Federcomated. Lavorare sul passato guardando al futuro

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Valorizzare il patrimonio costruito è interesse di tutte le comunità che vogliono mantenere e sviluppare la propria cultura e della propria identità: riqualificazione e restauro possono rendere l’Italia protagonista nel mondo: l’intervista a Giulio De Angelis di Angela Sedara

Rocca di Montepoggiolo (XVI sec.) a Castrocaro Terme e Terra del Sole (Forlì Cesena) (foto di Daniele La Franca)

L’identità di un popolo è strettamente legata al proprio patrimonio materiale. Manufatti, utensili, abbigliamento, edifici e opere d’arte sono oggetti nei quali ci si riconosce prima ancora di utilizzarli, che danno concretezza alle diverse culture perché appartengono a un luogo e a un tempo.

Non importa il loro valore economico: la storia che ci rivelano è il messaggio più importante, è qualcosa che unisce.

Il territorio italiano è fittamente disseminato di edifici che hanno attraversato i secoli. Nella maggior parte dei casi non si tratta di monumenti, ma di costruzioni più semplici che testimoniano non solo chi eravamo, ma anche e soprattutto chi siamo ora.

Cultura e civiltà non si esprimono solo con quello che si realizza di nuovo, ma anche attraverso il rispetto e la cura delle opere del passato.

Giulio De Angelis, Vicepresidente Federcomated

Il territorio italiano è ricco anche di edifici “dimenticati” come rocche abbandonate, ville e palazzi gentilizi disabitati, borghi in rovina, cascine diroccate e reti ferroviarie dismesse.

Si tratta di una risorsa immensa, unica nel suo genere, che ci appartiene e che potrebbe nuovamente contribuire alla nostra cultura e alla nostra economia, a condizione di valorizzare le costruzioni storiche puntando sul riuso e, quindi sulla riqualificazione e sul restauro.

Quest’ultimo, in particolare, è un’eccellenza tutta italiana realmente poco valorizzata.

I più importanti teorici del restauro sono italiani e, negli ultimi due secoli, hanno dato impulso alle principali scuole di pensiero in materia. Gli istituti di restauro attivi nel nostro paese sono da sempre all’avanguardia nel campo della conservazione, dal punto metodologico e tecnologico, e formano professionisti altamente qualificati.

Risorse e progettualità

La storia delle nostre città e dei nostri territori racconta la continua opera di adattamento dell’esistente alle esigenze dei tempi nuovi. Dal medioevo in poi, modificare gli edifici e restaurarli sono attività che gli italiani sanno fare bene, come nessun altro.

Valorizzare al meglio le risorse di cui disponiamo, mettendo il talento dei singoli al servizio dell’intera comunità, rafforza la nostra identità a tutti i livelli: individuale, familiare, sociale e nazionale.

Fra le molte sfide che abbiamo davanti, la cura del nostro patrimonio edificato è fra le più importanti.

Bisogna innanzitutto mettere in sicurezza gli edifici e i territori, creando le condizioni ottimali per conservarli, adeguarli e riutilizzarli.

Dobbiamo dare spazio alla progettualità delle comunità locali, mettendo a disposizione sia strumenti finanziari adeguati, sia competenze tecniche allo stato dell’arte.

In Italia abbiamo già tutto quello che serve a questo scopo, non solo per sviluppare ulteriormente le nostre abilità, ma anche per renderle attrattive sui mercati stranieri, per primeggiare alla scala globale.

Mettendo in rete queste esperienze si potranno condividere conoscenze e creare nuove relazioni, stimolando la nascita di iniziative imprenditoriali e di cooperazione sociale economicamente sostenibili.

Quello dei materiali costruttivi tradizionali, ad esempio, è un settore in crescita lenta ma costante nel nostro paese. La vendita di materiali e tecnologie per il restauro richiede competenze e processi sostanzialmente simili a quelli dei moderni materiali da costruzione. Anche grazie alla presenza capillare sull’intero territorio nazionale, i distributori edili potrebbero trattare questi prodotti senza particolari complessità.

Materiali compatibili

I materiali normalmente utilizzati per il restauro degli edifici sono spesso impiegati nella bioedilizia, perché estremamente compatibili con i materiali e le tecniche costruttive del passato. Calce idraulica e aerea, laterizi e cocciopesto, argilla e terre colorate sono utilizzati per costruire murature, stuccare, intonacare e pitturare, ad esempio per garantire l’adeguato grado di traspirabilità dei manufatti fondamentale per la loro conservazione.

La pulitura delle superfici lapidee e intonacate prevede il ricorso a lavaggi con acqua, a impacchi e a trattamenti meccanici eseguiti anche con strumenti di precisione, mentre per il successivo consolidamento si utilizzano normalmente resine e soluzioni a base di silicati. Il legno richiede prodotti specifici non solo per la sverniciatura e il consolidamento, ma anche per la protezione da muffe, funghi e insetti.

Le tecnologie antisismiche e per il consolidamento statico completano il quadro delle opportunità per investire sul miglioramento del nostro patrimonio costruito, sulla nostra qualità della vita e, in ultima analisi, sulla nostra identità.

er attivare questo processo virtuoso basterebbe una piccola parte dei denari che, recentemente, si vogliono destinare a droni, carri armati e altri strumenti di distruzione.

Palazzo della Ragione (XIII sec.) a Milano, progetto di restauro dell’architetto Marco Dezzi Bardeschi (1978)

Forma e sostanza

Il restauro è una disciplina tecnica che affonda le radici nella riscoperta del mondo classico, operata durante il rinascimento. Alla fine del ‘700 i primi scavi archeologici posero il problema di come “re-staurare” (rendere nuovamente solidi) manufatti, opere d’arte, edifici e monumenti del passato, ovvero di come interpretare ogni oggetto per valorizzarne le caratteristiche e mantenerle nel tempo.

Un intervento di restauro può perseguire fini differenti. Nel restauro di edifici e monumenti storici, ad esempio, si tratta di decidere se e come ricostruire la forma originaria, o supposta tale, distinguendo più o meno l’integrazione (estetica, strutturale, funzionale) rispetto all’oggetto originale. Questi approcci differenti richiedono tecniche di lavoro specialistiche, strumenti professionali e materiali ad hoc.

Dall’inizio del ‘900 la cultura italiana ha orientato il dibattito e lo sviluppo della disciplina a livello mondiale, evidenziando ad esempio la necessità di un restauro fondato sulla conoscenza della documentazione storica, sull’indagine scientifica multidisciplinare, sull’impiego di tecnologie compatibili con l’oggetto da restaurare e di prodotti reversibili, quindi rimovibili senza intaccare il substrato materico.

Alla possibilità di un intervento critico, finalizzato a ristabilire l’unità dell’oggetto senza falsificazione, si è contrapposta di recente la teoria della conservazione, basata sul rispetto totale delle preesistenze, senza alcuna integrazione stilistica, e sul dialogo aperto fra architettura del passato e progettualità contemporanea.

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