Il linguaggio delle superfici

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(foto Ragno)

Nel progetto contemporaneo d’interni, la qualità dello spazio si definisce sempre più attraverso il valore e la continuità delle superfici, che oggi giocano un ruolo di primo piano nell’interior design.

Non più semplici elementi decorativi, ma dispositivi in grado di costruire una relazione fra materia, luce e percezione dello spazio.

Rivestimenti, pavimenti, piani di lavoro, boiserie, porte ed elementi funzionali tendono a integrarsi nell’architettura, superando la distinzione tra rivestimento e componente tecnica per diventare parte di un unico sistema materico integrato.

Texture, rilievi, colori contribuiscono a definire ritmo, profondità e identità architettonica trasformando il rivestimento in un elemento essenziale del linguaggio progettuale, sempre più performante, personalizzato e sostenibile.

Se materiali naturali come pietra, legno e argilla sono molto apprezzati per pregio e autenticità, anche quelli di ultima generazione si impongono per potenziale estetico e funzionale.

Le superfici continue, prive di fughe, creano ambienti fluidi e le texture tridimensionali aggiungono profondità e carattere alle pareti.

Le palette cromatiche si orientano verso tonalità neutre e ispirate alla natura e l’innovazione tecnologica introduce finiture antibatteriche, autopulenti e altamente resistenti.

Riguardo, in particolare, ai rivestimenti ceramici, la loro notevole evoluzione li fa spesso preferire ai materiali cosiddetti “nobili”, grazie a nuove tecnologie che consentono di riprodurre fedelmente marmi, pietre e legno con esiti davvero sorprendenti.

I grandi formati, che riducono le fughe migliorando igiene e pulibilità, danno vita a superfici continue ed eleganti, ma torna l’interesse, sia a pavimento che a parete, per i piccoli moduli rettangolari, ideali per creare mix e contrasti di forme e colori di notevole efficacia.

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