Si rinnova a Bologna, dal 7 al 10 ottobre, uno degli appuntamenti di maggiore rilievo del mondo dell’edilizia, il Saie, salone fieristico con oltre 40.000 presenze di operatori professionali, che vedrà il cantiere protagonista della sempre più profonda trasformazione dell’edilizia.
«La filiera delle costruzioni è chiamata a una sfida di maturità: costruire il proprio futuro oltre la stagione del Pnrr, investendo su competenze, innovazione e nuovi modelli di collaborazione tra pubblico e privato – ha dichiarato Ivo Nardella, presidente del Gruppo Tecniche Nuove e di Senaf, società organizzatrice della rassegna, in occasione della presentazione a stampa e stakeholder –. I numeri ci dicono che le basi sono solide, ma è adesso che si decidono le traiettorie dei prossimi anni. Saie torna a Bologna con questa consapevolezza: essere il luogo dove imprese, professionisti e istituzioni si confrontano sulle soluzioni più concrete per accompagnare la trasformazione del settore. Dalla digitalizzazione del cantiere all’efficienza energetica, dalla formazione delle nuove professionalità alla rigenerazione del patrimonio costruito, in fiera si lavorerà su ciò che conta davvero per chi opera ogni giorno sul campo».
Un settore oltre la stagione del Pnrr
La Fiera delle Costruzioni, come indicato dagli organizzatori, proporrà tra i temi principali da approfondire e analizzare, il partenariato pubblico-privato come leva strategica per il futuro del settore. Quest’ultimo, nel periodo 2020-2025 ha creato oltre 350.000 posti di lavoro, pari al 20% dell’aumento occupazionale dell’intera economia italiana. Gli addetti del comparto sono 3,3 milioni. Altri dati di rilievo: nell’anno corrente si prevede un aumento del 5,6% degli investimenti nel settore delle costruzioni. Il Pnrr, sostanzialmente conclusosi nei mesi scorsi, ha comportato l’attività di 16.000 cantieri. E ancora: sommando fondi europei e nazionali, sino al 2033 sono disponibili per il comparto circa 120 miliardi.
BolognaFiere ospita, da alcuni anni in alternanza con Bari, Saie, manifestazione di riferimento per il mondo delle costruzioni e dell’edilizia, ricordando anche la progettazione e gli impianti.
Un appuntamento che arriva in una fase cruciale per il settore: dopo gli anni della forte spinta generata dagli incentivi fiscali e dagli investimenti pubblici, la filiera edile italiana si trova oggi davanti a una nuova stagione, meno emergenziale e più selettiva, nella quale crescita, innovazione, sostenibilità e capacità industriale dovranno trovare un equilibrio più maturo.
Il cantiere come luogo della nuova edilizia
Saie 2026 si presenta dunque non soltanto come una fiera di prodotto, ma come una piattaforma di confronto per l’intero sistema delle costruzioni.
Il cantiere, fisico e simbolico, sarà il luogo in cui leggere le trasformazioni in atto: dalla riqualificazione del patrimonio esistente alla digitalizzazione dei processi, dalla sicurezza sul lavoro alla transizione energetica, dalla qualità dei materiali alla carenza di manodopera qualificata, fino al ruolo sempre più strategico delle infrastrutture e della rigenerazione urbana.
L’edilizia italiana arriva all’appuntamento bolognese con indicatori ancora significativi, ma dentro un quadro più complesso rispetto al recente passato.
La lunga onda del Superbonus ha lasciato in eredità una maggiore attenzione alla riqualificazione energetica degli edifici, ma anche nodi finanziari, amministrativi e industriali che il comparto è chiamato a sciogliere.
Parallelamente il Pnrr ha indubbiamente inciso sulle opere pubbliche, sulle infrastrutture, sull’edilizia scolastica, sanitaria e territoriale, ma l’avvicinarsi delle scadenze impone una forte accelerazione esecutiva e una maggiore capacità di coordinamento tra amministrazioni, imprese, progettisti e fornitori.
Il tema di fondo è il passaggio da una crescita trainata dagli incentivi a una crescita fondata su produttività, qualità e programmazione.
