Riuso alpino contemporaneo

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Nel cuore delle Dolomiti un annesso agricolo viene trasformato in una casa famigliare con un intervento misurato che che non replica il passato, ma lo reinterpreta in chiave contemporanea

L’edificio è dotato di pannelli solari per riscaldamento e acqua calda sanitaria ed è completamente autonomo dal punto di vista energetico (foto di Elisa Fedrizzi)

Nel comune montano di Pedavena, in provincia di Belluno, un vecchio fienile ormai in disuso è stato trasformato in una nuova unità residenziale, dando vita a un intervento che unisce recupero, ampliamento e attenzione per il contesto naturale e rurale.

L’edificio si affaccia su una grande area a prato, con sullo sfondo il profilo delle Vette Feltrin. Proprio questo rapporto diretto con il paesaggio è stato uno degli elementi centrali dell’idea progettuale di Matteo Fontana di Mf Architettura.

La grande vetrata ad angolo è enfatizzata dall’uso di un rivestimento in tavole verticali di larice naturale; l’intonaco effetto malta vecchia dei portali è “Rasosasso” nella colorazione Sabbia, di Calchèra San Giorgio (foto di Elisa Fedrizzi)

L’intervento riguarda il volume del vecchio fienile-magazzino costruito a fine anni ’60 in aderenza all’abitazione, un fabbricato costruito a cavallo tra 1800 e 1900, ma ormai non più utilizzato per le attività agricole.

L’obiettivo era quello di ricavare un’ulteriore unità abitativa indipendente per un giovane nucleo famigliare. Il fabbricato principale, su tre livelli fuori terra, presenta murature miste in pietrame e laterizio e copertura in legno.

Matteo Fontana


«Ogni scelta progettuale è stata pensata per valorizzare l’identità rurale dell’edificio, rispondendo al tempo stesso alle esigenze dell’abitare contemporaneo»
Matteo Fontana, Mf Architettura




L’annesso evidenziava criticità strutturali e conservative: fessurazioni agli angoli, degrado delle travature lignee e fenomeni diffusi di umidità di risalita al piano terra, e dunque viene demolito.

Il nuovo fabbricato è composto da tre piani fuori terra e uno interrato.

Dal punto di vista formale, il nuovo edificio è segnato dalla presenza di un grande portale che attraversa il prospetto, dividendo visivamente il volume e ridefinendone le proporzioni.

Una scelta importante ha riguardato la distribuzione interna: per garantire maggiore privacy e, allo stesso tempo, sfruttare al meglio la vista sul paesaggio, la zona notte è stata collocata al piano terra, mentre quella giorno è stata spostata al piano superiore.

In questo modo, l’area living può aprirsi verso l’esterno, senza interferenze con la corte comune e con le proprietà limitrofe.

Questo ribaltamento ha permesso di realizzare al primo piano una grande vetrata d’angolo, uno degli elementi caratterizzanti del progetto, che è accompagnata esternamente da un rivestimento in tavole verticali di larice naturale.

Il contesto ha “imposto” materiali tradizionali, come il legno di larice per rivestimenti e serramenti, intonaci con finitura a effetto antico applicati manualmente e stipiti in pietra recuperati dall’ingresso originario del fienile, mantenendo così un legame concreto con la storia dell’edificio.

Le travi dei solai interni sono in abete lamellare; il pavimento è in listoni di rovere commerciale sbiancato antichizzato; la maggiore altezza disponibile al primo piano ha suggerito una doppia altezza nella zona pranzo (foto di Elisa Fedrizzi)

Anche negli interni il progetto ricerca un equilibrio tra memoria e contemporaneità: la zona giorno è caratterizzata da una porzione a doppia altezza, che conferisce allo spazio maggiore respiro; il legno di rovere riveste i pavimenti e i solai a vista sono realizzati in abete.

Un elemento centrale del progetto è costituito dalle rampe di scale a sbalzo; il muro in pietra originario, recuperato grazie a un’operazione di cuci e scuci, con la fugatura in malta di calce idraulica pozzolanica “Rasosasso” (foto di Elisa Fedrizzi)

Elemento centrale è la scala a sbalzo, che accompagna il percorso verticale mettendo in dialogo il nuovo con il muro in pietra originale, mantenuto a vista e valorizzato tramite l’inserimento di superfici vetrate, per garantirne la continuità visiva e la piena leggibilità.

Il camino a biomassa, di Jøtul, complementa il riscaldamento radiante a pavimento; i bagni sono rivestiti in gres effetto pietra (foto di Elisa Fedrizzi)


Cosa è cambiato

L’annesso, che evidenziava criticità strutturali e conservative, viene demolito per intero. La nuova struttura è realizzata in telaio di c.a., con il solaio dell’interrato in predalles e gli altri in legno di abete lamellare con cappa collaborante in c.a.

