All’ingresso di via Cristoforo Colombo a Roma, uno degli assi più imponenti della capitale, due edifici direzionali degli anni Sessanta vedono, con il progetto denominato C70 Office Complex, la volontà di trasformare il complesso invecchiato in un campus per uffici contemporaneo, sostenibile e capace di dialogare con la città.

Promosso da Praemia Reim Italy e firmato da One Works, l’intervento si sviluppa su 6.300 mq di spazi di lavoro, 3.600 mq di aree verdi e oltre 13.000 mq di facciate ridisegnate.
Non è solo un’operazione immobiliare, ma un passo nella rigenerazione urbana del quadrante tra centro storico ed Eur, che negli ultimi anni è tornato a essere polo strategico per insediamenti direzionali e servizi.
Via Cristoforo Colombo, simbolo del boom economico, era stata progettata come vetrina della modernità romana; oggi il complesso C70 ne interpreta la nuova vocazione, fatta di sostenibilità, tecnologia e benessere.
La sfida del retrofit
Optare per la strada del riuso, piuttosto che quella più immediata della demolizione, è stata una scelta coraggiosa e strategica, che ha richiesto una visione progettuale a lungo termine.
Gli edifici originari, realizzati nel pieno boom edilizio del dopoguerra e degli anni ’70, erano il frutto di una stagione caratterizzata da rapidità costruttiva e da un approccio spesso funzionale più che qualitativo. Questo si traduceva in criticità tipiche dell’epoca: materiali impiegati senza sempre una documentazione chiara, soluzioni costruttive talvolta irregolari o adattate in corso d’opera, e impianti tecnologici ormai superati e incapaci di soddisfare gli standard contemporanei di comfort e efficienza energetica.
Nonostante queste difficoltà, gli edifici conservavano un potenziale intrinseco, una “struttura vitale” su cui poter lavorare, che rendeva possibile la loro trasformazione senza dover ricorrere a un intervento radicale di abbattimento.

La scelta del riuso, infatti, non era dettata solo da una volontà di preservare elementi materiali, ma anche da una sensibilità progettuale che guarda al valore della memoria urbana, alla sostenibilità e alla responsabilità ambientale: recuperare significa ridurre sprechi, limitare l’impatto ambientale delle nuove costruzioni e valorizzare ciò che già esiste.
Affrontare questo tipo di intervento ha richiesto un approccio multidisciplinare e una particolare attenzione alla diagnostica: ogni superficie, ogni impianto, ogni elemento strutturale è stato analizzato con cura, identificando punti critici, possibili deterioramenti e margini di miglioramento.
Questa fase di studio approfondito ha consentito di trasformare gli ostacoli iniziali in opportunità progettuali, immaginando soluzioni che combinassero efficienza, sicurezza e qualità abitativa senza perdere la caratteristica identitaria degli edifici originali.

In sintesi, la decisione di puntare sul riuso non è stata solo una scelta tecnica, ma una vera e propria filosofia di intervento: una sfida a conciliare passato e futuro, conservazione e innovazione, pragmatismo costruttivo e visione estetica.
Questo ha imposto una progettazione adattiva, basata su verifiche puntuali e sulla capacità di intervenire in spazi ridotti.
Le lavorazioni sono state pensate con tecniche leggere a secco, prediligendo l’acciaio per limitare i carichi e garantire rapidità.

La logistica del cantiere, favorita da un’ampia area frontale, ha consentito di organizzare lavorazioni modulari, riducendo l’impatto sul traffico cittadino.
Non sono mancati ostacoli: la scarsità di materiali e gli effetti post-pandemia hanno richiesto flessibilità nella programmazione e nella gestione delle forniture.
Eppure, proprio queste condizioni hanno rafforzato la coesione tra committenza e progettisti, trasformando la complessità in opportunità di innovazione.
L’intervento dimostra come la riqualificazione dell’esistente possa affrontare vincoli stringenti senza rinunciare alla qualità architettonica e tecnologica.
Facciate dinamiche e natura integrata

