Cosa accade tra i padiglioni e gli stand di una fiera dell’edilizia è cosa nota.
Ancora più conosciuto, per i tanti anni di attività alle spalle, è ciò che avviene al Saie, la Fiera delle Costruzioni di Bologna.
Il salone è infatti il luogo dove ci si rivede, incontra, informa, dove si stringono accordi e si aggiornano e affinano le competenze tecniche assistendo a convegni e workshop.
Ciò che invece accade nelle piazze e nelle arene dedicate a laboratori, forum, dimostrazioni e applicazioni è cosa meno nota, nonostante questi spazi da anni caratterizzino e arricchiscano l’offerta fieristica.
A ogni edizione, infatti, la proposta tecnica e culturale muta, perché cambiano i temi proposti, argomenti che seguono l’attualità e quindi i cambiamenti che nel mondo reale avvengono.
Se sino all’altro ieri il tema principe era il Bim, oggi non c’è convegno che non tratti il tema dell’intelligenza artificiale e delle sue applicazioni alle strumentazioni tecniche di un’impresa, di una software house, di uno studio di progettazione, di un cantiere.
Anche l’edizione 2026 della Fiera delle Costruzioni di Bologna (7-10 ottobre) è caratterizzata da numerosi spazi espositivi e formativi pensati per unire innovazione tecnica a prove pratiche rivolte ai professionisti del settore.
Vediamo cosa offre l’edizione di quest’anno.

I temi, le arene e le piazze
Quattro le aree tematiche all’interno delle quali confluiscono le proposte di enti, associazioni, aziende: Infrastrutture, Sostenibilità, Innovazione, Persone al Centro.
Al primo tema (Saie Infrastrutture) sono dedicate due Arene Saie Lab, con focus rispettivamente su infrastrutture e territori, e pavimentazioni e impermeabilizzazioni, e due Aree Dimostrative con la scuola del calcestruzzo e per le pavimentazioni e le impermeabilizzazioni.
Alla Sostenibilità sono sette le aree, suddivise in arene, piazze e laboratori.
Si comincia con l’Arena Saie Lab in cui si discuterà di prevenzione sismica e ricostruzione, si prosegue con la seconda Area Saie Lab dove sono trattati i temi del comfort e delle finiture, si continua con ben quattro Piazze rivolte alla sismica (con Isi), alla ceramica e al laterizio (Confindustria Ceramica), al legno (Piazza Legno) e agli impianti (Aimi), per concludere con il Laboratorio rivolto al serramento e alla sua posa in opera (Consorzio LegnoLegno).
Sei sono le Arene e le Piazze che trattano il tema dell’Innovazione.
Due le Arene: Saie Lab Ai, Bim e Digital e Software tecnico (con Aist); tre Piazze: Digitalizzazione (con Assobim); Diagnostica applicata al restauro e al risanamento strutturale (Codis); Costruzioni digitali (Ibimi, buildingSmart Italia) e uno Spazio Saie rivolto alle macchine e alle attrezzature.
Il quarto e ultimo tema, Persone al Centro, si compone di una Area Saie Lab dedicata al Piano Casa e al Piano Città, all’Ediltrophy realizzato in collaborazione con Formedil, alla Cassa Edile Awards (il premio istituito dalla Commissione nazionale delle Casse Edili), il Forum Agenti e infine la Piazza che riflette attorno al tema del Facilitatore della riqualificazione energetica (Enea).

Si autodefinisce il presidente tuttofare. È Mario Colasanti, numero uno di Aimi, l’associazione italiana installatori e manutentori, con circa 130 soci in tutta Italia.
Un sodalizio, quello che presiede, nato nel 2008, che raggruppa impiantisti idraulici, termici ed elettrici e che si occupa prevalentemente delle normative dei settori degli impianti gas, acqua ed elettrici.
Colasanti ci tiene a precisare che l’associazione non fa azione di sindacato e neppure lobby politica, ma si occupa di informare e formare sulle novità normative che interessano il lavoro quotidiano degli associati.
«Per le piazze tematiche – sottolinea il presidente – dal 2009 collaboriamo con Senaf. In passato, fino a quattro anni fa, abbiamo organizzato le aree dimostrative, mentre nel 2023, in occasione della Fiera delle Costruzioni del Sud Italia di Bari, abbiamo iniziato con la prima Piazza Impianti, a cui ha fatto seguito quella di Bologna. Lo scopo è avvicinare i nostri impiantisti, ma anche altri operatori dei settori di riferimento. Lo facciamo con una serie di incontri che durano 30-45 minuti, dove ospitiamo le iniziative dei soci e quelli delle singole aziende. Facciamo informazione, spieghiamo le nuove norme, siamo a disposizione del pubblico e delle aziende che espongono».
Mentre scriviamo, il presidente factotum sta ultimando la sequenza degli incontri tematici della piazza di Aimi.
«Il programma è praticamente definito. Sicuramente il cuore della nostra Piazza sarà la normativa. Parleremo della nuova Uni 10738 del 31 marzo scorso, che norma la manutenzione degli impianti a gas. Ci avvaliamo anche di alcune aziende leader del settore, con cui collaboriamo per i nostri convegni».
Non poteva mancare nella chiacchierata con Colasanti, un riferimento all’attuale situazione di mercato.
