I ragionamenti e i discorsi sulla necessità di crescita dell’Europa sono certamente datati, ma non possiamo negare che gli avvenimenti geopolitici degli ultimi anni o anche solo delle ultime settimane, li abbiano riportati più che mai alla ribalta e con la corsa verso l’intelligenza artificiale che sembra quasi solo a due tra Stati Uniti e Cina, la quasi assenza di dinamismo proprio dell’Europa stessa, non può che diventare ora un’emergenza.
L’Europa è rimasta pericolosamente indietro dal punto di vista tecnologico e sono davvero poche le aziende di livello mondiale sulle quali possa contare in quei settori che saranno fondamentali per la competitività e la sicurezza dei Paesi nei prossimi decenni.
Se da un lato siamo, infatti, profondamente dipendenti da quelle tecnologie avanzate che sono prodotte altrove, da un altro siamo purtroppo incapaci di generare quel livello di crescita necessario per poterci permettere il raggiungimento degli obiettivi strategici futuri.
L’Europa è certamente una potenza commerciale, ma resta profondamente vulnerabile e lo resterà almeno fino a quando non riuscirà a rendersi terreno fertile per far crescere innovazioni almeno allo stesso ritmo dei suoi due principali concorrenti, Stati Uniti e Cina e l’intelligenza artificiale, grazie al suo potenziale di generazione nuove conoscenza, oltre alla capacità di svolgere funzioni tradizionali forse meglio e certamente in modo più veloce, potrebbe essere un detonatore necessario per realizzare quella distruzione creativa della quale l’Europa avrebbe tanto bisogno.
L’Europa deve porsi seriamente e velocemente la domanda sul come creare davvero un mercato nel quale non vi sia più nessun tipo di barriere alla circolazione di beni e servizi, un mercato che abbia anche un ecosistema finanziario che sappia dar fiducia all’imprese nella loro presa di rischi nel medio lungo periodo e con una politica industriale convintamente favorevole all’innovazione ed alla concorrenza in tutti i settori chiave per gli anni a venire.
Fino ad oggi invece si è fatto l’opposto, andando purtroppo a enfatizzare la concorrenza tra le imprese già presenti, ignorando quella fuori dai nostri confini e non facendo nulla per l’ingresso di nuovi operatori capaci di portare innovazione che sarebbero stati l’elemento fondamentale per realizzare quella distruzione creativa sopra citata, fondamentale per crescere ai ritmi oggi necessari.

Solo con politiche industriali concepite per favorire davvero la concorrenza e l’innovazione e adeguatamente governate dai singoli Stati membri – finalmente liberi di contrarre prestiti collettivi, altro dibattito in auge da anni, finalizzati ad investimenti nelle nuove tecnologie -, l’Europa saprà affrancarsi dalla propria condizione.
In conclusione, la distruzione creativa è a mio avviso l’elemento fondamentale per raggiungere quello sviluppo economico che l’Europa merita e quindi deve crearne le condizioni affinché anche qui, come già in altre aree del mondo, possa davvero avvenire.
*Presidente di Sercomated, di Assoposa e di Euf