Il settore non può più contare solo su misure straordinarie: deve consolidare un modello capace di attrarre investimenti, migliorare l’efficienza dei cantieri, ridurre sprechi e ritardi, aumentare la sicurezza e rispondere a una domanda abitativa e infrastrutturale profondamente cambiata.
In questo scenario, Saie assume il valore di un osservatorio privilegiato, dove leggere non soltanto ciò che il mercato offre, ma ciò di cui il mercato avrà bisogno nei prossimi anni.

Sostenibilità e digitale, le direttrici del cambiamento
Uno dei fronti più rilevanti è quello della sostenibilità, ormai uscito dalla dimensione della scelta volontaria per diventare una condizione strutturale della competitività.
La direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici, il cosiddetto quadro delle “case green”, rafforza la necessità di intervenire su un patrimonio immobiliare tra i più energivori d’Europa.
L’Italia dovrà misurarsi con milioni di edifici datati, spesso inefficienti, vulnerabili dal punto di vista sismico e non sempre adeguati alle esigenze sociali e climatiche contemporanee.
Isolamento termico, impianti ad alta efficienza, fonti rinnovabili integrate, materiali a basso impatto, sistemi di monitoraggio e manutenzione predittiva diventeranno elementi centrali di una nuova cultura del costruire e del recuperare.
Ma la sostenibilità, nel 2026, non riguarda più solo il risparmio energetico. Comprende l’intero ciclo di vita dell’opera: progettazione, approvvigionamento, cantiere, gestione, manutenzione e fine vita dei materiali.
La filiera è chiamata a confrontarsi con criteri ambientali più stringenti, con la richiesta di tracciabilità, con l’uso di prodotti riciclati o riciclabili, con la riduzione delle emissioni incorporate e con l’economia circolare.
Cemento, acciaio, laterizi, legno, isolanti, finiture e componenti impiantistiche sono parte di una catena del valore che dovrà dimostrare non solo prestazioni tecniche, ma anche responsabilità ambientale e trasparenza.
Accanto alla transizione verde corre quella digitale.
Il Bim, la gestione integrata dei dati, il rilievo avanzato, i sensori, il monitoraggio da remoto, la modellazione energetica e strutturale, l’intelligenza artificiale applicata alla progettazione e alla gestione del cantiere non sono più argomenti di nicchia.
La digitalizzazione diventa una leva concreta per ridurre errori, contenziosi, tempi morti e costi imprevisti.
Tuttavia, la sfida italiana resta quella dell’adozione diffusa: portare strumenti evoluti non solo nei grandi studi di progettazione e nelle grandi imprese, ma anche nella rete di piccole e medie aziende, artigiani specializzati, installatori e fornitori che costituiscono l’ossatura reale della filiera.
Il cantiere del futuro, tema naturalmente centrale per Saie, sarà sempre più connesso, sicuro e industrializzato.
La prefabbricazione, l’off site, i sistemi costruttivi a secco, le soluzioni modulari e l’integrazione tra struttura e impianti rispondono a esigenze precise: ridurre i tempi di realizzazione, aumentare la qualità esecutiva, limitare gli sprechi e rendere più prevedibili costi e prestazioni.
Si tratta di un’evoluzione particolarmente importante in un mercato segnato dall’aumento dei costi, dalla volatilità dei materiali e dalla difficoltà di reperire personale qualificato.
L’auspicio e le considerazioni del leader nazionale dei costruttori

Ingegner Ciucci, questa sarà la sua prima edizione di Saie vissuto da presidente di Ance. Cosa s’aspetta dal Salone di Bologna?
Un momento di incontro e ascolto per tutte le imprese di costruzione e anche uno sguardo sulle sfide che il settore si prepara ad affrontare, con gli strumenti della digitalizzazione, dell’intelligenza artificiale e dell’off site che stanno già cambiando il modo di progettare e costruire.
Le costruzioni si stanno evolvendo rapidamente e l’innovazione non riguarda solo l’adozione di nuove tecnologie, significa anche saper interpretare il cambiamento, coglierne le opportunità e accompagnare le imprese in questa trasformazione. Mi aspetto che da Bologna emergano idee, soluzioni e indicazioni concrete per contribuire a costruire il mercato di domani.
Ora che il Pnrr è giunto al termine, quali sono le indicazioni di Ance e le richieste al decisore pubblico per garantire alla collettività e alle imprese del settore una stagione di crescita stabile del comparto edile?
