Con Davide Trutalli, ingegnere e direttore dell’Associazione Isi (Ingegneria Sismica Italiana) dal 2022, abbiamo parlato di sicurezza antisismica, un argomento cruciale per il futuro del nostro settore e del nostro Paese.
Partiamo dal contesto del nostro Paese. Secondo l’Istat, in Italia ci sono oltre 2 milioni di case in cattivo stato e mezzo milione a rischio crollo; poi ci sono i ponti: secondo i dati di uno studio condotto dal Politecnico di Milano, sarebbero almeno 1900 su 61.000 quelli ad altissimo rischio strutturale. Dal vostro punto di vista, come Isi, qual è la reale fotografia che possiamo scattare allo stato attuale?
Purtroppo la fotografia è un po’ sempre la stessa.
Noi riportiamo spesso un numero che è quello del 75%: oltre il 75% del patrimonio edilizio esistente è stato costruito in assenza di criteri antisismici nella progettazione e nella costruzione, perché risale a prima del 1974, anno in cui c’è stata la prima normativa che considerava questi criteri.
Questo non vuol dire che questi edifici siano necessariamente a rischio di crollo: semplicemente sono stati progettati e costruiti considerando le sole forze statiche, che sono sempre presenti, senza considerare la forza sismica. Questo vuole anche dire che è necessario conoscere qualcosa di più dello stato di salute di questi edifici, in due termini: sia per quanto riguarda la reale resistenza in caso di evento sismico, sia per quanto riguarda lo stato di salute dei materiali.
Sappiamo che il cemento armato non è un materiale eterno: si degrada nel tempo, soprattutto in certe condizioni, e quindi necessita di adeguata manutenzione.
Ecco quindi la fotografia: l’Italia è un paese con una pericolosità sismica medio-alta, se paragonata al territorio europeo; moderata se paragonata a tutto il resto del mondo. Ma la vera componente che fa alzare il rischio sismico in Italia non è tanto la pericolosità sismica, quanto l’elevata vulnerabilità del nostro patrimonio costruito: un patrimonio senz’altro complesso e di grande valore che necessita più di altri paesi di attenzione, di conoscenza, di competenza, di dialogo, di confronto.
C’è tanto da fare, sia sugli edifici che sui ponti: molte strutture sono state calcolate solo per le forze statiche, eppure assistiamo a crolli anche solo per l’azione statica, e questo la dice lunga della situazione che potremmo avere in caso di terremoto. La storia, anche recente, ne ha dato ampia dimostrazione.
Il tema generale è chiaramente quello della sicurezza. In questo scenario, qual è la sfida che tecnici, politici e aziende devono affrontare rispetto al nostro patrimonio strutturale?
La sfida, a nostro avviso, è di tipo economico e sociale.
La sfida attuale non è di tipo tecnico. Le conoscenze tecniche e scientifiche sono ormai ampiamente consolidate, frutto degli studi, della sperimentazione, dell’esperienza, della conoscenza. Sono state normate, perché abbiamo pubblicazioni e linee guida che sono riferimenti riconosciuti in tutto il mondo.
Consideriamo che sono nella fase finale-formale le revisioni degli eurocodici strutturali, che sono dei manuali di progettazione e delle norme di riferimento per tutta Europa, e l’Italia è leader per quanto riguarda la progettazione antisismica. Siamo anche in fase di revisione delle norme tecniche per le costruzioni.
Ci sono le norme tecniche, le conoscenze, le tecnologie (molto performanti, anche non invasive); le aziende e i produttori conoscono i vantaggi delle tecnologie. In Italia abbiamo ottimi prodotti Made in Italy per quanto riguarda la sicurezza delle strutture e l’intervento sull’esistente, ma anche una solida esperienza per intervenire su un patrimonio molto complesso e antico, con materiali di cui è importante avere un certo grado di conoscenza e confidenza per poterli adeguatamente gestire.
Per cui la sfida non è tecnica: le aziende e i professionisti sono pronti; il mondo scientifico è tra i più esperti al mondo. La sfida è economica e sociale.
Economica perché è evidente che per intervenire su ampia scala sul nostro patrimonio è necessario incentivare il proprietario a intervenire sul proprio immobile (non stiamo parlando solamente di interventi energetici, ma anche di interventi strutturali che potrebbero richiedere una certa spesa e un certo tempo per poter essere effettuati nella maniera corretta).