«Dopo il boom degli scorsi anni, esito della politica degli incentivi, oggi registriamo una frenata sia sul fronte edilizio che impiantistico. Tiene bene invece il comparto della manutenzione edilizia ordinaria e straordinaria, che trascina con sé anche l’impiantistica. Per cui, prevediamo un andamento variabile del mercato, anche per un eccesso di burocrazia, ancora troppo presente. In generale, se le cose vanno abbastanza bene, lo dobbiamo allo sviluppo del mercato delle fonti energetiche rinnovabili».
Aimi: Padiglione 30, Stand A17

L’associazione italiana software tecnico, in sigla l’Aist, nasce nel 2007 da un’idea di alcune software house con l’obiettivo di unirsi per veicolare le esigenze delle software house italiane e per sostenere l’importanza del software nel mondo delle professioni delle costruzioni.
«La nostra associazione, che oggi raggruppa undici società del settore, è nata perché riteniamo il software uno strumento di lavoro indispensabile per l’edilizia – sostiene convinto Giovanni La Cagnina, presidente di Aist -. I nostri prodotti sono diventati strumenti indispensabili per i professionisti, ai quali gli stessi delegano totale fiducia, pensiamo ad esempio ai calcoli strutturali, a quelli energetici e termotecnici. Il nostro target di riferimento sono architetti, ingegneri, geometri, periti, esperti in progettazione energetica. Anche le imprese, per chi fa software di gestione della sicurezza e di contabilità, sono un target di rilievo per le software house di Aist».
Con La Cagnina affrontiamo il tema della penetrazione delle tecnologie nelle attività dei professionisti delle costruzioni. E il giudizio del presidente di Aist è un po’ diverso da quello che ci si potrebbe comunemente attendere.
«Nonostante si riconosca che il settore del software rappresenti una punta avanzata dello sviluppo tecnologico, il mondo delle costruzioni fa ancora fatica ad affidarsi alle più moderne tecnologie, sia per mancanza di tempo sia perché spesso il miglioramento tecnologico ha un prezzo e non si riesce a superare la barriera del maggior costo momentaneo. Pare strano, ma il comparto delle costruzioni soffre ancora troppo delle abitudini consolidate e fatica ad abbandonarle. Si fa un gran parlare di Bim e di modellazione, uno strumento decisamente efficace e veloce, che a regime porta a una maggiore produttività a parità di risorse e di tempo, ma nella maggior parte degli studi di progettazione si tende ad operare ancora su Cad, preferendo affidarsi alla pratiche consolidate piuttosto che investire in nuove metodologie e nuovi strumenti che richiedono importanti investimenti iniziali, ma che poi alla lunga si rivelano potenti strumenti di traino per la propria crescita economica. Insomma, non si investe in innovazione che non si conosce, ma si rimane ad operare con le dotazioni classiche».
La Cagnina individua in questa pigrizia tecnologica, anche altre cause.
«Va detto che l’età media degli studi di progettazione sta crescendo. E questo è un fattore frenante per la necessità di mettersi in gioco con le nuove tecnologie. Di contro i più giovani d’età, intraprendono inevitabilmente altre strade. E, nel nostro campo, come in altri, non si può non notare che sta calando l’esigenza formativa. Le persone di giovane età pensano – a mio avviso sbagliando – che la formazione possa avvenire solo online e in modo autonomo. Tutto ciò porta a uno scadimento della conoscenza e della capacità di distinguere la qualità reale di un prodotto software e di ciò che effettivamente è in grado di darti. Il fattore tempo e soprattutto il prezzo, diventano così gli elementi più importanti di scelta dello strumento a cui affidarti».
Una situazione di questo tipo offre però anche delle opportunità.
«Crediamo nella formazione e nella trasmissione della cultura tecnica. Il nostro back ground formativo è alto e siamo in grado di trasmetterlo agli operatori interessati. Per questo abbiamo scelto di stare nelle piazze tematiche del Saie. Anche per affermare che oggi la conoscenza fa la differenza ed è un elemento indispensabile per distinguersi dal resto delle proposte. Dotarsi di un prodotto di qualità è anche un dovere per una progettazione fatta bene, sicura, e responsabile».
Al Saie, Aist è presente con la propria Arena, in cui si affrontano temi formativi su Bim, intelligenza artificiale, energia, e calcolo strutturale.
Aist: Padiglione 25, Stand B66

«Il nostro obiettivo? La diffusione in Italia della cultura, della conoscenza e dell’uso del Building Information Modeling. Rappresentiamo la filiera tecnologica e la casa comune del Bim».
Chi risponde così alla domanda è il presidente dell’associazione Assobim, Adriano Castagnone, il numero uno di un sodalizio che si rivolge ai numerosi operatori presenti nelle diverse e articolate branche delle costruzioni: architetti, ingegneri, studi di progettazione, produttori di materiali, imprese di costruzioni, stazioni appaltanti.
È presente nel panorama nazionale da nove anni e in questo breve lasso di tempo il supporto del sodalizio allo sviluppo del Bim è stato importante.
