturale dell’edificio trasformandolo in un dispositivo di osservazione.

Anche la piattaforma panoramica nell’area museale inferiore sottolinea questa relazione tra architettura e paesaggio, rafforzando la narrazione espositiva ed educativa, in cui il patrimonio personale di Reinhold Messner entra in dialogo con l’immensità delle Dolomiti.




L’operazione di riciclo

Il progetto, commissionato da 3 Zinnen, si confronta con la visione della montagna di Reinhold Messner, che va oltre l’alpinismo e richiama un equilibrio tra presenza umana e natura, tra memoria e trasformazione.

In questo contesto, l’upcycling non è soltanto una strategia costruttiva, ma un modo per prolungare la vita del sito, mantenendone intatto il carattere.

Mattoni e cemento demoliti sono reimpiegati per modellare il suolo dell’area inferiore; la lamiera originale viene riutilizzata come intradosso del nuovo sistema strutturale.

Ne risulta un’architettura che non cancella la propria origine infrastrutturale, ma la integra nella narrazione espositiva.

Fasi di installazione della nuova facciata vetrata (foto di Frener & Reifer)

La filosofia di Plasma Studio

Ulla Hell, architetto e progettista di Plasma Studio, affronta il progetto con una sensibilità che rispetta il contesto.

Lo studio, conosciuto per la sua capacità di sperimentare e innovare, esplora il rapporto tra architettura e paesaggio, lavorando con sistemi fluidi e dinamici.

La Reinhold Messner Haus diventa un esempio concreto di questa metodologia: costruire il minimo indispensabile, valorizzare l’esistente e reinterpretarlo in chiave contemporanea.

In un ecosistema fragile come quello delle Dolomiti, questa scelta è un atto progettuale che esprime una profonda responsabilità etica.

L’intervento trasforma gli edifici tecnici di montagna, restituendo loro un nuovo ruolo che ne riconosce il valore storico e materiale, proiettandoli verso un futuro più consapevole.

Chi ha fatto cosa

Opera
Reinhold Messner Haus

Località
Sesto Pusteria (BZ)

Committente
3 Zinnen

Progetto
Plasma Studio

L’upcycling? Scelta obbligata in montagna

L’architetta Ulla Hell vive a Sesto Pusteria ed è partner di Plasma Studio, fondato nel 1999 a Londra da Eva Castro e Holger Kehne e oggi ha sedi a Pechino, Vienna, Singapore, Brunico e Sesto.
È lei che ha diretto la progettazione e seguito i lavori di costruzione della Messner Haus.
A lei abbiamo chiesto perché la scelta di ricorrere al riciclaggio della struttura dismessa dell’impianto di risalita.

Ulla Hell

In Alto Adige, per legge, gli impianti di risalita dismessi devono essere demoliti. In questo caso, si è deciso di procedere al riutilizzo della struttura per diversi buoni motivi.
In primo luogo, ci siamo trovati di fronte a una realizzazione che era il frutto riuscito della cultura ingegneristica degli anni Settanta, poi l’impianto era collocato in una posizione panoramica particolarmente felice.
In più, sia noi progettisti, sia il Comune sia lo stesso Messner hanno insistito sulla soluzione del riuso.
Tutti questi fattori hanno convinto la Provincia ad approvare l’upcycling dell’impianto.

Qual è stato il rapporto con Messner per quanto riguarda la progettazione?

Da più di vent’anni Reinhold aveva in mente di realizzare una struttura a Sesto: un luogo importante per il mondo dell’alpinismo.
Entrambi abbiamo convenuto sulla necessità di mantenere l’esistente.
Lui ci ha rappresentato le sue esigenze di spazio e noi abbiamo cercato di rispondere al meglio.

Qual è stato l’aspetto più complicato della realizzazione?

Sicuramente la creazione di un percorso che desse l’idea della continuità utilizzando spazi prima inaccessibili.
Poi le problematiche antincendio, con la creazione delle vie di fuga e la protezione delle strutture.
Obiettivi tutti raggiunti anche grazie alla collaborazione degli esperti antincendio che hanno lavorato all’opera.
Infine, dal punto di vista realizzativo, lavorare in quota è stato un impegno decisamente severo.

Qualità tedesca, design italiano

I clienti si chiamano Bmw, Apple, Red Bull, Hyundai, Comitato olimpico e numerosi altri brand noti in tutto il mondo.
La clientela è di fascia alta, per un mercato selezionato, noto anche tra i grandi nomi dell’architettura. Stiamo parlando di Frener & Reifer, azienda altoatesina di Bressanone, con uffici a New York, Parigi, Londra e Verona, che dà lavoro a 140 persone.
I suoi prodotti – facciate speciali di grande qualità e design – sono state impiegate per la realizzazione della Messner Haus.
A Gerhard Ploner, amministratore delegato della società, abbiamo chiesto quali sono state le difficoltà maggiori che operai e tecnici hanno dovuto superare.

Gerhard Ploner

Sicuramente l’alta quota. Abbiamo lavorato a duemila metri di altezza.
Trasportare vetrate pesantissime in alta montagna ha rappresentato un problema non indifferente.
Abbiamo utilizzato mezzi adatti al trasporto su tracciati forestali.
Altro fattore critico ha riguardato il peso, enorme, della facciata panoramica: un solo vetro, di 5 metri e 40 centimetri di larghezza e 2 metri e quaranta di altezza, pesa 1 tonnellata e 700 chili.
Per questo abbiamo dovuto impiegare delle ventose particolari.

Avete dovuto fare i conti con la scelta di una vetrata non solo di grandi dimensioni, ma anche inclinata verso l’esterno…

Sì, diciamo che nel complesso, rispetto alle difficoltà che abbiamo dovuto superare, questa non ha rappresentato un grande problema. Fa parte del nostro lavoro quotidiano. 

Una soluzione di cui andate particolarmente orgogliosi?

Vetrata a parte, sicuramente l’effetto a specchio lucido dei serramenti inox che siamo stati in grado di realizzare, dove a riflettersi sul profilo sono le vette innevate delle Dolomiti.

Edicola web

Ti potrebbero interessare