Dopo quasi trent’anni di chiusura, il progetto di recupero ha ridefinito il ruolo centrale di Palazzo Prosperi Sacrati.
Il restauro, integrato all’innovazione tecnologica, ripristina la spazialità originaria introducendo nuovi collegamenti verticali e garantendo adeguamento strutturale e impiantistico idoneo alle esigenze museali.

Il progetto
Palazzo Prosperi Sacrati sorge a Ferrara lungo l’asse principale dell’ampliamento rinascimentale voluto da Ercole I d’Este e progettato da Biagio Rossetti.
Realizzato tra il 1493 e il 1514 per il medico ducale Francesco da Castello, il palazzo – considerato già nel Cinquecento uno degli edifici più belli della Ferrara estense – ha attraversato passaggi ereditari e usi militari che ne hanno alterato gli apparati decorativi, fino a un periodo di abbandono che ne ha accelerato il degrado strutturale.
Il Comune di Ferrara, che riscattò il palazzo, nel 2004 rifece la copertura rimuovendo contestualmente tutti i controsoffitti non pertinenti.
Nel 2007 la Soprintendenza avviò un cantiere conoscitivo con saggi stratigrafici ed eliminazione delle partizioni incongrue.
Dal 2008 il palazzo rimase inutilizzato fino ai finanziamenti post-sisma 2012.
Prima dell’intervento attuale, iniziato nel 2023 e conclusosi nel 2026, le trasformazioni interne avevano compromesso percorsi, leggibilità dell’intero organismo e funzionalità strutturali.

La massa edilizia e la sua giacitura ne confermano oggi il ruolo di nodo morfologico e punto di cerniera del sistema viario rossettiano mentre gli elementi lapidei superstiti mantengono piena coerenza con il linguaggio architettonico dell’epoca.
Il progetto esecutivo non si è configurato solo come un intervento di recupero, ma una vera operazione culturale che ricuce le fratture, restituisce coerenza e prepara il palazzo a una nuova vita pubblica.
Gli interventi hanno riguardato l’intero organismo edilizio per restituire funzionalità, continuità distributiva e adeguamento alle esigenze museali contemporanee.
Le operazioni di intervento hanno interessato una superficie di circa 2700 metri quadrati grazie a un finanziamento integrato: Fsc per la riqualificazione architettonica, funzionale e museale; fondi regionali post-sisma e fondi comunali per la riparazione dei danni e il miglioramento sismico.
L’importo complessivo dei lavori è di 7 milioni di euro così ripartiti: 5 milioni circa da uno specifico finanziamento del Ministero della Cultura; 1,4 milioni dalla Regione; 600 mila euro dal Comune.

L’intervento di miglioramento sismico ha comportato il consolidamento degli orizzontamenti previa verifica delle orditure lignee esistenti. Ove è stato possibile rimuovere l’orditura principale, sono state utilizzate nuove travi in legno lamellare con tavolato semplice e soletta integrata in calcestruzzo alleggerito
Natascia Frasson, Dirigente Servizio Beni Monumentali e Patrimonio di Ferrara e Responsabile Unico
Visione e principi progettuali
Il complesso intervento restituisce piena fruibilità collettiva agli spazi interni ed esterni del palazzo ricomponendone al contempo il carattere architettonico lineare, potente ed elegante attraverso consolidamenti strutturali, riqualificazione delle superfici e riorganizzazione dei percorsi.
La visione progettuale ha orientato il recupero verso un polo museale ed espositivo contemporaneo, fondato su due direttrici: la continuità spaziale con il giardino, ottenuta attraverso il restauro del loggiato e la definizione del giardino interno per creare un percorso unitario tra interno ed esterno; e la conferma degli ingressi da Corso Ercole I d’Este e Corso Biagio Rossetti, che integrano il palazzo nei flussi turistici del Quadrivio degli Angeli.
L’attuale pianta rettangolare è il nucleo centrale superstite dell’impianto a U, le cui ali laterali furono demolite nel XIX secolo, modificando volumetria e rapporto con gli spazi retrostanti.
La sostenibilità è affrontata con un approccio non formalistico compatibile con il valore storico del bene, materiali durevoli, manutenzione semplificata e gestione tramite modello Bim.