È anche una sfida sociale perché riteniamo che sia importante trasmettere prima di tutto al cittadino la cultura della prevenzione: la vera sfida è lavorare prima che arrivi l’evento sismico, non in emergenza – dopo che è arrivato l’evento sismico, dopo che c’è stato il crollo.
Quello che noi cerchiamo di fare come associazione è informare e sensibilizzare, da una parte le istituzioni, dall’altra il cittadino, sulla cultura della prevenzione e della sicurezza del patrimonio edilizio e infrastrutturale.
Ci hai raccontato un panorama ampio, complesso e variegato. Hai accennato a un cambiamento anche culturale a livello di sistema-Paese. Quali attività state portando avanti come Isi su queste tematiche, come pensate di affrontarle e come le state affrontando?
Quello che sostanzialmente ci chiede il nostro settore sono opportunità: un impegno da parte nostra a far dialogare assieme i vari attori della filiera, quindi aziende, professionisti e università – le tre anime che compongono la nostra associazione.
Offriamo diversi servizi ai nostri associati: organizziamo eventi, momenti di formazione, tavoli tecnici e dialoghiamo con altri enti e istituzioni per diffondere la cultura della sicurezza, ma anche favorire una crescita delle conoscenze.
Però quello che secondo noi è la cosa più importante è far dialogare tra loro le diverse competenze. Quando si interviene su un edificio esistente o su un’infrastruttura, difficilmente si riesce a farlo con un’unica testa pensante, un unico tecnico specializzato in un determinato aspetto. Ci sono molti aspetti da considerare che vanno dai materiali alla storia, all’architettura, alle strutture. La nostra sfida è quella di far collaborare le competenze tra loro e instaurare un dialogo virtuoso, anche tra il mondo tecnico e il mondo politico.
Ci hai prospettato la figura di un professionista trasversale a tutta la filiera delle costruzioni e al mondo della cantieristica. Stiamo parlando di temi come ricerca e innovazione, tecnologia, materiali. Quali risposte concrete necessitano i professionisti e quali tra soluzioni, tecnologie e strategie si stanno dimostrando vincenti in questo momento e avete presentato ai professionisti in visita a Saie Bari 2025?
A Saie Bari 2025 siamo stati presenti con 19 aziende.
A noi piace identificare la nostra associazione come associazione trasversale, perché quello della sicurezza è un tema che nessuno può ignorare. Lo stesso vale per le componenti aziendali che abbiamo all’interno della nostra associazione. Lo stesso vale anche per la collettiva che il visitatore ha trovato a Saie facendo visita a Piazza Isi.
È stato il quarto anno di seguito che Isi era presente a Saie – due anni a Bologna, il 2025 è stato il secondo anno a Bari – sempre con un nutrito numero di aziende e soprattutto di un programma formativo.
Abbiamo trattato temi molto ampi: le aziende hanno portato le ultime tecnologie e conoscenze su un ampio spettro di temi – dal consolidamento e rinforzo strutturale all’efficientamento combinato energetico strutturale. Alcune aziende hanno presentato software di modellazione, di calcolo, di simulazione delle strutture e di modellazione degli elementi finiti. Erano presenti in Piazza Isi alcune aziende specializzate nei sistemi costruttivi, di fissaggio, di protezione sismica. Si è parlato di sperimentazione: alcune aziende hanno trattato il monitoraggio giunti sismici e il consolidamento di terreni.
Visitare Piazza Isi ha rappresentato la possibilità di interfacciarsi con aziende accomunate dal tema della messa in sicurezza del patrimonio.
Cosa pensi si sia portato a casa un professionista che ha visitato il vostro spazio a Saie Bari 2025?
Senz’altro la conoscenza di aziende leader del settore.
Il contributo che noi come associazione portiamo, ormai da quando abbiamo cominciato a collaborare con Saie, è sempre quello di organizzare un programma formativo di alto livello tecnico e scientifico.