Il segno architettonico più evidente è la nuova pelle dell’edificio.
La facciata si presenta come un vero e proprio elemento tridimensionale, realizzato in ceramica iridescente che cattura lo sguardo e gioca con la luce in modo quasi teatrale.
Ogni modulo ceramico è progettato per interagire con i raggi solari e le condizioni atmosferiche, producendo riflessi cangianti che trasformano continuamente la percezione del volume.
Al mutare della giornata, dei colori del cielo o dell’intensità luminosa, la superficie sembra respirare, oscillando tra tonalità calde e fredde, lucide e opache, restituendo al complesso un’immagine sempre nuova e sorprendentemente contemporanea.
Questa scelta materica non solo enfatizza il carattere dinamico dell’edificio, ma crea un dialogo costante tra architettura e ambiente circostante, conferendo leggerezza e profondità a un involucro che altrimenti sarebbe statico.
La tridimensionalità della facciata, unita al gioco di iridescenze, rende ogni prospettiva unica: a seconda del punto di osservazione, l’edificio appare come un mosaico in movimento, un organismo capace di reinterpretare se stesso con la luce e il tempo, fondendo tecnologia ed estetica in un linguaggio contemporaneo e raffinato.
Non è solo un gesto estetico: la facciata lavora in sinergia con gli impianti, migliorando l’isolamento e contribuendo all’efficienza energetica.

Accanto a questo, il verde è protagonista: fioriere e cavi metallici sostengono rampicanti e arbusti che si sviluppano piano dopo piano, creando un filtro naturale che evolve con le stagioni.
Le essenze scelte non hanno solo valore decorativo, ma concorrono a ridurre l’isola di calore, favorire la biodiversità urbana e migliorare la qualità dell’aria.
L’insieme genera un equilibrio tra materia e natura che si riflette anche negli spazi comuni: terrazze e aree verdi diventano luoghi di pausa, incontro e lavoro informale, amplificando la dimensione sociale del progetto.
Prestazioni, comfort e nuove abitudini

Alla base del progetto c’è una visione integrata di comfort, efficienza e mobilità.
Analisi climatiche, simulazioni energetiche e studi di daylight hanno guidato la scelta di vetri performanti, schermature solari e dispositivi di ombreggiamento, riducendo il ricorso alla climatizzazione artificiale.
La qualità dell’aria interna è stata considerata prioritaria, con sistemi di ventilazione che garantiscono ricambi costanti e benessere per gli utenti.
L’attenzione al comfort si estende agli stili di vita: il complesso offre parcheggi per biciclette, spogliatoi con docce, stazioni di ricarica per veicoli elettrici e spazi per il car sharing, oltre a totem digitali che informano in tempo reale sulla mobilità pubblica.
Il campus diventa così un nodo di intermodalità sostenibile.
A livello gestionale, il progetto è stato interamente sviluppato in Bim: dalla progettazione alla direzione lavori, fino al modello As-Built che supporterà le future operazioni di manutenzione.
Questa digitalizzazione aumenta l’efficienza, riduce errori e rende più agevole l’intero ciclo di vita dell’edificio.
Un modello per la città futura

Il C70 Office Complex non è solo un progetto di retrofit, ma un laboratorio urbano che dimostra come sia possibile coniugare riuso, sostenibilità e qualità architettonica.
Inserito in un asse simbolico come via Cristoforo Colombo, restituisce a Roma un complesso direzionale in grado di dialogare con il passato e di guardare al futuro.
Gli spazi comuni aperti, il verde diffuso, le tecnologie integrate e le prestazioni energetiche fanno del C70 un modello replicabile di rigenerazione.
In un momento in cui le città europee e mondiali affrontano il tema del riuso del patrimonio edilizio, l’esperienza romana offre un riferimento concreto per affrontare sfide analoghe.
La rinascita di questi edifici anni Sessanta diventa quindi un messaggio più ampio: la trasformazione urbana non passa dalla demolizione, ma dalla capacità di reinterpretare ciò che già esiste, restituendo valore alla città, ai suoi abitanti e alle generazioni future.
Chi ha fatto cosa
Committente
Praemia Reim Italy gr
Progettazione e Direzione Lavori
One Works
ESCo, partner per l’efficienza energetica
Renovit
General Contractor
Ricci Spa
Progettazione e Direzione Lavori per gli impianti
Dabster
Le sfide nel retrofit
Lawrence Mitsch è senior manager con oltre 25 anni di esperienza nella traduzione degli obiettivi di sviluppo sostenibile e delle esigenze degli utenti in requisiti di programma tangibili e strategie di sviluppo.
Associate Director (Dl) di One Works, a lui abbiamo chiesto delle strategie e della gestione di questo cantiere.