Il tetto è in legno lamellare di abete spazzolato, con manto in tegola tipo coppo antichizzato. Le partizioni verticali sono in mattoni e vetro, per quanto riguardo gli interni, e in laterizio alleggerito e con cappotto per gli esterni. Una porzione è rivestita con lastre di larice naturale.

I serramenti sono in larice bicolore. Negli interni viene posato il legno di rovere sbiancato e antichizzato, mentre per scale e bagni la scelta ricade sul gres effetto pietra. Gli impianti sono radianti a pavimento, con 2 pompe di calore e pannelli solari da 6 kW con sistema di accumulo di 10 kW.

Il portale in pietra del vecchio ingresso del magazzino è stato recuperato e adeguato al nuovo ingresso all’abitazione. Il muro in pietra e mattoni che separa il fabbricato esistente dal nuovo viene recuperato e lasciato a vista con un’operazione di cuci-scuci.


Il produttore

Dallo studio delle antiche ricette del costruire

Gianni Nerobutto

Per l’intonaco esterno dei portali della terrazza è stato usato “Rasosasso” di Calchèra San Giorgio, una malta minerale traspirante ed ecosostenibile a base di calce pozzolanica, priva di sali e clinker, esente da materie dannose per la salute e l’ambiente, totalmente riciclabile.

Il Centro di Ricerca e Formulazione Calchèra San Giorgio studia e produce materiali specifici per il restauro storico e l’edilizia sostenibile, il consolidamento strutturale e il risanamento di edifici di interesse storico culturale ispirati alle antiche tecniche costruttive e alle materie locali.


Utilizza componenti naturali o riciclate, prive di sostanze nocive. Fornisce consulenza, analisi di laboratorio, assistenza in cantiere e materiali certificati Ce.

«L’impiego di materiali naturali e sostenibili come Rasosasso rappresenta un esempio virtuoso di come le soluzioni costruttive della tradizione possano essere reinterpretate in chiave contemporanea. Il risultato è un’architettura essenziale e moderna, ma al tempo stesso profondamente radicata nel proprio contesto, rispettosa della storia e della materia originaria» dichiara Gianni Nerobutto, responsabile generale e direttore tecnico di Calchèra San Giorgio.


Il distributore

Ampio catalogo e magazzino virtuoso

Alessandro De Toffoli

Edilfeltre si sviluppa su una superficie di 4.500 metri quadri, di cui 50 destinati a uffici e servizi, 600 alla ferramenta e alla vendita al dettaglio e 1.800 al deposito coperto, ampliati di recente per migliorare capacità e organizzazione logistica.
Attiva da oltre quarant’anni nel centro di Feltre (BL), serve un territorio che copre la provincia di Belluno. Nel tempo ha ampliato l’offerta affiancando ai materiali tradizionali prodotti naturali per la bioedilizia, sistemi a secco, un vasto comparto ferramenta, attrezzature professionali e un servizio di noleggio di piccole e grandi attrezzature.
Il team è composto da tre addetti alle vendite e due figure amministrative, supportati da formazione continua.

«L’obiettivo è quello di migliorare costantemente servizio, competenza e disponibilità di magazzino» afferma Alessandro De Toffoli, cotitolare della rivendita. «Attualmente poniamo particolare attenzione all’ordine e alla pulizia per creare un’armonia positiva nell’operatività quotidiana sia per lo staff che per la clientela. Vogliamo che i nostri clienti trovino in noi competenza, rapidità, servizio e gamma di magazzino, e gli sforzi ci stanno ripagando».

L’imprenditore edile

La passione come motore

Roberto Zabot

L’impresa che ha preso in carico i lavori è Zabot S.r.l. di Pedavena (Bl).
Fondata nel 1969 dal padre dell’attuale titolare, che dopo anni di affiancamento la rileva nel 2001 e si specializza in lavori di restauro e recupero di manufatti di pregio, per la maggior parte nel settore residenziale, ma con incursioni nell’ambito ricettivo.


Con sei dipendenti, l’impresa vanta un know how specifico su manufatti tradizionali e rustici di montagna, con una predilezione per l’uso di materiali naturali come pietra, legno e calce locali.


«Lavoro sempre come se si trattasse di casa mia – ha dichiarato Roberto Zabot, titolare di Zabot –. È importantissimo far sì che il cliente non perda l’emozione per il progetto durante il difficile processo del cantiere». Per questo «fondamentale è il rapporto di fiducia, con il cliente e con il progettista».

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