«In poco tempo molte cose in materia di Building Information Modeling sono cambiate con grande rapidità. Oggi la nuova frontiera è rappresentata dall’applicazione al Bim dell’intelligenza artificiale. Uno scatto in avanti che ne amplifica le potenzialità. Un passaggio estremamente positivo, che propone un enorme valore aggiunto alle nostre attuali applicazioni. In estrema sintesi, se il Bim può essere paragonato a un grande contenitore di dati, l’intelligenza artificiale trasforma le informazioni in conoscenza con potenzialità di elaborazione e controllo enormi. Se poi consideriamo le capacità dell’Internet delle Cose, è facile comprendere il salto di scala a cui stiamo assistendo».
La tecnologia si espande, fa passi da gigante, ma ancora la penetrazione delle nuove strumentazioni fatica a farsi strada. È ciò che anche Castagnone conferma.
«Il soggetto delle costruzioni potenzialmente più interessato alle nuove tecnologie dovrebbe essere la committenza, quella pubblica in testa. In realtà non è così. A parte alcune di queste particolarmente attrezzate, cito ad esempio CityLife a Milano, è proprio la committenza pubblica in particolar modo che ricorre di meno all’uso del Bim. E questo nonostante il nuovo Codice degli appalti ne preveda l’obbligo a partire dai due milioni in su del valore delle opere. E parliamo, in Italia, di 30mila stazioni appaltanti. Chi invece dimostra di essere avanti è la categoria dei progettisti. Mi riferisco ai grandi studi di progettazione, sempre attenti all’innovazione. Non così accade per la stragrande maggioranza degli studi, di ingegneri e di architetti, dove il numero medio di componenti è di 1,5 addetti. Una frammentazione che non aiuta l’innovazione, anche se tale fenomeno si sta via via riducendo grazie alla forte specializzazione esistente nelle professioni collegate alle costruzioni in generale. Stesso problema lo riscontriamo sul fronte delle imprese. La frammentazione produttiva del settore edilizio non aiuta: l’artigiano non ha certo, come primo problema a cui pensare, il passaggio al Bim. Alle spalle della scelta del Building information modeling ci deve essere un pensiero organizzativo complesso. In assenza di questo, il Bim è uno strumento come un altro».
Bim e intelligenza artificiale sono certamente i protagonisti al Saie della piazza tematica dedicate alle nuove tecnologie informatiche.
«Sicuramente tratteremo il tema dell’AI. Poi, in un ambito differenziato come il Saie, la nostra proposta formativa si articolerà su due livelli: il primo, di tipo tradizionale, sulle potenzialità del Bim; il secondo, più complesso e articolato, ci vedrà impegnati in una sorta di agorà dove ci confronteremo sull’applicazione dell’intelligenza artificiale nelle costruzioni».
Assobim: Padiglione 25, Stand B90, C97


Lei è Silvia Rossi. Dal 2019 è la cluster manager di Clust-Er Build.
I Clust-Er dell’Emilia-Romagna sono associazioni di natura privatistica, senza fini di lucro, che danno vita all’ecosistema di innovazione regionale e uniscono imprese, università, centri di ricerca ed enti di formazione.
Sono supportati dalla Regione e coordinati dalla società consortile Art-Er.
Sono nati per favorire l’innovazione e la crescita nei principali ambiti dell’economia emiliano-romagnola.
Per le costruzioni è attivo Clust-Er Build, alla cui presidenza siede Rita Fabbri, docente di Restauro del dipartimento di architettura dell’università di Ferrara.
«Lavoriamo all’innovazione di lungo periodo – attacca Rossi – in contatto con le realtà europee del mondo imprenditoriale e della ricerca. Obiettivo è favorire la collaborazione tra le diverse realtà del sistema regionale delle costruzioni. Il nostro compito, attraverso bandi regionali, nazionali ed europei, è sviluppare progetti e idee a vantaggio dei nostri soci, vale a dire imprese, start-up innovative, enti di ricerca e di formazione, università, laboratori, organizzazioni imprenditoriali, pubblica amministrazione. Forti delle competenze interne, in questa fase stiamo lavorando sull’innovazione nel campo della resilienza del territorio, della conservazione del patrimonio costruito e del suo efficientamento strutturale ed energetico».
Per l’edizione 2026 del Saie, il cluster delle costruzioni emiliano-romagnolo ha in serbo alcune novità.
«Occuperemo lo spazio Arena con focus group, workshop e approfondimenti di breve durata, dove presentiamo le novità che i nostri soci mettono concretamente in campo nel loro lavoro. In fiera ci concentriamo poi su alcune aree tematiche dedicate alle infrastrutture, alla prevenzione sismica e al recupero del costruito. Con Saie e Assobim siamo inoltre impegnati alla selezione del premio Bim&Digital Awards 2026, giunto quest’anno alla sua decima edizione, che riconosce le idee innovative per la trasformazione digitale del settore delle costruzioni».
Quello a cui punta il Clust-Er Build è un target che fa dell’innovazione la sua nota distintiva.
«Lo scopo della nostra presenza al Saie è far conoscere l’innovazione tecnologica, di prodotto e di processo e di incrociare queste conoscenze con gli stakeholder del settore sia in Emilia Romagna, ma anche fuori dal territorio regionale. A noi interessa creare delle sinergie, anche temporanee, tra i nostri soci e le realtà innovative che si muovono sulla nostra stessa lunghezza d’onda».
Parlando con chi di innovazione vive, non si può non fare riferimento all’impatto che sul sistema delle costruzioni ha avuto il Pnrr.
