Massimiliano Mandarini. Il futuro urbano è una città più vivibile e inclusiva

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(elaborazione di Creative Italy Lab)

La crescita della popolazione urbana è uno dei fenomeni più rilevanti del nostro tempo.

Sempre più persone scelgono o sono costrette a vivere nei centri cittadini, dove però si concentrano anche criticità ormai note: traffico congestionato, inquinamento, costi abitativi elevati, ritmi stressanti e un progressivo impoverimento delle relazioni sociali.

Le città, inoltre, incidono pesantemente sui consumi energetici e sull’equilibrio ambientale.

Architettura e design contemporaneo: outdoor e socialità

L’architettura e il design contemporaneo riconoscono il valore strategico degli spazi outdoor, integrandoli nei processi progettuali e favorendo permeabilità, accessibilità e connessione visiva e funzionale tra interno ed esterno.

La presenza della natura svolge un ruolo chiave nel definire la qualità degli spazi, favorendo biodiversità, regolazione termica e assorbimento degli inquinanti.

Se la luce naturale e lo spazio aperto sono elementi fondamentali per la salute e la qualità della vita delle persone, verde urbano ed elementi naturali diventano strumenti progettuali essenziali per la sostenibilità e la qualità delle nostre città.

Dal punto di vista sociale, gli spazi aperti incentivano l’incontro, l’inclusione e la partecipazione, rafforzando il senso di comunità e configurandosi come luoghi di relazione e benessere personale e collettivo.

Vivere gli spazi all’aperto significa ripensare la città come un sistema in cui qualità ambientale e qualità della vita sono strettamente interconnesse.

Le GooDesign Cities di Massimiliano Mandarini

(elaborazione di Creative Italy Lab)

È da questa consapevolezza che nasce GooDesign Cities, installazione artistica e mostra-manifesto dedicata al futuro dell’abitare urbano, ospitata presso l’Adi Design Museum di Milano, nell’ambito della Milano Design Week. Curato da Massimiliano Mandarini, il progetto è il risultato di un anno di ricerca e propone una riflessione concreta sul modo in cui immaginiamo, costruiamo e viviamo gli spazi cittadini.

Dando forma all’idea di una città non solo performativa ma profondamente umana – capace di generare benessere, accessibilità, produttività e sostenibilità, promuovere equità e ristabilire un equilibrio tra tecnologia, società e ambiente –, GooDesign Cities lancia una domanda urgente: come vogliamo abitare le città del futuro?

Una città progettata attorno alle persone

(elaborazione di Creative Italy Lab)

Soluzioni parziali o interventi estetici sembrano non bastare più.

Il cuore della proposta è semplice ma radicale: riportare l’essere umano al centro di una progettazione urbanistica orientata a un’idea di città umana, relazionale, sostenibile e armoniosa.

Significa immaginare quartieri, edifici e spazi pubblici pensati non solo per essere efficienti, ma anche accoglienti, sani e accessibili, in cui il benessere delle persone (nella loro totalità: fisico, psicologico, sociale ed economico) e quello dell’ambiente siano parte integrante del progetto sin dalla sua ideazione.

La città viene interpretata come un sistema vivo, relazionale e biofilico, dove architettura, socialità, innovazione e natura devono dialogare in equilibrio.

Un cambio di prospettiva che supera l’idea della metropoli come macchina produttiva e la avvicina a un ecosistema capace di prendersi cura di chi la abita.

Verde e spazi aperti come infrastrutture essenziali

(elaborazione di Creative Italy Lab)

Tra i temi centrali dell’esposizione emerge il valore degli spazi all’aperto. Piazze, cortili, terrazze, giardini e percorsi pedonali sono infrastrutture urbane attive, capaci di favorire incontro, partecipazione e salute – elementi decisivi nella definizione della qualità della vita all’interno del contesto urbano.

Alberature, superfici permeabili, sistemi vegetali e ombreggiamenti naturali contribuiscono a migliorare il microclima, ridurre l’inquinamento e favorire la biodiversità, mentre gli spazi condivisi incentivano incontro, partecipazione e senso di comunità.

La connessione tra interno ed esterno, l’uso della luce naturale e la presenza del verde diventano fattori chiave per migliorare il vivere quotidiano.