Nel 2025 abbiamo strutturato il programma formativo in una serie di seminari tecnici della durata di un’ora – interventi scientifici a cura di professori e interventi tecnici a cura di professionisti e delle nostre aziende – intervallati da un quarto d’ora per poter dialogare con i relatori e conoscere gli altri visitatori e le aziende. Tutti i seminari erano accreditati con gli ordini professionali, quindi il visitatore che è venuto a trovarci in fiera ha avuto la possibilità anche di acquisire un Credito Formativo Professionale per ogni ora che ha seguito all’interno della nostra Piazza. Abbiamo scelto il format di un’ora per lasciare anche la libertà al visitatore di potersi muovere per la fiera e comporre il proprio percorso a seconda dei temi che lo interessano, senza la necessità di rimaner seduto per tutta la giornata. Chi voleva poteva anche rimanere per tutta la giornata e acquisire tutto il bagaglio di crediti e di formazione che abbiamo offerto. Abbiamo organizzato seminari non-stop per un totale di otto nella giornata del giovedì e nella giornata del venerdì. I temi sono stati anche qui molto trasversali, ma anche molto specialistici: esoscheletri, piastre alleggerite, intonaco armato, ingegneria sismica integrata, fondazioni, sistemi ad alte prestazioni, retrofitting energetico-strutturale, edifici in acciaio e così via. Ha completato il programma un seminario con l’ingegner Oreto di Lavori pubblici sul Codice dei contratti – un seminario informativo di aggiornamento che avevamo già portato a Bologna 2024 – oltre a una serie di convegni assieme ai nostri partner presenti in fiera.
L’importanza della trasversalità della nostra associazione si traduce anche nella necessità di dialogare con gli altri partner: la fiera vuole essere anche questo punto di incontro tra associazioni ed enti diversi ma accomunati da interessi reciproci.
Un altro evento che abbiamo portato in fiera sono le premiazioni di un’iniziativa che abbiamo attivato nel 2025 per poter ancora di più sensibilizzare il mondo delle professioni e delle aziende nei confronti del mondo della ricerca, a noi molto vicino: abbiamo formato un comitato scientifico molto nutrito con diverse università nazionali e abbiamo scritto un bando per premiare le tecnologie e le metodologie innovative per la prevenzione del rischio sismico, rivolto a dottori di ricerca che abbiano discusso la tesi negli anni 2022-2023-2024. Hanno partecipato a questo bando ben 24 dottori di ricerca, quindi siamo rimasti davvero soddisfatti del risultato che abbiamo ottenuto. Erano stati banditi tre premi del valore di 2.500 euro, ciascuno per tre argomenti: uno relativo ai metodi di analisi e tecnologie per le strutture nuove, uno relativo ai metodi di analisi e tecnologie per le strutture esistenti e uno relativo alle proposte per l’implementazione della cultura della prevenzione del rischio sismico – tematica ancora più trasversale rispetto alle prime due che sono più specialistiche. Abbiamo raccolto queste 24 tesi di dottorato, che sono un bagaglio di altissimo livello e valore, che sono state pubblicate in consultazione nel nostro sito. I temi anche qui sono i più svariati: abbiamo ricevuto tesi che trattano di materiali tradizionali ma anche innovativi – cemento armato, muratura, legno, strutture prefabbricate –, altre trattano il tema dell’isolamento o quello della modellazione con l’Intelligenza Artificiale – che è senz’altro molto attuale –, molte si basano sulla sperimentazione, senza la quale difficilmente si riesce a far ricerca. Si parla di monitoraggio strutturale – un tema di grande interesse soprattutto in applicazione ai ponti di cui è necessario avere il controllo dello stato di salute e della situazione quotidiana –, interazione con il terreno, trasformazione e liquefazione del terreno in caso di evento sismico, valutazione e gestione del rischio: quindi tutte ricerche attuali e applicabili nel contesto reale dei nostri edifici e delle nostre infrastrutture. A Saie Bari 2025 c’è stata la possibilità, il sabato, di assistere alla premiazione dei tre vincitori e di seguire la presentazione della loro tesi di dottorato.
Abbiamo delineato uno scenario ampio, variegato, complesso; abbiamo visto che ci sarà un programma ricchissimo. In una parola, cosa ha significato incontrarsi a Piazza Isi a Saie Bari 2025?
Ce ne sarebbero diverse, ma la parola di maggior interesse è network, rete, confronto.
Noi abbiamo voluto offrire al visitatore opportunità, soluzioni ed esperienze che però possono nascere solo da un confronto tra visitatori, tra visitatori e aziende, tra visitatori e associazioni. Quindi network è la parola che credo abbia rappresentato di più Piazza Isi.
Ci sono stati spazi dedicati al network all’interno della nostra area collettiva: non solo l’area eventi – che ha ospitato comunque un buon numero di persone che ha seguito gli eventi formativi – ma, assieme a Saie, abbiamo ideato e organizzato un’area Lounge, una sorta di bar all’interno dell’area Isi dove c’è stata la possibilità tra un evento e l’altro di poter scambiare conoscenze e idee. Per cui l’ambiente era proprio strutturato per la formazione ma anche per il networking.