Ci avviamo a una conclusione positiva del Piano, già ad aprile ci risultava chiuso il 76% dei cantieri. Il Pnrr ha introdotto prima di tutto un metodo, basato su obiettivi definiti, riforme e semplificazioni procedurali, dimostrando come sia possibile accelerare la realizzazione delle opere e rendere più efficace l’utilizzo delle risorse pubbliche.
Per questo riteniamo essenziale replicare il modello di governance anche nella gestione dei fondi europei, che saranno la principale fonte di finanziamento dei prossimi anni. Non possiamo tornare ai ritmi di spesa del passato, ma dobbiamo dare continuità e solidità al settore che si è dimostrato una straordinaria leva di crescita economica e sociale del paese.
Viviamo una stagione nella quale, almeno sulla carta, il tema della casa e dell’abitare ha ripreso centralità. Tra direttive europee, Piano Casa nazionale, provvedimenti regionali sulla materia, sarà davvero la volta buona per concrete iniziative capaci di rendere possibile la realizzazione di nuove abitazioni per buona parte delle fasce sociali?
L’interesse c’è, sia in Italia che in Europa, e questo è importante dopo anni in cui il tema era stato praticamente abbandonato. Il Piano Casa, in particolare, rappresenta un buon punto di partenza per cercare di rispondere al fabbisogno abitativo di migliaia di famiglie.
Certamente è una cornice che va completata e attuata, con risorse adeguate, semplificazioni e agevolazioni anche per gli interventi inferiori al miliardo e una maggiore flessibilità rispetto alle quote previste. Solo così potremo assicurare risposte diffuse sul territorio e garantire la sostenibilità economica dei lavori.
Ance: Padiglione 29, Mall
Servono strumenti adeguati a favorire sviluppo senza consumare suolo

Presidente Betti, terminata l’intensa stagione del Pnrr, Ance Emilia Centro quali obiettivi ritiene prioritari per il settore nella fase contingente e nel prossimo triennio?
La fine del Pnrr non deve coincidere con una fase di stasi, ma con l’avvio di una programmazione strutturale e sostenibile. Esaurita l’emergenza dei fondi europei e dei bonus, il prossimo triennio deve concentrarsi su alcune sfide cruciali per il territorio. Parliamo anzitutto di Emergenza Casa e di Housing Affordability: Bologna, Modena e Ferrara sono poli attrattivi eccellenti, ma ciò genera una forte pressione immobiliare.
La priorità è rispondere alla domanda della “fascia grigia” (giovani, lavoratori e studenti) attraverso un grande piano di partenariato pubblico-privato per l’edilizia sociale. La risposta è la rigenerazione urbana, che deve andare oltre gli slogan e partire con vigore: saldo zero al consumo di suolo, sì al recupero dei vuoti urbani e delle aree dismesse per rendere le città più sicure ed efficienti.
Servono però procedure snelle: la burocrazia non può trasformare ogni progetto in un calvario autorizzativo. Ance spinge a tutti i livelli per una riforma radicale delle leggi urbanistiche nazionali e locali, ancora ancorate a impianti vetusti. Servono regole stabili che tutelino le imprese sane da continui cambi di rotta legislativi. Sul piano contingente, gli enti locali devono continuare a investire sulle infrastrutture e sulle grandi opere strategiche del territorio. Alle stazioni appaltanti chiediamo serietà: la revisione dei prezzi e il riequilibrio contrattuale devono diventare la norma per difendere il tessuto imprenditoriale locale dalle oscillazioni dei mercati.
Quali vantaggi offrirebbe al settore e alla collettività il varo di una nuova, ed efficace, legge sulla rigenerazione urbana?
Una legge nazionale sulla rigenerazione urbana non è più rinviabile: serve a colmare un vuoto normativo drammatico. Oggi governiamo il territorio con regole pensate per l’espansione edilizia del secolo scorso, del tutto inadeguate alla sfida del recupero dell’esistente. Un quadro nazionale efficace offrirebbe vantaggi straordinari sia al comparto sia ai cittadini.
