Non si sono fatte attendere le reazioni delle imprese alle indiscrezioni che circolano in merito a un possibile aumento Iva per le aliquote del 4 per cento e 10 per cento che creerebbero un’inevitabile caduta ulteriore dei consumi.
Confcommercio auspica che le indiscrezioni su una eventuale rimodulazione delle aliquote Iva ridotte siano destituite di ogni fondamento perché, viceversa, si commetterebbe un macroscopico errore economico e si colpirebbero soprattutto i redditi medio bassi che hanno beneficiato del bonus di 80 euro, neutralizzandone il potenziale benefico effetto.
Secondo Confesercenti, non è questa la strada da seguire, in quanto la questione centrale da risolvere è quella di un mercato interno che va rivitalizzato smettendo di usare la leva fiscale per aumentare il carico su famiglie e imprese. Lo Stato, secondo Confesercenti, deve diventare più snello e meno costoso. Le risorse per la crescita vanno trovate riducendo gli sprechi della pubblica amministrazione e non aumentando ulteriormente la pressione fiscale, già a livelli insostenibili.
Anche Cgia Mestre afferma che bisogna assolutamente evitare qualsiasi nuovo aumento della tassazione, tra cui quello dell’Iva che avrebbe ricadute negative sia sulle famiglie e che sulle imprese. L’Associazione ricorda, infatti, che il 98 per cento delle imprese italiane ha meno di 20 addetti e la stragrande maggioranza di queste attività produce o vende i propri servizi per il mercato interno.

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