Ance Alto Adriatico. Piano Casa e Ddl 80: la questione abitativa come sfida strutturale

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Ance Alto Adriatico analizza il nuovo Piano Casa nazionale e il Ddl regionale n. 80 sulle politiche abitative: obiettivi, priorità operative e il ruolo del partenariato pubblico-privato nel settore delle costruzioni.

Michele Pecchi (foto Ance Alto Adriatico)

La questione abitativa ha assunto carattere strutturale nei territori del Nord-Est. Il quadro è duplice: da un lato lo spopolamento dei centri minori e delle aree montane, dall’altro una pressione crescente nelle principali aree urbane, dove l’accessibilità degli alloggi è in costante deterioramento.

A complicare lo scenario si aggiungono le nuove dinamiche della mobilità lavorativa, che coinvolgono lavoratori in arrivo, nuclei monopersonali, giovani professionisti e famiglie in cerca di soluzioni abitative flessibili.

Il Piano Casa e il Ddl regionale: le misure in campo

In risposta a queste dinamiche si inseriscono due strumenti normativi distinti. Il primo è il nuovo Piano Casa nazionale, varato con il Decreto-Legge 66 del 7 maggio 2026. Il secondo è il Ddl regionale n. 80Disposizioni in materia di politiche abitative regionali”, attualmente in iter nelle sedi istituzionali del Friuli-Venezia Giulia e del Veneto.

Ance Alto Adriatico condivide gli obiettivi di entrambi i provvedimenti e valuta positivamente l’impianto del Ddl regionale, fondato su tre pilastri: il coordinamento regionale, la centralità delle Ater come soggetti gestori e la priorità al recupero del patrimonio edilizio esistente.

«La sfida è costruire un territorio capace di attrarre persone, trattenere talenti e generare opportunità. Il Piano Casa e il Ddl regionale affrontano una questione che è ormai strutturale, e l’impianto va nella direzione giusta. Perché produca effetti reali servono parametri operativi chiari, risorse misurabili in alloggi realmente generati e una cornice certa per il coinvolgimento dei privati. Le imprese del mondo delle costruzioni sono pronte a fare la loro parte». Michele Pecchi, Presidente di Ance Alto Adriatico.

La dichiarazione individua tre condizioni operative indispensabili per tradurre gli indirizzi normativi in realizzazioni concrete:

  • chiarezza dei parametri
  • tracciabilità degli output
  • certezza del quadro regolatorio per i soggetti privati.

Pubblico e privato: un modello di complementarità

Ance Alto Adriatico propone un approccio basato sulla complementarità tra soggetto pubblico e mercato privato. Le Ater presidiano la missione istituzionale di edilizia residenziale pubblica, mentre le imprese qualificate del settore costruzioni ne amplificano la capacità realizzativa apportando risorse tecniche, finanziarie e organizzative.

Su questa logica si articolano le priorità indicate dall’Associazione:

  • Apertura alla finanza di progetto nelle operazioni di partenariato pubblico-privato (Ppp);
  • Valorizzazione delle imprese qualificate, orientando i criteri di accesso ai bandi verso requisiti certificati, tra cui l’iscrizione Soa;
  • Definizione chiara della distribuzione dei rischi tra pubblico e privato negli interventi di locazione e housing sociale.

Domanda abitativa: il nodo della fascia intermedia

Un punto di attenzione specifico riguarda la fascia intermedia della domanda abitativa: quella composta da chi non rientra nei parametri dell’edilizia residenziale pubblica ma fatica ad accedere al mercato libero. Si tratta della componente più rilevante ai fini dell’attrattività lavorativa del territorio.

A questa si connette il tema degli alloggi temporanei, strumento decisivo per attrarre lavoratori provenienti da altre regioni o dall’estero.

Ance Alto Adriatico propone di dedicare a questi segmenti risorse e strumenti dedicati, guardando alle nuove forme dell’abitare: co-housing, residenze per lavoratori in mobilità, senior housing e soluzioni intergenerazionali.

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