Per il settore il beneficio principale si riassume in due parole: certezza del diritto. Attualmente, la frammentazione delle normative regionali e i continui conflitti di competenza bloccano gli investimenti. Una legge quadro garantirebbe regole chiare, uniformi e stabili nel tempo. Permetterebbe di snellire drasticamente la burocrazia, riducendo i tempi di approvazione e introducendo incentivi strutturali, indispensabili per attrarre i capitali privati verso il partenariato pubblico-privato.
Per la collettività, i vantaggi sarebbero tangibili e quotidiani. Rigenerare significa ridurre il consumo di nuovo suolo, riqualificando dal punto di vista energetico e sismico le aree dismesse e i quartieri fragili. Non parliamo solo di mattoni, ma di inclusione e sicurezza: una vera rigenerazione porta nuovi servizi, spazi verdi e risposte concrete alla forte pressione abitativa di territori dinamici come Bologna, Modena e Ferrara, permettendo di ricavare alloggi a prezzi accessibili per studenti e lavoratori. In sintesi, passeremmo da una burocrazia difensiva a uno sviluppo sostenibile programmato: un volano economico per la filiera e una svolta ecologica, sociale e di sicurezza per le nostre comunità.
L’Emilia-Romagna è stata ripetutamente colpita da tragici eventi legati al dissesto idrogeologico. Qual è la ricetta che propone per evitare il ripetersi di simili eventi?
I tragici eventi che hanno colpito la nostra regione dimostrano che non possiamo più limitarci a rincorrere l’emergenza. Il cambiamento climatico impone un cambio di paradigma radicale: la cura del territorio deve diventare la più grande opera pubblica strutturale dei prossimi anni.
La “ricetta” di Ance si basa su tre pilastri: programmazione, manutenzione e semplificazione. In primo luogo, serve un Piano Straordinario di manutenzione preventiva. Non basta ricostruire dopo il danno; occorre intervenire prima. Significa pulire costantemente gli alvei dei fiumi, rinforzare gli argini e completare le infrastrutture idrauliche strategiche, come le casse di espansione. Queste opere non possono più essere bloccate da veti e rinvii.
Il secondo punto è la velocità di spesa e semplificazione. Troppo spesso le risorse stanziate restano incagliate nella burocrazia e in iter autorizzativi infiniti. Per mettere in sicurezza l’Emilia servono procedure d’urgenza e una catena di comando snella che permetta di trasformare i fondi in cantieri aperti in tempi rapidi, coinvolgendo le imprese qualificate del territorio. Infine, serve un patto di collaborazione tra istituzioni e sistema imprenditoriale.
Il nostro settore ha le competenze ingegneristiche e i mezzi per operare con tempestività ed efficacia. Chiediamo alla Pubblica amministrazione di considerare le imprese edili come alleati strategici per la mappatura e il monitoraggio del rischio. Proteggere il territorio significa proteggere la vita dei cittadini e il futuro economico delle nostre comunità.
Dal singolo cantiere a un sistema dinamico con molti attori e sinergie

Presidente Ferrarolo, Federcostruzioni continua la collaborazione con Senaf e Saie, quali sono le principali motivazioni di questa sinergia?
Federcostruzioni ha stabilito ormai da anni un rapporto stretto e fecondo con Senaf, organizzatrice del Saie, che sicuramente rappresenta il riferimento per il settore dell’edilizia, e nel quale noi portiamo l’esperienza e le capacità di tutta la filiera delle costruzioni: progetto, materiali, edilizia, tecnologie e processi.
È il Saie il luogo naturale dove rappresentare questa filiera non come comparti separati, ma come sistema. Nei prossimi anni, infatti, la filiera delle costruzioni dovrà vedere i vari attori integrarsi non più esclusivamente in un rapporto di fornitura, ma in catene di valore integrate e in reti di competenze capaci di posizionarsi in un mercato in profonda trasformazione.
Su questi temi particolare importanza assumerà la nuova norma europea in itinere, la Industrial Accelerator Act, come strumento per sostenere la decarbonizzazione industriale, il provvedimento si sta configurando come un vero e proprio piano di reindustrializzazione europea, con l’obiettivo di riportare la manifattura al 20% del Pil dell’Unione entro il 2035.