Sono stati eseguiti interventi mirati all’incremento del coefficiente di sicurezza strutturale mediante il rinforzo dei solai con adeguamento della portanza del piano nobile a 400 kg/m² per l’esercizio delle funzioni espositive.
Tre sono i principi progettuali: rigore, continuità costruttiva e leggibilità dell’evoluzione storica.
Le scelte adottate sono compatibili con il bene vincolato e sono state determinate da un’analisi critica delle configurazioni storiche, supportata da tecnologie contemporanee in grado di mappare le trasformazioni per favorirne la conoscenza anche visiva del com’era e del com’è.
Dal punto di vista architettonico e edilizio, il progetto coniuga risanamento conservativo e modernità funzionale.
Il primo ha eliminato le superfetazioni storiche per riportare alla luce la spazialità rinascimentale del 1492; la seconda ha introdotto nuovi collegamenti verticali dal design contemporaneo per garantire piena accessibilità.

La facciata e il giardino
Esempio del Rinascimento ferrarese tardo-quattrocentesco, la facciata coniuga la solidità del laterizio a vista con la straordinaria ricchezza scultorea del suo portale marmoreo in stile veneziano, articolato da colonne corinzie e da una ricca trabeazione scolpita.
L’angolo è marcato dalla parasta monumentale, elemento cardine dell’Addizione Erculea, che è stata ripulita e ha riacquisito la luminosità originaria e la piena leggibilità del suo ruolo di cerniera urbana.
Il prospetto in laterizio è qualificato dagli inserti lapidei rinascimentali, gli interventi hanno riguardato puliture e protezioni a spolvero su cotti, portale e paraste.
I lapidei sono stati riportati alla luminosità originaria tramite rimozione dei depositi, biocida, adesione e consolidamento.
Complessivamente le operazioni hanno restituito piena leggibilità alla facciata, sul gruppo d’ingresso e sul balcone sono state eseguite puliture selettive e integrazioni mirate.
È stato attivato un nuovo rapporto con il giardino attraverso la traslazione del muro di confine che restituisce al palazzo uno spazio verde nuovo e impostato su una geometria semplice.

Per i percorsi esterni è stata scelta una finitura in “terra stabilizzata”, terra solida per i camminamenti; mentre le grandi aree verdi sono contornate di lame di contenimento in corten e aiuole verdi con contenimento in lame sempre in corten.
Il nuovo giardino, che valorizza l’asse prospettico verso la loggia e riorganizza cortile e loggiato come spazi di connessione tra l’ingresso monumentale e le funzioni di servizio, migliora anche la logistica interna contribuendo a un uso più razionale dell’intero complesso.
I cancelli del giardino sono stati progettati per aprire la veduta del visitatore che posa lo sguardo nel verde del giardino.
Al piano terra sono stati riorganizzati gli spazi di accoglienza e sono state riqualificate le aree di servizio affacciate sul loggiato e sul giardino, predisposte anche per organizzare eventi.
Nell’androne iI pavimento in laterizio a spina di pesce, gravemente compromesso e per alcuni tratti inesistente, è stato riproposto ex novo seguendo le tracce di quello originale del portico.

La produzione di energia termica e frigorifera è ottenuta grazie alla pompa di calore ad alta efficienza e alla centrale di trattamento aria. Per mantenere la prestazione dell’involucro edilizio sono previsti serramenti a taglio termico. Il tutto gestito da un sistema centralizzato Building Management System, per garantire una costante ed efficiente regolazione termo-igrometrica
Fausto Ghirardi, Responsabile Divisione Impianti Tecnologici dell’impresa iMartini
Spazi interni e sale espositive
Gli interventi hanno riguardato l’intero organismo edilizio per adeguarlo alle esigenze museali contemporanee.
La riconfigurazione funzionale ha previsto: servizi al piano terra, uffici al primo piano e spazi espositivi al secondo.
La fruizione museale e le esigenze di sicurezza hanno richiesto l’inserimento di due nuovi collegamenti verticali alle estremità del corpo di fabbrica concepiti come dispositivi tecnici e integrati nel sistema di miglioramento sismico.
Il complesso rispetta le norme per l’abbattimento delle barriere architettoniche sotto il profilo motorio.
Lo scalone monumentale settecentesco è una rara scala elicoidale ellittica con volta reale in laterizio e gradini in pietra di Verona ed è stato restaurato ripulendo marmi e stucchi in modo accurato e con lavaggi che hanno restituito i chiaroscuri originali.
La pulitura ha previsto interventi selettivi, calibrati sul tipo di deposito e sullo stato di conservazione del materiale e sono stati impiegati metodi a bassa invasività.
Gli interventi hanno riguardato il consolidamento strutturale, il restauro dei gradini e degli stucchi, e la messa in sicurezza della volta con tecniche compatibili e reversibili.
Dallo scalone si accede direttamente al piano nobile riconfigurato come cuore espositivo del complesso e trasformato in un open space polifunzionale, dove le aperture verso le sale laterali sono state ripristinate per garantire continuità e fluidità del percorso museale.
Le travi di legno del piano nobile sono state dipinte e restaurate.
Le decorazioni emergono soprattutto in questo piano nobile dove sono affiorati frammenti di apparati pittorici e plastici – riemersi dopo la rimozione dei controsoffitti novecenteschi –, intonaci storici, stucchi, cornici e lacerti di affreschi, spesso in stato di conservazione precario.