In questa visione, natura e città non sono realtà opposte, ma componenti dello stesso progetto e il verde urbano si trasforma in una tecnologia ambientale essenziale.

Design e architettura, strumenti di cambiamento

Nella vision di Mandarini, quindi, il design non è solo una questione estetica o funzionale, ma uno strumento culturale ed etico: progettare significa assumersi una responsabilità verso il benessere collettivo e il design rappresenta uno strumento concreto per migliorare salute, relazioni, sostenibilità e qualità di vita e lavoro.

«La città è un sistema complesso: negli ultimi anni abbiamo vissuto e percepito la città come un’infrastruttura solo fisica e tecnologica, dimenticando che la città è prima di tutto un sistema fatto di persone. È un luogo in cui la tecnologia, fin dai tempi più antichi, era una miglioria per velocizzare un sistema di lavoro, per migliorare la costruzione di un’architettura o per armonizzare un luogo rispetto ai bisogni del tempo. Viviamo un tempo diverso, ma forse stiamo mettendo troppo l’accento sulla tecnologia e ci stiamo dimenticando che questa dovrebbe essere non solo un vantaggio competitivo per l’economia, ma un vantaggio sociale per le persone» osserva Mandarini. «La città è città se è un luogo collettivo. Se non diventa un luogo collettivo concretamente, rischiamo di non essere più città, ma un insieme di oggetti, strutture fisiche, infrastrutture in cui però l’essere umano si sente solo e insicuro. […] La mostra vuole cercare di creare una sensibilità, un approccio al ragionamento, dove soluzioni di architettura, di integrazione energetica e di biodiversità, insieme alla grande forza che ha il design di ascoltare i problemi, strutturare il presente e facilitare il futuro, possano veramente fare la differenza».

GooDesign Cities si configura come una riflessione critica e propositiva sul destino delle città contemporanee: il progetto si sviluppa come piattaforma collaborativa tra realtà che contribuiscono, con visioni e competenze complementari, alla costruzione di un nuovo paradigma urbano.

Attraverso un linguaggio multidisciplinare, GooDesign Cities costruisce scenari e visioni che intrecciano architettura, design, stili di vita, tecnologie e cultura, proponendo un modello di sviluppo relazionale, sostenibile, inclusivo e orientato al futuro. Un invito a ripensare la città come bene comune, luogo di appartenenza collettiva e spazio di possibilità relazionali condivise.

Il rifugio bioclimatico

All’interno dell’installazione sono presentati diversi prototipi per le GooDesign Cities, in particolare un rifugio climatico biofilico e fotocatalitico, progettato da Massimiliano Mandarini e dal suo studio Creative Italy Lab e realizzato da Delta Overlap, brand di strutture bioclimatiche per outdoor. Il rifugio, pensato come spazio di riparo outdoor, è un’architettura modulare multifunzionale che produce autonomamente l’energia attraverso vetrate e copertura solare fotovoltaica (a opera del partner tecnologico Sofisolar), un’architettura totalmente smontabile e riciclabile che incorpora vegetazione dry garden, superfici naturali e micro-giardini verticali, insieme a soluzioni d’arredo e di illuminazione modulari ed ergonomiche.

Realizzato in alluminio riciclato, la struttura integra un’importante tecnologia per la riduzione e l’assorbimento di inquinanti: il coating fotocatalitico brevettato da REair, una nanotecnologia trasparente, inodore, antibatterica e autopulente capace di assorbire le Nox presenti nell’aria ed eliminare ogni tipo di batterio, inquinante e Voc, monitorando la indoor quality con dispositivo IoTe sensoristica connessa alle pareti del rifugio.

All’interno di questo ecosistema si inserisce il contributo di Vaillant, attraverso un sistema a pompa di calore integrato: la nuova AroTherm pro con refrigerante naturale R290 contribuisce agli obiettivi di transizione NetZero, garantendo riscaldamento e raffrescamento in un’unica soluzione. La struttura compatta e la funzione brevettata FlexibleSpace consentono l’installazione anche in spazi ridotti, tipici delle aree urbane ad alta densità, mentre la modalità silenziosa (disponibile per la taglia più piccola da 5 kW) contribuisce al benessere acustico dello spazio.

