A Todi, su un’area di oltre 40 ettari, più di 25 capi di bestiame pascolano liberamente, 30 arnie sono in piena attività e un impianto fotovoltaico genera circa 3,6 milioni di kWh all’anno: questi numeri raccontano l’insolita trasformazione di una cava d’argilla ancora attiva, destinata alla produzione di laterizi, nel più grande parco rigenerativo realizzato in Italia.

Ed è lì, in provincia di Perugia, che T2d ha scelto di investire su un modello capace di tenere insieme estrazione, manifattura e sostenibilità ambientale. «Negli ultimi anni – spiega l’amministratore delegato Alberto Colleoni – abbiamo avviato questo modello sperimentale per rendere gli spazi della cava utili anche alla biodiversità».
Una scommessa che ha iniziato a dare risultati concreti: l’area è oggi interessata da un progressivo rinverdimento, frutto dell’integrazione tra attività produttive, impianti fotovoltaici e gestione agricola.
Un equilibrio delicato, ma sempre più evidente: gli animali pascolano in sicurezza anche vicino ai fronti di scavo, mentre l’apicoltura diffusa contribuisce a sostenere gli ecosistemi locali.
Il fronte energetico…

Il circolo virtuoso non riguarda solo l’ambiente, ma anche l’efficienza energetica. L’impianto fotovoltaico, infatti, alimenta direttamente lo stabilimento e nel 2025 ha coperto circa il 21% del fabbisogno energetico complessivo, attraverso la produzione di oltre 3,6 milioni di kWh.
…e quello idrico
Accanto all’energia, anche l’acqua diventa risorsa: i bacini che si formano nelle aree di escavazione esaurite raccolgono naturalmente le piogge e vengono riutilizzati come riserva per le attività produttive.
Il percorso didattico
«Un sistema che è diventato anche un percorso osservabile dagli studenti delle scuole, che permette di vedere sul campo cosa significhi una rinaturalizzazione attiva» aggiunge Colleoni.

Mentre la cava di Todi resta quindi pienamente operativa, il percorso didattico si snoda per circa un chilometro e mezzo.
Il viaggio inizia con una lettura geologica del territorio, che riporta i visitatori indietro nel tempo di oltre 5 milioni di anni, quando l’area era sommersa dalle acque dell’antico lago Tiberino: da quei sedimenti di origine lacustre e marina, nasce l’argilla che ancora oggi sta alla base della produzione locale.

Nei primi giorni dopo l’inaugurazione, il sito ha già ospitato circa 250 studenti, primi visitatori di un itinerario che unisce produzione, didattica, lavoro e natura.
Le prime visite si sono concluse con un gesto semplice ma simbolico: le classi in visita hanno piantato un alloro, accompagnato da una targhetta con il proprio nome e l’anno scolastico. Nel tempo, le piante formeranno una siepe continua all’interno della cava, simbolo della rigenerazione e della vita.