Tra le misure previste figurano l’introduzione di criteri di preferenza per prodotti e tecnologie “Made in Europe” e a basse emissioni negli appalti pubblici e nei regimi di aiuto di Stato, la creazione di aree di accelerazione manifatturiera con procedure autorizzative semplificate, l’istituzione di un permesso unico digitale e un rafforzamento dei controlli sugli investimenti esteri nei settori strategici. Per il comparto delle costruzioni, il dossier assume particolare rilevanza poiché i criteri “Made in Europe” e “low-carbon” dovranno essere progressivamente recepiti anche nelle procedure di procurement pubblico, influenzando materiali, tecnologie e criteri di aggiudicazione.
Durante il Salone dell’Edilizia presenterete la nuova edizione del Rapporto sulla filiera delle costruzioni. In attesa di conoscere i significativi dati del settore, ci può sintetizzare i principali obiettivi della sua presidenza per valorizzare una filiera fondamentale per l’economia e l’occupazione?
Anche quest’anno presenteremo il Rapporto sul sistema delle costruzioni in Italia, che è l’analisi più approfondita sul sistema complessivo delle costruzioni. È una filiera che nel suo complesso raggiunge oltre 600 miliardi di valore della produzione e 3,3 milioni di addetti (dati Rapporto 2025); sono due numeri che da soli rendono la percezione dell’importanza del sistema costruzioni come uno dei cardini dell’economia del paese. C’è un tema prioritario su cui ho impostato la mia attività: la necessità di una politica industriale delle costruzioni, che non è fatta di soli incentivi, ma di un complesso di strumenti normativi, finanziari, economici, di prospettiva di cui non possiamo più fare a meno.
Il paese, il governo, l’opinione pubblica, quando pensano alle costruzioni pensano al cantiere sotto casa: cemento e mattoni, ponti e asfalto. Non è solo questo; le costruzioni sono un sistema industriale: dentro il sistema ci sono progettisti, geometri, ingegneri, architetti, produttori e commercianti di materiali, di impianti termici, idraulici, elettrotecnici, elettronici, energetici, costruttori edili e infrastrutturali, operai, capomastri, capocantieri, artigiani, imprenditori, immobiliari. Tre milioni e trecentomila persone che lavorano, producono e si confrontano con il presente e il futuro.
La domanda, quindi, è: perché una “somma di cantieri” e non una visione complessiva e sistemica delle costruzioni che porti a una “politica delle costruzioni” che traguardi tempi di medio-lungo periodo, compiendo scelte adeguate? Disegnare una politica sistemica delle costruzioni significa anche ottimizzare le politiche per i singoli settori e questo porterebbe risparmi sia per i processi produttivi sia per le casse pubbliche. In questi pochi mesi dalla mia elezione ho cercato di impostare un rapporto stretto con gli associati per evidenziare sempre di più un sistema che è filiera, cioè che racchiude processi produttivi integrati e con strette relazioni di interdipendenza. È un processo che sta già ottenendo alcuni risultati e che costituirà uno dei momenti principali della mia presidenza.
Uno dei temi centrali del Saie 2026 concerne il Partenariato pubblico-privato. Considerato che rappresentate l’intera filiera del costruito, qual è lo stato dell’arte del Ppp e cosa servirebbe per migliorare il rapporto tra pubblico e privato e lo specifico strumento che ancora stenta a decollare?
Il Ppp, che fa parte del panorama normativo e operativo italiano da lungo tempo, non ha mai risposto a una questione fondamentale: la convenienza dell’impresa a presentare progetti (Project financing) che poi potrebbero essere assegnati ad altri, pur con diritto di prelazione… Mentre per quanto riguarda i bandi di Ppp promossi dalla Pubblica amministrazione (cd “di iniziativa pubblica”) in fondo si configurano come appalti pubblici sic et simpliciter…
Il rapporto tra pubblico e privato dovrebbe essere incentrato su uno dei pilastri del nuovo Codice degli appalti: il principio della fiducia tra pubblica amministrazione, funzionari e operatori economici. Le imprese invece hanno un carico amministrativo derivante da una “burocrazia difensiva” che mal si coniuga con questo principio. Pensiamo ad esempio alla regolamentazione urbanistica e edilizia, la cui normativa risale a decenni fa. Occorre rivederla e integrarla evitando sovrapposizioni e dissonanze tra i vari livelli nazionali, regionali e territoriali.
