Presentato a Ferrara il programma “La Fabbrica del Castello” per i lavori di riparazione, miglioramento strutturale post sisma, rifunzionalizzazione degli spazi museali e restauro del Castello Estense. Il cantiere è già operativo e si concluderà, secondo il cronoprogramma, entro il 31 agosto 2030.
La data della presentazione coincide con quella della posa della prima pietra del castello, nel 1385. In quell’anno il complesso fu avviato come fortezza, sotto la regia dell’architetto Bartolino da Novara e su commissione della famiglia d’Este.
Tempi e articolazione delle fasi
Con l’allestimento di ponteggi e impalcature, a partire dall’ala della via Coperta, è iniziato il conteggio dei 1.460 giorni previsti per l’intervento complessivo. Il progetto è articolato in fasi, che interesseranno via via le diverse ali del castello.
All’evento di presentazione hanno partecipato stakeholder, rappresentanti di associazioni economiche e sociali della città e istituzioni locali.
Per i tre enti finanziatori sono intervenuti il consigliere regionale Paolo Calvano per la Regione Emilia-Romagna, il presidente della Provincia di Ferrara Daniele Garuti e l’arch. Maria Lucia Masciopinto della Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna.
Interventi strutturali e impiantistici sul piano secondo
Il programma prevede il rifacimento integrale di coperture e solai del piano secondo e la riparazione dei danni e delle lesioni provocati dal terremoto del 2012 a tutti i livelli.
Gli obiettivi dichiarati sono due:
- migliorare il comportamento sismico complessivo del monumento
- adeguare le dotazioni impiantistiche del piano secondo alla nuova destinazione espositiva.
Al secondo piano saranno realizzati nuovi spazi espositivi e museali. Sono previsti inoltre interventi sugli spazi e sui percorsi di visita del castello, indicato come il monumento più visitato di Ferrara.
Investimento e fonti di finanziamento
L’investimento supera i 16,2 milioni di euro. Lo finanziano il Ministero della Cultura, la Regione Emilia-Romagna e la Provincia di Ferrara, proprietaria del castello. L’opera rientra nel Programma regionale delle opere pubbliche-beni culturali post sisma 2012 e nel Piano strategico Grandi progetti beni culturali del Ministero.
Il quadro finanziario è stato riconfigurato nel 2024 con la collaborazione dei tre enti. Nel settembre di quell’anno il budget iniziale è stato ripristinato con 3 milioni di nuovo finanziamento del Ministero, altri 3 milioni della Regione e un milione dal bilancio della Provincia.
A questi si sono aggiunti 2,5 milioni già finanziati dai fondi assicurativi per il sisma. La tenuta di questo quadro, secondo la ricostruzione della presentazione, ha evitato l’interruzione dell’iter che ha portato alla gara e all’affidamento.

La gara e il raggruppamento aggiudicatario
I lavori sono stati affidati a un raggruppamento temporaneo di imprese (RTI) con capogruppo la veneziana Lares, che ha vinto la gara europea a procedura aperta indetta dalla Provincia. Del raggruppamento fanno parte: Lares – Lavori di restauro (Venezia); VF Costruzioni e Restauri (San Felice sul Panaro, Modena); Lithos (Venezia); Imartini (Magnacavallo, Mantova).
Nel giugno 2025 la procedura aveva visto ammettere 45 candidature, in rappresentanza di 116 imprese provenienti da 10 regioni italiane. Le imprese si erano presentate in forma singola, in raggruppamento temporaneo o in consorzio.
L’iter ha richiesto il confronto di numeri e soluzioni tecniche in ambito ingegneristico, architettonico, impiantistico e del restauro. Si è concluso con l’apertura delle buste a febbraio 2026, l’aggiudicazione il 5 maggio e la consegna del cantiere il 2 settembre.
Organizzazione del cantiere
Tra gli elementi che hanno inciso sull’aggiudicazione c’è l’organizzazione del cantiere. L’offerta punta a far convivere, per quanto possibile, le diverse fasi di lavorazione con la fruibilità del percorso museale e delle attività culturali, garantendo prima di tutto la sicurezza di maestranze e visitatori.
Il cantiere è così concepito come occasione di diversa percezione del monumento, e non come una sottrazione prolungata alla comunità. Il castello non chiuderà.
I precedenti interventi di messa in sicurezza
Dopo le scosse del 20 e 29 maggio 2012, nel 2014 la Provincia aveva già realizzato la messa in sicurezza sismica di:
- le quattro torri e le relative lanterne, intervenendo prima su Leoni e Santa Caterina, le più colpite, e poi su San Paolo e Marchesana;
- la scala elicoidale nel cortile d’onore;
- il rivellino sud.
La spesa è stata di circa 1,1 milioni di euro, coperta con fondi della gestione commissariale per la ricostruzione post sisma, indennizzi assicurativi e risorse del bilancio provinciale.

«Data l’importanza e la complessità di un cantiere che riguarda il monumento che rappresenta il principale simbolo di Ferrara, Città Unesco”, e ha proseguito: “è con senso di responsabilità che continueremo a seguirne le varie fasi, anche per garantirne il più possibile la fruibilità, compresa la prossima edizione dell’Incendio del Castello a Capodanno, e sarà nostro impegno condividere con tutti i soggetti interessati il susseguirsi dei lavori con apposite iniziative di informazione». Daniele Garuti, presidente della Provincia
«Questo intervento rappresenta un esempio concreto di come la collaborazione tra istituzioni possa tradursi in risultati importanti per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale nazionale. Il Ministero della Cultura, attraverso le risorse messe a disposizione, e il nostro Istituto, attraverso il patrimonio di conoscenze, competenze e professionalità maturato nel campo della conservazione e del restauro, sono stati chiamati a lavorare in un confronto costante con la Provincia e con tutti i soggetti coinvolti; grazie a questa sinergia si è riusciti ad affrontare la complessità dell’intervento con una visione condivisa. Il Castello Estense non è soltanto un monumento di straordinario valore storico, architettonico e artistico, ma una testimonianza viva dell’identità di Ferrara: investire nella sua conservazione significa quindi custodire questa memoria e, allo stesso tempo, creare le condizioni perché possa continuare a essere un luogo vissuto e accessibile dalla comunità e dai visitatori». Luigi Gallo, direttore dei Musei nazionali di Bologna – Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna
«L’apertura di questo cantiere sottolinea ancora una volta la forza della cooperazione istituzionale e l’impegno costante della Regione al fianco dei territori per la salvaguardia, la sicurezza e la valorizzazione del nostro inestimabile patrimonio culturale e storico. Investire sul Castello Estense significa non solo sanare definitivamente le ferite inferte dal sisma del 2012, completando un percorso di rinascita che non si è mai fermato, ma anche restituire a Ferrara e all’intera Emilia-Romagna un presidio di identità, bellezza e attrattività turistica pienamente rinnovato, sicuro e accessibile. Crediamo che questo cantiere possa rappresentare un’opportunità di crescita per il territorio, oltre alla testimonianza concreta di come la sinergia tra enti sappia coniugare la tutela delle nostre radici millenarie con le sfide dello sviluppo e della fruizione culturale moderna». Il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale




