Confapi Lazio (Produzione, Distribuzione Edilizia), Gruppo Rea Italia e Anpar Nazionale chiedono a Regioni e Comuni di tutta Italia norme chiare e applicabili sulla gestione dei rifiuti da demolizione.
Al centro c’è la posizione delle rivendite edili, esposte a sanzioni, chiusure e procedimenti penali a causa di un quadro normativo ritenuto troppo generico. La mobilitazione parte ufficialmente dalla Regione Lazio.
Il convegno in Regione Lazio
Valentino Cotugno, presidente di Confapi Lazio e alla guida delConsorzio Gruppo Rea Italia, ha portato la questione all’attenzione delle istituzioni insieme ad Anpar (Associazione Nazionale Produttori Aggregati Riciclati). L’associazione era rappresentata dal presidente Colombini e dal segretario nazionale Paolo Barberi.
Il tema è stato discusso in un convegno nella Sala Tevere della Presidenza della Regione Lazio. Hanno partecipato il presidente del Consiglio regionale, Antonello Aurigemma, i vertici comunali di Roma Capitale e rappresentanti del mondo del riciclo. Tra questi, l’amministratore delegato Marsicola di Rime 1, uno degli impianti di raccolta più grandi del territorio laziale.
«La distribuzione edile non è un problema da arginare o un soggetto da colpire con la burocrazia è una risorsa strategica per la circolarità dei materiali e per il futuro delle costruzioni. Come rappresentante del settore, intendo promuovere questa iniziativa insieme ad Anpar affinché le esigenze delle rivendite edili trovino ascolto e risposte scritte, con regole territoriali precise e senza più spazi per le sanzioni ingiuste». Valentino Cotugno, presidente di Confapi Lazio e alla guida del Consorzio Gruppo Rea Italia
Rivendite edili: 8.000 in Italia, 800 nel Lazio
Si stima che in Italia operino circa 8.000 rivendite di materiali edili, di cui 800 nella sola Regione Lazio. Per la filiera delle costruzioni rappresentano una rete logistica e commerciale che interessa anche il recupero dei materiali e lo sviluppo dell’economia circolare.
La gestione dei rifiuti da demolizione, però, è diventata per gli operatori un fattore di rischio, a causa di un vuoto applicativo che le associazioni giudicano insostenibile.
Il nodo della normativa nazionale
La materia è regolata principalmente dal D.Lgs. 152/2006 (Testo unico ambientale). Rilevano in particolare l’Art. 185-bis, che disciplina il “deposito temporaneo prima della raccolta”, e l’Art. 186, relativo alle terre e rocce da scavo.
Secondo le associazioni, la disciplina è troppo generica e astratta per le esigenze quotidiane dei punti vendita. Non definisce con precisione i confini operativi per le rivendite edili che intendono strutturare aree di raccolta temporanea dei calcinacci per i propri clienti.
Questa indeterminatezza lascia spazio a interpretazioni difformi in fase di controllo, con possibili conseguenze per le imprese:
- sanzioni di importo elevato anche per vizi formali o interpretativi;
- chiusura immediata del punto vendita, con ricadute economiche e occupazionali;
- contestazioni penali, fino all’ipotesi di gestione illecita di rifiuti o di discarica abusiva.
«Non si può pretendere che le rivendite edili siano il motore dell’economia circolare se lo Stato non garantisce loro la necessaria sicurezza giuridica per lavorare», evidenziano le associazioni.

La richiesta: regole regionali e comunali
Per Confapi Lazio, Gruppo Rea e Anpar è necessario che Regioni e Comuni traducano la legge nazionale in regolamenti precisi, certi e uniformi, adattabili alle diverse dimensioni e caratteristiche strutturali delle rivendite edili.
Servono in particolare disposizioni amministrative e autorizzative sul posizionamento dei cassoni scarrabili destinati al ritiro dei calcinacci. Devono stabilire tempi, volumi e modalità tecniche in modo da ridurre i margini di equivoco e tutelare le imprese che operano correttamente.
Gli obiettivi dell’iniziativa
L’azione guidata da Valentino Cotugno punta a quattro obiettivi:
- coinvolgere la Presidenza della Regione Lazio e gli enti locali nella definizione di linee guida applicative, d’intesa con il settore;
- aprire un confronto con il Governo e con la Conferenza Stato-Regioni per uniformare i criteri di controllo;
- garantire la tutela legale delle rivendite edili, trasformando il rischio di sanzioni in un’opportunità di sviluppo sostenibile;
- sostenere l’edilizia verde, facilitando il recupero e il riciclo dei materiali inerti sul territorio.