«L’innovazione c’è stata, anche se si poteva fare di più e meglio. Sicuramente il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha prodotto delle novità, con intensità differenti nei diversi comparti delle costruzioni. Se ci riferiamo alle stazioni appaltanti, ad esempio, possiamo affermare che si è registrata un’accelerazione delle procedure, e quindi degli investimenti, in quanto è cresciuta l’esigenza di pianificare, programmare, progettare e rendicontare sia da parte delle pubbliche amministrazioni che delle imprese, con una prassi assai differente dal passato. Quindi sì, su questo fronte, c’è stata innovazione. Così come è avvenuto nel processo di digitalizzazione nel comparto dei lavori pubblici».
Clust-Er Build: Padiglione 25, Stand C42

Lo scopo dichiarato di Codis è tutelare, promuovere e valorizzare le figure professionali e aziendali che operano nel mondo del controllo, della diagnostica e della sicurezza di strutture, infrastrutture e dei beni culturali.
Raggruppa una settantina di aziende in tutt’Italia, di medie dimensioni, principalmente laboratori anche complessi e organizzati ed esperti in diagnostica strutturale, in rilievo avanzato, in attività di ispezione e certificazione.
Dal 2018 alla presidenza dell’associazione siede l’ingegner Eduardo Caliano.
È a lui che abbiamo chiesto di parlarci della presenza del suo sodalizio al Saie di Bologna, con la collettiva Diars, Diagnostica applicata al restauro e al risanamento strutturale.
«Per la gestione delle aree tematiche proposte da Saie abbiamo lavorato sui temi della conservazione e della ricostruzione. Quella di quest’anno è per noi la terza edizione a cui partecipiamo dove portiamo alla ribalta il tema della diagnostica strutturale, applicata alla conservazione monumentale e delle grandi strutture».
L’obiettivo del presidente e della sua associazione è avvicinare il pubblico dei professionisti al mondo della diagnostica tecnica.
«Troppo spesso si identifica lo strutturista come esperto anche in diagnostica strutturale. Non è così. La diagnostica strutturale è una disciplina a sé stante. Sono anni che ci battiamo affinché nella formazione universitaria questa materia trovi spazio. Stiamo promuovendo la figura di un esperto in diagnostica strutturale – non di un esecutore di diagnosi, materia già disciplinata dalla normativa in vigore – una figura esperta in metodologia diagnostica e in pianificazione e gestione dei piani di validazione delle indagini. Purtroppo, ancora oggi assistiamo a piani non all’altezza. L’esperto di diagnostica che lavora a stretto contatto con lo strutturista secondo noi è la formula più corretta e che offre maggiori garanzie. Auspichiamo la creazione di una figura di questo tipo».
Codis insomma propone di fare uno scatto in avanti, che porti a un inquadramento di questa figura.
«Siamo dell’idea che serva una figura qualificata, da non confondere con l’esecutore materiale, ma un esperto in pianificazione e gestione delle indagini».
Per arrivare a questo risultato, Caliano sa bene che non bastano le buone intenzioni. Servono norme, provvedimenti legislativi, serve la politica, servono intese con gli ordini professionali degli ingegneri e degli architetti.
«Serve compiere diversi passi. Nei confronti degli ordini, del ministero competente, del legislatore».
Va in questa esatta direzione l’audizione che Codis ha avuto alla presenza della VIII commissione parlamentare Ambiente della Camera, al lavoro per la riforma del nuovo Codice dell’edilizia e delle costruzioni.
«Tempo fa abbiamo dato il nostro contributo alla stesura del nuovo Codice degli appalti, per introdurre il principio che preveda, nei quadri economici delle opere pubbliche, uno specifico riferimento all’attività diagnostica, che nei progetti di risanamento di grandi opere è a carico del professionista. Abbiamo anche collaborato con il ministero delle Infrastrutture per la creazione di laboratori autorizzati per la diagnostica strutturale. Tra i nostri soci vi sono diversi laboratori, per i quali chiediamo il riconoscimento come soggetti terzi e competenti, a garanzia della qualità del processo edilizio. Come avviene in Francia, auspichiamo che i laboratori lavorino a fianco di progettisti e direttore lavori, per garantire la qualità del processo e del prodotto edilizio sia in fase di progettazione che di esecuzione».
Tra gli obiettivi dell’associazione figura anche la creazione del contratto collettivo del comparto, che ancora non esiste.
Codis: Padiglione 26, Stand C31

A Luigi Di Carlantonio, presidente del Raggruppamento Laterizi e vicepresidente di Confindustria Ceramica, abbiamo chiesto come è articolata la presenza del raggruppamento Laterizi al Saie di Bologna edizione 2026. Ecco cosa ci ha risposto.
«Siamo sempre stati in presenti al Saie, in quanto la fiera è il punto di dialogo con le imprese, i progettisti e i decisori pubblici. Saie è l’appuntamento principe per il mondo delle costruzioni».
Per l’edizione di quest’anno non poche sono le novità del raggruppamento Laterizi.