Il piano ammezzato, reso accessibile grazie ai nuovi collegamenti verticali e agli ascensori, ospita sale e spazi progettati con criteri di comfort operativo e razionalità distributiva.
Il rifacimento delle pavimentazioni ha introdotto il seminato alla veneziana nelle sale e nelle nuove scale, garantendo omogeneità materica e piena leggibilità dell’intervento contemporaneo. Per ottenere una colorazione che permettesse di restituire la massima luminosità naturale, è stato utilizzato un inerte in marmo botticino con un legante in cocciopesto.
Le finiture interne hanno previsto una tonalizzazione astratta dei soffitti lignei e la ricomposizione dei portali in legno che caratterizzano il percorso centrale passante delle sale del piano nobile adiacenti al salone.
Gli interventi, eseguiti per restituire leggibilità e continuità materica senza alterare la stratificazione storica, hanno previsto puliture selettive, consolidamenti localizzati e reintegrazioni compatibili.
Tutti i serramenti novecenteschi sono stati sostituiti con nuovi infissi che bene si inseriscono nel contesto.
Gli intonaci sono stati trattati secondo una mappatura puntuale: rimozione degli strati cementizi novecenteschi, conservazione e restauro delle superfici antiche, fondati su criteri e interventi differenziati per locale.
L’allestimento museale è pensato come macchina espositiva reversibile con pareti in cartongesso distanziate dalle murature, impianti integrati che minimizzano le interferenze, illuminazione su binari regolabili.

Dotazioni tecnologiche e impiantistiche
L’intervento impiantistico è stato concepito come una infrastruttura discreta che garantisce prestazioni museali contemporanee.
L’obiettivo è stato quello di ridurre al minimo l’impatto visivo, soprattutto nelle sale espositive, preservando l’integrità architettonica del palazzo.
L’impiantistica si fonda su criteri di sicurezza, controllo del microclima, qualità dell’aria e conservazione delle opere, senza alterare la percezione degli spazi storici.
L’inserimento degli impianti è stato affrontato con soluzioni specifiche per ogni ambiente con materiali compatibili e tecniche reversibili.
Anche il sistema termo-meccanico è stato progettato per essere il meno invasivo possibile: al piano nobile è stato adottato un impianto radiante a pavimento, con collettori integrati in contro-pareti in modo da non interferire con le snelle murature; nei livelli inferiori sono stati installati ventilconvettori, scelti per la loro compatibilità con gli spazi di servizio.
A supporto del radiante opera un sistema di trattamento aria, con canali di mandata e ripresa collegati a un’unità dedicata, dimensionata per garantire stabilità termo-igrometrica nelle sale espositive.
Data la complessità volumetrica del palazzo, l’impiantistica è stata organizzata in modo da ottimizzare efficienza energetica, manutenzione e gestione.
I locali tecnici principali sono collocati all’esterno del corpo di fabbrica – con accesso dal nuovo muro perimetrale – e nel sottotetto – dove trovano posto le utenze Hvac.
Per l’illuminazione, il palazzo è stato dotato di impianti moderni integrati con interferenza visiva minima.
La luce diventa strumento di valorizzazione, soprattutto nello scalone monumentale dove l’intervento illumina senza sovrapporsi.
Gli impianti sono integrati secondo criteri di compatibilità: radiante e Vmc al piano nobile, ventilconvettori negli altri livelli, centrale tecnologica esterna, sistemi Knx, Dali, rilevazioni fumi ed Evac, antintrusione, videosorveglianza e rete dati in fibra.