Le soluzioni d’arredo selezionate per l’interno omaggiano il Made in Italy attraverso la collaborazione con Poliform, importante brand di mobili e arredo. L’interno del rifugio si configura come uno spazio contemporaneo e armonico anche grazie alla nuova collazione Mediterranean di Profilia, un nuovo progetto di sistemi cover un nuovo modello di re-design pensato per infissi, pareti e boiserie, innovativo e adattabile a ogni superficie – acciaio, legno, materiali compositi, vetrate, infissi e pareti interne.

Si unisce nell’itinerario delle soluzioni innovative proposte nell’installazione artistica la tiny home adiacente al rifugio climatico, una micro-architettura modulare sostenibile, mobile, smontabile e riciclabile, progettata dall’architetto Mandarini insieme alla designer Jlenia Poloni e realizzata da Profilia. L’applicazione del coating fotocatalitico e antibatterico di REair, che mantiene lo spazio pulito e sano per la persona, si unisce alla copertura fotovoltaica Sofisolar, che contribuisce alla pulizia e alla salubrità dell’ambiente esterno. La tiny home valorizza la luce naturale e integra innovativi sistemi di illuminazione decorativa realizzate dal Luxuni, importante brand di illuminazione tecnica e decorativa per interni.

Il senso del vivere comune

(elaborazione di Creative Italy Lab)

Il rifugio climatico, la tiny home e l’installazione artistica complessiva del progetto GooDesign Cities, attraverso pannelli educativi, disegni, schizzi, racconti e video, vogliono lasciare una traccia e invitare al dialogo i visitatori sui problemi della società contemporanea, in particolare quelli che riguardano la perdita del senso del vivere comune.

Socialità e relazioni, creatività e innovazione, accessibilità e partecipazione sono binomi che da sempre caratterizzano le radici profonde dell’essenza del concetto di città: GooDesign Cities ci invita a coltivarle e a pensare nuovi modi di adattarle alle esigenze del vivere contemporaneo.

Un invito al dialogo

Nell’ambito degli eventi della Milano Design Week, il 21 aprile 2026 si è tenuto presso l’Adi Design Museum di Milano un momento di confronto tra l’ideatore delle GooDesign Cities, l’architetto Massimiliano Mandarini, e i main partner del progetto: Maria Chiara Voci, giornalista del Sole 24 Ore, ha moderato una conversazione su visioni, progetti e buone pratiche per esplorare nuovi paradigmi del futuro che mettano le persone e il benessere al centro della progettazione. Tra i protagonisti, Raffaella Moro (Ceo di REair e Sofisolar), James Corbuccio (Ceo di Profilia), Gianni Fiorillo (Ceo di Delta Overlap), Jean Chen (Ceo di Luxuni Industrial Design) e Marina Verderajme (Presidente Nazionale di Gidp e Hrda).

Luciano Galimberti, presidente dell’Adi Design Museum, è intervenuto per suggerire la direzione della progettazione di domani, nel segno della qualità e dell’attenzione ai bisogni della collettività: «ADI è un museo di sperimentazione e di ricerca e in questa prospettiva ascoltare e dialogare sulle questioni contemporanee, con Massimiliano Mandarini in particolare, aiuta il museo a essere parte del presente. La questione dell’ascolto è significativa: con Massimiliano la proposta è sempre stata quella di cercare di capire dove si stesse andando» afferma Galimberti. «Ho letto recentemente uno dei libri dell’urbanista americana Jane Jacob. Mi ha colpito una frase che ha cambiato completamente la mia prospettiva rispetto all’idea di costruzione della società. Designer e architetti per tutta la vita si sono trincerati dietro la famosa frase di Dostoevskij: “la bellezza salverà il mondo”. Una sorta di auto-assoluzione: “noi facciamo una piccola cosa bella e quindi abbiamo fatto tutto quello in nostro dovere per fare salvare il mondo”. Lei diceva, invece: “la bellezza non ci salverà, l’unica cosa che ci salverà sarà la bontà”. La bontà prevede le relazioni, la capacità di mettersi in gioco, l’abilità di ascoltare e di progettare insieme qualcosa che non è necessariamente perfetto, ma che assume il valore di imperfezione come valore positivo di miglioramento continuo».

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