«Abbiamo sviluppato un concept espositivo pensato per raccontare il contributo del laterizio alle grandi sfide dell’edilizia contemporanea, valorizzandolo come materiale capace di coniugare tradizione e innovazione. La nostra presenza al salone di quest’anno si inserisce nel tema più generale della sostenibilità, dove avremo una Piazza interamente dedicata alla ceramica e al laterizio. Scopo è mostrare come il laterizio possa offrire risposte concrete ai temi dell’innovazione tecnologica, della qualità dell’abitare, della resilienza climatica, della sostenibilità ambientale, della rigenerazione del patrimonio edilizio e della sicurezza delle costruzioni. Il percorso espositivo si sviluppa attraverso una narrazione che accompagnerà i visitatori, mostrando loro il ruolo del laterizio nei diversi ambiti strategici dell’edilizia contemporanea, valorizzandone le applicazioni architettoniche, tecniche e progettuali in relazione ai temi individuati dalla manifestazione».
Con il vicepresidente di Confindustria Ceramica approfittiamo per fare il punto su alcune grandi questioni che hanno a che fare con il settore delle costruzioni e con quello della produzione dei laterizi.
«Siamo concentrati sulle principali questioni nazionali e internazionali che interessano il nostro settore specifico. A livello europeo, il tema dell’energia, essendo la produzione dei laterizi un comparto energivoro, è questione che ci preoccupa. Mentre sul fronte interno siamo curiosi di capire lo sviluppo reale del Piano Casa del governo. Noi spingiamo perché i temi della rigenerazione urbana e del recupero edilizio si affermino sempre più come centrali nelle politiche territoriali e locali. Personalmente credo molto nell’operazione di sostituzione del parco immobiliare nazionale: sostengo infatti la tesi dell’abbattimento dell’esistente e della ricostruzione ex novo. Operazione non certo facile, ma necessaria per migliorare la vita delle persone. Serve ridisegnare le città e costruire secondo i nuovi parametri sismici, energetici, architettonici, di accessibilità, salubrità e di sicurezza antincendio».
In chiusura Di Carlantonio si sofferma sulla situazione di mercato.
«A livello produttivo si registra una selezione sempre più accentuata della base produttiva, con assorbimento delle aziende di minori dimensioni. Per quanto riguarda invece il mercato, già dal secondo semestre dell’anno scorso abbiamo registrato una brusca frenata: -20% per le coperture, -10% per le murature. Milano, lo sappiamo, ha rallentato, il Pnrr si è praticamente concluso e di conseguenza l’indotto edilizio è in fase di stallo. Poi, l’instabilità geopolitica e le guerre hanno determinato l’inevitabile aumento dei costi dei materiali. Siamo in una fase di turbolenza politica ed economica che non aiuta».
Confindustria Ceramica: Padiglione 26, Stand B85, C91

Dal marzo dello scorso anno, Mariangela Marconi è alla guida di Conpaviper, l’associazione che raggruppa i produttori di sottofondi, massetti, pavimentazioni e rivestimenti continui.
Presiede un sodalizio che negli anni è cresciuto in termini di rappresentatività, competenze e riconoscibilità e che fin dalla sua fondazione si è distinto per il lavoro di definizione delle regole tecniche, con linee guida, codici di buona pratica e documenti di riferimento.
Una volta alla testa dell’associazione ha avvertito la necessità che per Conpaviper fosse giunto il momento di rafforzare la presenza dell’associazione là dove vengono definite le politiche industriali, le norme tecniche, i capitolati e gli orientamenti di mercato.
«Ho proposto un cambio di passo, vale a dire portare all’esterno la forza tecnica dell’associazione. Vogliamo misurarci sui temi che riguardano: qualificazione degli operatori, formazione, sicurezza, qualità delle applicazioni, aggiornamento normativo, sostenibilità, innovazione tecnologica e riconoscimento del valore prestazionale delle pavimentazioni all’interno dell’edilizia».
Una delle prime decisioni che Marconi ha condiviso con l’avvio della presidenza ha riguardato il rafforzamento dell’associazione all’interno dell’Uni.
«Oggi siamo socio di rappresentanza dell’ente nazionale di unificazione. Siamo presenti in tutte le commissioni Uni di maggiore interesse per i settori rappresentati. Questo ci consente non solo di seguire i lavori, ma di portare sui tavoli normativi le competenze, le esperienze e le criticità delle imprese e dei cantieri».
Con la presidente non si può non parlare di mercato.
«Rappresentiamo diversi settori economici. Per le pavimentazioni industriali, in cui uno dei principali motori della domanda è oggi rappresentato dalla logistica, significa parlare di pavimentazioni spesso molto estese, sottoposte a carichi elevati, traffico intenso, automazione dei magazzini e requisiti sempre più stringenti di planarità, regolarità e durabilità. Il comparto delle pavimentazioni in resina è invece fortemente collegato all’andamento dei distretti industriali. In questo momento alcune aree del Sud-Est del Paese stanno mostrando una maggiore vivacità rispetto a diverse zone del Nord. Per quanto riguarda i massetti e i sottofondi, una parte significativa della domanda è stata sostenuta dai lavori pubblici collegati agli interventi del Pnrr. Infine, abbiamo le pavimentazioni drenanti. Si tratta di soluzioni che possono contribuire alla gestione delle acque meteoriche in ambito urbano, alla riduzione del ruscellamento superficiale e alla mitigazione delle isole di calore».
Saie 2026. Conpaviper arriva all’appuntamento bolognese con idee molto chiare.