Tornando al Ppp, il Piano Casa prevede iniziative di Partenariato pubblico privato: vedremo nella pratica come saranno declinate le varie possibilità previste nel Piano, che deve comunque tenere conto della peculiarità del sistema imprenditoriale italiano.
Federcostruzioni: Padiglione 29, Mall
Formazione e sicurezza: priorità per l’ente bilaterale

Presidente Lovera, Formedil ha promosso “Formiamo il Futuro”, qual è il principale aspetto del progetto e come sta andando?
“Formiamo il Futuro” rappresenta molto più di un evento: è il luogo in cui il Sistema Formedil mette a confronto istituzioni, imprese, scuole, università e operatori del settore per costruire insieme una visione condivisa dell’edilizia di domani. Il suo punto di forza è proprio questo: creare connessioni tra formazione, innovazione, sicurezza, sostenibilità e mercato del lavoro.
Le tre edizioni realizzate finora hanno dimostrato che il settore ha voglia di confrontarsi e di investire sulle competenze come leva strategica per affrontare le grandi trasformazioni in atto. Dai temi della transizione digitale a quelli della sostenibilità ambientale, fino all’inclusione e all’attrazione delle nuove generazioni, il progetto ha saputo coinvolgere un numero crescente di interlocutori, diventando un appuntamento riconosciuto a livello nazionale.
Per Formedil significa valorizzare il patrimonio di esperienze dei nostri Enti territoriali e dare voce a un sistema che ogni giorno forma migliaia di lavoratori e accompagna le imprese nell’evoluzione delle professionalità richieste dal mercato. È un percorso destinato a crescere, perché il futuro dell’edilizia passa inevitabilmente dalla qualità della formazione.
Quanto contribuisce un’iniziativa come il Saie a veicolare i temi della formazione e della sicurezza, decisamente centrali nella vostra mission?
Il Saie rappresenta da sempre uno dei momenti più importanti di incontro per l’intera filiera delle costruzioni e costituisce un’occasione preziosa per riportare al centro temi che per Formedil sono prioritari: formazione, prevenzione e cultura della sicurezza.
Oggi innovazione tecnologica e sicurezza non possono più essere considerate due percorsi separati. Ogni nuova tecnica costruttiva, ogni nuovo materiale o processo produttivo richiede competenze aggiornate e una formazione continua che permetta ai lavoratori di operare in condizioni sempre più sicure. Manifestazioni come il Saie consentono di mettere in relazione imprese, produttori, professionisti, istituzioni e sistema formativo, favorendo la diffusione di buone pratiche e il confronto sulle sfide del settore.
Per noi è anche l’occasione per presentare i progetti sviluppati dalla rete Formedil, valorizzare il lavoro svolto dagli Enti territoriali e promuovere iniziative dedicate ai giovani, affinché possano vedere nell’edilizia un comparto moderno, qualificato e ricco di opportunità professionali. La sicurezza nasce prima di tutto dalla conoscenza, ed è attraverso la formazione che diventa un valore condiviso.
Cosa ci dice dei risultati relativi alle azioni sui fronti dell’etica e della sostenibilità, che pure hanno visto impegnato Formedil?
Etica e sostenibilità sono ormai elementi strutturali della nostra attività e non semplici temi di attualità. Negli ultimi anni Formedil ha sviluppato numerosi progetti che promuovono un’edilizia sempre più responsabile, capace di coniugare qualità del lavoro, tutela delle persone, innovazione e attenzione all’ambiente.
Un risultato particolarmente significativo è stato il riconoscimento “We Welcome”, assegnato dall’Unhcr per l’impegno nell’inclusione lavorativa dei rifugiati, che testimonia come il nostro sistema sia in grado di favorire percorsi concreti di integrazione attraverso la formazione professionale.
Parallelamente continuiamo a investire sui temi della sostenibilità ambientale, della digitalizzazione, dell’economia circolare e della sicurezza, anche grazie alla partecipazione a progetti europei e alle collaborazioni con università, istituzioni e partner tecnici.
Per noi parlare di sostenibilità significa soprattutto costruire valore nel tempo: imprese più competitive, lavoratori più qualificati, cantieri più sicuri e territori capaci di crescere attraverso competenze solide e una cultura condivisa della responsabilità.
Formedil: Padiglione 28




