C’è un luogo, a Milano, dove il confine tra chi progetta e chi costruisce viene messo in discussione. Nella sede di Esem-Cpt in via Newton 5, l’architetto Duilio Forte ha presentato in occasione della settimana del design, “ArkiZoic Project XIII”, un’installazione che diventa occasione per riflettere su una distanza sempre più marcata: quella tra ideazione e realizzazione.
Durante l’incontro del 24 aprile, alla presenza dell’autore e dei vertici dell’ente, è emersa con chiarezza la volontà di colmare questa frattura culturale. Il progetto nasce infatti con un obiettivo preciso: restituire centralità al “fare” come parte integrante del pensiero creativo, superando una visione che per troppo tempo ha contrapposto lavoro manuale e intellettuale.
Il cantiere come laboratorio
Nella narrazione proposta, il cantiere cambia volto. Non è più soltanto un luogo di esecuzione, ma uno spazio vivo, dove competenze e intuizioni si intrecciano quotidianamente. Qui le maestranze non si limitano a seguire un progetto, ma lo interpretano, lo adattano, risolvono problemi complessi.
L’installazione stessa incarna questo approccio. Realizzata con materiali tipici dell’edilizia — assi da ponte, morali e fodere — costruisce uno spazio immersivo capace di coinvolgere ed emozionare. La struttura, completamente smontabile e riutilizzabile, diventa anche un esempio concreto di sostenibilità, dove materia e processo dialogano in modo continuo.

Per Forte, il punto è chiaro: non esiste una gerarchia tra pensiero e azione. Il fare è una forma di intelligenza che prende corpo, un pensiero che si realizza attraverso le mani.
Oltre la separazione tra idea e realizzazione
Il messaggio trova eco nelle parole del presidente di Esem-Cpt, Luca Cazzaniga, che definisce l’iniziativa come qualcosa di più di un evento. Una presa di posizione culturale, capace di rappresentare valori come sicurezza, competenza e dignità del lavoro.
Al centro c’è il “saper fare”, spesso invisibile ma determinante. Il design, anche nei suoi successi internazionali, poggia su un patrimonio diffuso di capacità artigianali e tecniche. Senza questo contributo, molte idee resterebbero incomplete.
Il vicepresidente Salvatore Cutaia insiste su un passaggio decisivo: l’operaio non è l’ultimo anello della catena, ma il punto in cui tutto converge. È nel lavoro concreto che il progetto si compie davvero.
Una nuova immagine per il lavoro edile
Il progetto affronta anche un nodo culturale più ampio: la percezione del settore edilizio. La distanza, non solo operativa ma simbolica, tra chi immagina e chi realizza ha contribuito a renderlo meno attrattivo, soprattutto per le nuove generazioni.
Da qui la necessità di costruire una nuova narrazione. Il lavoro in cantiere non come fase finale, ma come partner essenziale nella creazione di valore, qualità e bellezza. Un cambio di prospettiva che passa anche dal territorio: l’iniziativa si radica nel quartiere di San Siro, aprendo spazi di dialogo con la comunità e rafforzando il legame tra formazione, lavoro e contesto urbano.

In questo senso, “ArkiZoic Project XIII” diventa qualcosa di più di un’installazione. È un invito a guardare dove l’innovazione accade davvero: nei cantieri, nelle mani di chi ogni giorno trasforma le idee in realtà.