«Da alcuni anni – prosegue Marconi – l’associazione ha scelto di portare il proprio Forum al Saie, convinti che la fiera è il luogo ideale per creare un punto di incontro trasversale per l’intero settore delle pavimentazioni. L’esperienza di Bari ha confermato pienamente questa impostazione. A Bologna ci presentiamo con un progetto ancora più ambizioso. Siamo presenti con uno nostro stand e con un’area dedicata alle pavimentazioni, pensata non solo come spazio espositivo, ma come luogo di confronto, formazione e aggregazione professionale. La novità è rappresentata dalla collaborazione con Assoposa, per un’importante iniziativa congiunta. Siamo presenti anche con convegni, attività formative, dimostrazioni pratiche, incontri professionali e spazi di networking. Accanto allo stand vengono sviluppate attività tecniche e dimostrative per mostrare materiali, tecnologie, modalità applicative, controlli e prestazioni. Concentrarsi sulle applicazioni risponde infatti a un’esigenza precisa del mercato. Oggi non è più sufficiente presentare un prodotto o una tecnologia in modo isolato. È necessario mostrarne il comportamento all’interno di un sistema, illustrarne le modalità di utilizzo, le prestazioni, le criticità. All’interno di questo percorso assume rilievo anche l’accordo raggiunto con Gbc Italia per lavorare alla definizione di un position paper dedicato alle pavimentazioni sostenibili».
Conpaviper: Padiglione 29, Stand D25

Architetto e ricercatore, Antonio Disi è responsabile del laboratorio Strumenti di promozione dell’efficienza energetica dell’Enea.
Il laboratorio coordina iniziative di informazione e formazione per favorire la diffusione dell’efficienza energetica e, negli ultimi anni, ha ampliato il proprio campo di attività integrando alle competenze tecnico-scientifiche lo studio dei processi decisionali, delle barriere comportamentali e delle strategie di comunicazione che influenzano le scelte di cittadini e imprese.
Tra le principali iniziative coordinate dal laboratorio rientra “Italia in classe A”, la campagna nazionale promossa dal ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica e realizzata dall’Agenzia nazionale per l’energia.
Proprio nell’ambio della campagna nasce la collaborazione istituzionale con Saie, insieme a cui Enea ha sviluppato la Masterclass “Facilitatore della riqualificazione energetica”, dedicata a una delle sfide più attuali della transizione energetica: sostenere la domanda di interventi di riqualificazione in uno scenario in cui gli incentivi non rappresentano più l’unico elemento capace di orientare le scelte.
Il percorso si concluderà al Saie, nella Piazza Enea – Facilitatore della riqualificazione energetica. Di questo e della presenza dell’Agenzia al Salone bolognese parliamo con Antonio Disi.
«La collaborazione con la fiera di Bologna nasce con l’intento specifico di affrontare una domanda destinata a diventare sempre più centrale nel settore dell’edilizia: come continuare a promuovere gli interventi di riqualificazione energetica quando gli incentivi non saranno più il principale motore delle decisioni? La risposta non può essere soltanto tecnica. Per questo abbiamo avviato un’attività che integra formazione, processi decisionali e scienze comportamentali, con l’obiettivo di mettere a disposizione dei professionisti strumenti nuovi per accompagnare cittadini e imprese nelle loro scelte. La fiera di ottobre rappresenta il momento in cui questo lavoro verrà condiviso e sperimentato in un contesto aperto e partecipativo».
Per Disi, dunque, le sole competenze tecniche non bastano a convincere gli utenti e non è neppure sufficiente colmare il deficit di informazione che ancora esiste. Da queste constatazioni nasce la figura del facilitatore della riqualificazione energetica.
«Solitamente il tecnico interviene quando il cliente ha già deciso di riqualificare il proprio edificio. Noi, invece, ci siamo posti una domanda diversa: cosa succede prima? Perché molte persone, pur conoscendo i benefici dell’efficienza energetica, rinviano o rinunciano a intervenire? Le scienze comportamentali ci insegnano che tra conoscenza e decisione esistono ostacoli cognitivi, emotivi, economici e sociali che influenzano profondamente i comportamenti. È proprio su questo passaggio che abbiamo costruito la Masterclass. Il percorso alterna teoria ed esercitazioni pratiche, analizza i principali meccanismi che guidano le decisioni e propone strumenti concreti per migliorare il dialogo con il cliente. L’obiettivo non è trasformare i tecnici in psicologi, ma fornire loro competenze complementari che consentano di comprendere meglio le persone e facilitare decisioni più consapevoli. La Piazza Enea sarà uno spazio di sperimentazione aperto. Organizzeremo attività esperienziali rivolte sia ai partecipanti della Masterclass sia ai visitatori della fiera. I professionisti saranno chiamati a confrontarsi con situazioni realistiche, nelle quali dovranno mettere in pratica gli strumenti appresi per accompagnare un potenziale cliente verso una scelta di riqualificazione energetica. Ci saranno momenti di confronto, esercitazioni e prove sul campo. Il percorso si concluderà con un format originale di gamification, a metà tra workshop partecipativo e talent, nel quale idee, capacità comunicative e approccio ai processi decisionali diventeranno gli elementi di una sfida dal vivo».