Abbiamo riflettuto con l’arch. Natascia Frasson, Dirigente Servizio Beni Monumentali e Patrimonio di Ferrara e Responsabile Unico, sulla strategia progettuale che completa il recupero del polo dei musei di Arte contemporanea e Moderna costituito da Palazzo Diamanti, Palazzo Massari e Spazio Antonioni.
Quali sono stati gli interventi più significativi?
«L’intervento di miglioramento sismico ha comportato il consolidamento degli orizzontamenti previa verifica delle orditure lignee esistenti. Ove è stato possibile rimuovere l’orditura principale, sono state utilizzate nuove travi in legno lamellare con tavolato semplice e soletta integrata in calcestruzzo alleggerito. La soletta costituisce un irrigidimento di piano e funge da elemento di ritegno al ribaltamento delle pareti murarie. Nel salone principale del piano nobile, dove è presente una volta in laterizio, è stato realizzato un nuovo solaio in acciaio e legno con nuove travi metalliche e soprastante pannello in Xlam portante rigidamente collegato alle murature e staccato dalla volta che ha perso la sua funzione portante. La volta è stata consolidata con cappa in malta strutturale e fibra di vetro estradossale. Sono stati eseguiti diversi interventi sulle murature con ampie zone di cuci-scuci per la chiusura di vecchie nicchie e canne fumarie e il ripristino di paramenti che presentavano una tessitura muraria disorganizzata. Abbiamo realizzato un nuovo vano scala interno in acciaio sul fronte lungo via B. Rossetti, uno interno in acciaio sul fronte lungo via Ercole I d’Este e un nuovo solaio in legno lamellare. Inoltre, sono stati progettati due blocchi scala-ascensore che collocati in aree non interferenti con le sale storiche e che permettono di riallineare il palazzo ai requisiti prestazionali richiesti dagli standard museali del XXI secolo».
Come avete integrato gli impianti rispettando le strutture storiche?
«Sono state realizzate contropareti in cartongesso per non compromettere le strutture murarie ma anche per l’alloggiamento dei collettori dell’impianto di riscaldamento a pavimento e per il posizionamento dei fan coil che sono stati integrati sotto alle finestre e nascosti da carter, tinteggiati e integrati con la muratura».

Con Fausto Ghirardi, Responsabile Divisione Impianti Tecnologici dell’impresa iMartini (mandante), che risponde a nome del Rti composto dalla Cooperativa di Produzione e Lavoro Bruno Buozzi (capogruppo mandataria) e da Leonardo (mandante), abbiamo ripercorso le scelte tecnologiche che riguardano gli impianti. Il progetto ha previsto la realizzazione di differenti tipologie di impianti e tecnologie in funzione anche delle diverse destinazioni d’uso dei locali.
Nella definizione delle soluzioni impiantistiche quali criteri di efficienza energetica sono stati adottati?
«Sono stati scelti apparecchi di illuminazione Led con sistemi di regolazione dell’intensità luminosa in riferimento all’apporto di luce esterna. La produzione di energia termica e frigorifera è ottenuta grazie alla pompa di calore ad alta efficienza e alla centrale di trattamento aria, dotata di circuito di recupero tra mandata e ripresa con batterie di scambio maggiorate. Per mantenere la prestazione dell’involucro edilizio sono previsti serramenti a taglio termico. Il tutto viene gestito da un sistema centralizzato Building Management System, per garantire una costante ed efficiente regolazione termo-igrometrica. In sintesi, le soluzioni impiantistiche adottate sono: illuminazione museale flessibile con binari e sospensioni regolabili; illuminazione dello scalone con apparecchi Led posti sulla cornice sommitale, nascosti per valorizzarne la forma ellissoidale; impianto di climatizzazione differenziato per funzioni con Vmc al piano nobile; impianti antincendio, Evac, videosorveglianza, antifurto, controllo accessi; rete wi-fi predisposta per i visitatori e impianto di videosorveglianza per il controllo delle aree espositive».
Rup
Arch. Natascia Frasson, Dirigente del Servizio Bbmm del Comune di Ferrara
AssistentI al Rup
Archh .Maria Elena Mantellini, Silvia Baroni e Federica Tartari
Bim Manager
Ing. Paolo Rebecchi
Progetto architettonico
Studio di Architettura Zermani e Associati, Arch. Costanza Cavicchi
Progetto strutturale
Ing. Paolo Sorba – A.I.Erre Engineering; Ing. Francesco Pirani – Mezzadringegneria
Progetto Impianti
Promedia; Ing. Riccardo Pocaterra
Csp
Ing. Paolo Sorba – A.I.Erre Engineering Srl; Ing. Riccardo Pocaterra
Direzione Lavori
Arch. Paolo Zermani
D.O. architettonica
Arch. Eugenio Tessoni
D.O. restauri
Prof. Fabio Bevilacqua
D.O. strutturale
Ing. Paolo Sorba – A.I.Erre Engineering
D.O. impianti
Ing. Domenico Rampagnani – Promedia
Cse
Ing. Paolo Sorba – A.I.Erre Engineering
Impresa Esecutrice
Cooperativa di Produzione e Lavoro Bruno Buozzi (capogruppo mandataria); iMartini (mandante); Leonardo (mandante)
Direttore Tecnico di cantiere
Arch. Paolo Rabitti
Referente tecnico di cantiere
Ing. Nicola DiGirolamo