Quali sono state le principali sfide nel retrofit di edifici anni ’60?
Una delle maggiori criticità è stata la gestione dell’incertezza strutturale, data l’assenza di documentazione tecnica e disegni originari.
Abbiamo operato spesso “alla cieca”, confrontandoci con materiali e soluzioni costruttive tipiche del boom edilizio, non sempre di qualità.
A ciò si è aggiunta la necessità di integrare nuovi sistemi di isolamento termico in strutture datate, senza compromettere stabilità o estetica.
Come avete gestito la complessa logistica del cantiere in un’area strategica di Roma?
L’edificio arretrato rispetto alla strada e l’ampia area parcheggio frontale ci hanno consentito di organizzare un’area di cantiere modulare per fasi.
Inoltre, abbiamo sfruttato un’area adiacente per lo stoccaggio dei materiali, evitando impatti sulla viabilità urbana.
Lavorare con le preesistenze

Ingegnere edile, architetto con esperienza nella progettazione e nell’assistenza alla Direzione Lavori, Antonio Pedroli negli ultimi anni ha seguito cantieri complessi caratterizzati da un design contemporaneo e curato nei dettagli, occupandosi del coordinamento della Direzione Lavori Specialistiche e della Direzione Artistica, in stretta sinergia con il General Contractor.
Che vantaggi ha comportato il mantenimento della struttura originaria?
Conservare la struttura ha permesso lavorazioni puntuali, più rapide ed economiche, rientrando negli interventi “locali” previsti dalle Ntc 2018.
Tuttavia, ci siamo dovuti adattare a schemi statici rigidi e spazi operativi limitati.
L’acciaio, lavorato a secco, ci ha garantito flessibilità e facilità di posa anche in ambienti ristretti.
Come avete garantito la sostenibilità in fase esecutiva per ottenere la certificazione Leed?
Il protocollo Leed ha richiesto una gestione rigorosa su materiali e rifiuti.
Oltre a mantenere le scelte progettuali, stiamo valutando il riciclo di elementi della facciata originale, come vetro e alluminio, per evitare il conferimento in discarica.
Una ricerca coraggiosa

Valentina Consalter è Associate Director di One Works dal 2018, dove guida progetti complessi in Italia e Medio Oriente con un approccio pratico, tecnico e collaborativo. Esperta nella gestione integrata del processo progettuale, unisce visione architettonica e capacità comunicative.
La facciata in ceramica 3D è un elemento iconico: come è stata realizzata?
È il risultato di una ricerca coraggiosa.
Abbiamo collaborato con Atlas Concorde per standardizzare un prodotto su misura.
La posa, apparentemente casuale, è frutto di uno schema preciso.
Test specifici, come la prova di resistenza al vento, hanno garantito l’affidabilità del sistema ceramico.
In che modo il progetto contribuisce alla rigenerazione urbana dell’area?
Questo intervento si configura come catalizzatore per il rilancio dell’asse urbano tra il centro e l’Eur.
Oltre a riqualificare un nodo strategico, rafforza l’identità del contesto e crea un impatto positivo per l’indotto economico e sociale locale.
Una gestione strategica

Consigliere Delegato di Ricci spa, Claudio Ricci si occupa del settore immobiliare dell’impresa, gestendo e coordinando le attività relative a sviluppo, acquisizioni e gestione patrimoniale degli immobili.
Vanta una consolidata esperienza all’interno dell’azienda, iniziata diversi anni fa in ruoli operativi e di coordinamento, e rappresenta la seconda generazione destinata a prenderne le redini, garantendo continuità e innovazione nella gestione strategica del gruppo.
Quali sono state le principali sfide nel coordinare un progetto di questa portata, particolarmente complesso per la sua posizione nella città di Roma?
Nonostante le complessità logistiche, grazie a un team di cantiere altamente competente ed esperto, Ricci Spa è riuscita a rispettare tutte le milestone previste.
La squadra ha saputo gestire e coordinare efficacemente tutte le lavorazioni e i processi garantendo il corretto svolgimento di ogni fase del progetto e il rispetto dei tempi previsti.
C70 è il primo edificio del complesso di Via Cristoforo Colombo: quali sono stati i fattori chiave per il suo completamento?
C70 rappresenta una pietra miliare nel progetto di riqualificazione e modernizzazione della zona, stabilendo un nuovo standard di eccellenza nel design e nella funzionalità degli spazi di lavoro.
La riuscita del progetto è stata possibile grazie alla stretta collaborazione tra tutte le figure coinvolte durante il cantiere: il rapporto efficace e la sinergia con tutti gli stakeholder hanno costituito un valore aggiunto fondamentale, portando alla piena soddisfazione di tutti, in primis della Committenza, Praemia Reim Italy Sgr.