Enea: Padiglione 26, Stand A97


Fondata nel 2015, Ibimi buildingSmart Italia è un’associazione riconosciuta dal ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Oggi conta oltre 270 associati e riunisce studi di progettazione, liberi professionisti, grandi committenze pubbliche e private, istituti di formazione e ricerca, università, software house e operatori del settore.
Dal 2018 rappresenta il capitolo italiano di buildingSmart International, l’organizzazione mondiale che guida l’innovazione digitale nel comparto delle costruzioni attraverso la definizione e la promozione di standard aperti e condivisi.
In Italia alla guida dell’associazione è Lorenzo Nissim.
Ecco cosa ci ha detto a proposito della presenza di Ibimi al Saie e dello stato del Bim in Italia.
«Oggi l’associazione si occupa principalmente di tre cose: creare tavoli di lavoro in cui soci e stakeholder hanno il compito di definire i vari approcci alla digitalizzazione Bim per il settore delle costruzioni; qualificare professionalmente gli operatori in modo tale che tali competenze si diffondano al mercato e producano cultura tecnica; far sì che l’Italia abbia conoscenza di quanto avviene a livello internazionale, perché è sulla piazza mondiale che si assumono le decisioni importanti per quanto riguarda lo sviluppo dei software».
Nissim spiega anche il motivo della nascita di un’associazione atipica come quella che presiede.
«Il nostro Paese, su questi temi, ha un grande potenziale inespresso. Serve creare un linguaggio univoco e procedure standardizzate. L’associazione quindi come luogo terzo, neutrale, senza fini di lucro, che aiuta a stare al passo con quanto avviene nel resto del mondo».
Ibimi al Saie. Per dire e fare cosa?
«Saie rappresenta la principale manifestazione fieristica dedicata al settore delle costruzioni e costituisce un punto di incontro tra il mondo dell’ingegneria e quello dell’architettura. Per noi è una importante occasione di confronto con i soci e con gli operatori del settore, nonché un momento privilegiato per presentare i nostri tavoli di lavoro e discutere le principali tematiche di attualità. Saremo presenti negli spazi a noi dedicati, dove saranno promossi momenti di dialogo e approfondimento, con particolare attenzione a uno dei temi più rilevanti dell’attuale fase di trasformazione digitale: l’intelligenza artificiale. Avremo come sempre una serie di incontri per i nostri associati e per promuoverne le attività. Il nostro compito è creare ponti in grado di definire un linguaggio sulla base del quale le diverse software house possono sviluppare le loro proposte. In questa prospettiva, la dimensione commerciale rappresenta un aspetto secondario rispetto alla costruzione di un ecosistema collaborativo e innovativo».
Non poteva mancare un commento sull’impiego del Bim nelle costruzioni.
«Il Codice degli Appalti ha introdotto l’obbligo di utilizzare il Bim negli appalti pubblici oltre una determinata soglia, favorendo la crescita del mercato e lo sviluppo del settore. Tuttavia, questa trasformazione è stata solo parzialmente efficace, poiché l’adozione della tecnologia si è spesso ridotta a un mero adempimento burocratico, senza incidere in modo significativo sull’innovazione dei processi. Con la diffusione dell’intelligenza artificiale, la gestione dei dati assumerà un ruolo sempre più strategico, contribuendo a migliorare l’efficienza, la trasparenza e la qualità dell’intero sistema degli appalti».
Ibimi buildingSmart Italia: Padiglione 25, Stand A106

Isi. L’acronimo sta per Ingegneria sismica italiana.
È l’associazione nazionale che raggruppa gli esperti della sicurezza di strutture e infrastrutture e che promuove, nel settore delle costruzioni, la cultura della prevenzione, della sicurezza e della consapevolezza del rischio.
Dal giugno dello scorso anno al timone di comando dell’associazione è Gabriele Miceli, ingegnere, titolare di una società di ingegneria e direttore tecnico di un’impresa che opera nel campo degli appalti pubblici.
Un profilo professionale trasversale che ben si addice alla complessità e, appunto, alla trasversalità delle costruzioni.
A lui abbiamo chiesto di parlarci di Isi e dei motivi che hanno portato l’associazione che presiede a essere di nuovo al Saie di Bologna.
«All’interno della nostra associazione, costituita nel 2011, convivono soggetti diversi che operano nelle costruzioni: società di ingegneria, imprese, produttori di materiali e componenti e liberi professionisti. La filiera è trasversale e ampia e raggruppa tutte le tipologie di competenze che a vario titolo si occupano di prevenzione sismica. Tra i soci figurano anche compagnie assicurative. L’attività dell’associazione è sostenuta da un proprio comitato scientifico, i cui componenti fanno riferimento a diverse università italiane. Abbiamo anche esperti di enti stranieri. Siamo presenti su diversi tavoli interassociativi e di categoria e lavoriamo anche all’interno dei gruppi di lavoro dell’Uni. Da sempre facciamo formazione con corsi, webinar e seminari».
Al Saie di Bologna Isi sarà presente. Miceli spiega perché.
