Compass In. Chiusure a filo, il dettaglio che fa la differenza

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Nell’era delle superfici continue, anche una semplice botola può spezzare l’armonia di un interno. Le chiusure a filo muro di Compass In sono state progettate per cambiare l’approccio agli accessi tecnici: da elemento tollerato a parte integrata del progetto

(foto Compass In)

Superfici lisce, volumi essenziali, impianti nascosti. L’architettura contemporanea punta sulla sottrazione, ma c’è un elemento che continua a mettere in difficoltà progettisti e imprese: l’accesso tecnico.

Valvole, collettori, centraline domotiche, sensori. Devono essere raggiungibili, ispezionabili, manutenibili. Eppure, ogni apertura sulla parete rischia di interrompere quell’idea di continuità che oggi definisce la qualità percepita di uno spazio.

Per anni la soluzione è stata trattare la botola come un semplice tappo funzionale: coprire il foro e andare avanti. Il risultato, spesso, è sotto gli occhi di tutti.

Telai che emergono, microfessurazioni perimetrali, sportelli che col tempo perdono planarità. In ambienti pensati per essere perfettamente complanari, sono dettagli che pesano.

Non tutte le aperture sono uguali

(foto Compass In)

Uno degli equivoci più diffusi è considerare ogni accesso tecnico intercambiabile. In realtà, c’è una differenza sostanziale tra un piccolo punto di regolazione da ispezionare periodicamente e un quadro elettrico o un collettore con ingombri importanti.

Quando questa distinzione non viene affrontata in fase di progetto, la soluzione arriva in cantiere come adattamento.

E l’adattamento, quasi sempre, lascia tracce.

Le chiusure a filo muro sviluppate da Compass In si inseriscono in questo scenario proponendo un approccio diverso: non un elemento applicato a posteriori, ma un componente pensato per integrarsi con il sistema a secco e con la finitura finale.

L’obiettivo non è far sparire l’accesso, ma renderlo coerente con la parete che lo ospita.

La continuità è una questione di metodo

(foto Compass In)

Il tema non è solo estetico. Una chiusura non integrata può lavorare come corpo estraneo rispetto alla lastra in cartongesso, concentrando tensioni nei punti di giunzione.

Con il tempo possono comparire crepe sottili o disallineamenti che compromettono l’effetto complessivo.

Integrare l’accesso nel sistema costruttivo significa invece ridurre le variabili in posa e aumentare la prevedibilità del risultato.

È un cambio di prospettiva che sposta l’attenzione dal “coprire” al “progettare”.

C’è poi la questione della posizione. Un accesso collocato senza relazione con le geometrie dello spazio attira l’attenzione, anche se di piccole dimensioni.

Al contrario, un elemento allineato a porte, arredi o partiture architettoniche può risultare quasi impercettibile.

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