«Al Saie ci saremo, per la quinta volta di seguito, con Piazza Isi. Un’area espositiva e formativa tecnica dedicata ai temi della sicurezza sismica e dell’innovazione nel settore delle costruzioni. Obiettivo è offrire un ambiente di confronto tra imprese, professionisti, università, ricerca e istituzioni. La nostra, in fiera, è una presenza importante: abbiamo infatti 28 aziende associate espositrici e un programma tecnico di formazione e aggiornamento. Sono in calendario nove seminari della durata di 60 minuti, ciascuno valido per il conseguimento di Cfp. Sono occasioni in cui il know-how, le esperienze e le soluzioni delle aziende espositrici si alternano a contributi e approfondimenti da parte di relatori provenienti dal mondo della professione tecnica e della ricerca scientifica. Siamo presenti in altri eventi istituzionali, alcuni dei quali in collaborazione con altre associazioni e con lo stesso Saie. Credo che oggi sia fondamentale promuovere una visione integrata e di lungo periodo nel settore dell’edilizia, capace di coniugare sicurezza strutturale, efficientamento energetico, sostenibilità, innovazione e qualità. Nell’ambito del costruito esistente, la sfida è quella di migliorare le prestazioni complessive degli edifici e delle infrastrutture attraverso strategie coordinate e sostenibili, mettendo al centro la prevenzione. Piazza Isi vuole essere proprio questo: un punto di riferimento all’interno della fiera in cui competenze diverse possono incontrarsi e generare nuove connessioni tra ricerca, innovazione, impresa e professione nell’ambito dei temi che l’associazione promuove».
Isi: Padiglione 25, Stand B12, B22

Con quasi 1200 soci è una delle realtà più importanti del mondo del serramento e delle chiusure tecniche per edilizia.
Il Consorzio nazionale LegnoLegno ha come scopo lo sviluppo della qualità del prodotto dei suoi numerosi associati.
Ha sede a Correggio in provincia di Reggio Emilia, dove funziona un laboratorio prove accreditato Accredia.
È socio Uni, fa formazione nel suo Centro formazione impresa LegnoLegno e sforna in gran numero di manuali tecnici e una rivista specializzata.
Con Roberta Petrini, presidentessa del Consorzio e imprenditrice e produttrice con una azienda in provincia di Forlì, abbiamo affrontato, oltre al tema della loro presenza al Saie di Bologna, lo stato di salute della produzione serramentistica italiana in questa delicata fase di passaggio da una stagione di abbondanza a un’altra, come ci racconta il Cresme nel suo ultimo Rapporto, di andamento lento.
«Essere al Saie per noi è quasi un obbligo. È un’occasione importante per orientare i serramentisti e i progettisti, ad esempio, sull’uso dei Cam per la posa e l’installazione dei serramenti. Sono incontri brevi, quelli che proponiamo, molto concreti, con i quali ci rivolgiamo a un target allargato, che va dai progettisti, ai produttori, ai rivenditori, tutti soggetti che animeranno una delle piazze tematiche del salone, la Piazza Legnolegno, di cui siamo orgogliosi».
Con Petrini parliamo anche di mercato e di quali sono le previsioni che si fanno da un osservatorio privilegiato qual è attualmente il suo. Previsioni per quest’anno e per il successivo.
«Negli anni scorsi abbiamo usufruito di politiche e manovre favorevoli al mondo delle costruzioni. Venuta meno la stagione dei bonus, il calo produttivo e di vendite si è inevitabilmente verificato. Oggi è difficile fare previsioni, vige l’incertezza dovuta a fattori esogeni. Il 2026 è iniziato molto bene, poi a giugno si è registrato uno stop a causa delle guerre e dei loro riflessi sull’economia mondiale e italiana».
In materia di novità normative, al Saie, il Consorzio tratta il tema dei Criteri ambientali minimi e di quali ripercussioni stanno avendo sul mondo delle imprese del legno.
«Molte aziende si stanno allineando ai nuovi requisiti chiesti dai Cam. Tutta la filiera è interessata e proprio in questi ultimi mesi stiamo vedendo crescere esperienze positive. Registriamo qualche incertezza invece da parte dei fornitori della filiera e in particolare dalle aziende più strutturate, che hanno tempi di risposta non rapidi. È comprensibile: da un lato vengono chiesti nuovi requisiti più performanti, dall’altro, per allineare la filiera, servono investimenti anche importanti, che hanno bisogno di tempo per concretizzarsi. Il punto di equilibrio da raggiungere, quindi, è delicato. Il nostro compito è anche fare assistenza alle aziende e ai serramentisti della filiera. E questo è uno dei temi che affrontiamo al Saie».
Cam e non solo nella Piazza Legnolegno del salone di Bologna…
«Certamente. Un altro tema riguarda l’installazione dei nostri prodotti. Argomento in passato poco considerato, ma che oggi rappresenta la frontiera tra un prodotto di qualità e un risultato non all’altezza, dovuto a una installazione non perfetta. Sul tema rapporto serramento-parte opaca c’è ancora molto lavoro da fare, soprattutto con i progettisti, nostro altro interlocutore privilegiato. Perché più si spinge sulle prestazioni dei singoli elementi che costituiscono l’involucro, più crescono le criticità nel momento in cui materiali differenti si combinano tra loro».
Consorzio LegnoLegno: Padiglione 30, Stand D39

Lui è Simone Gualandi. È il coordinatore dell’Arena Saie Lab Comfort e Finiture del Saie di Bologna.
Ha una lunga esperienza nel settore ed è titolare di una società toscana che opera nel campo della progettazione impiantistica, energetica e antincendio.
Per alcuni anni ha ricoperto la carica di presidente nazionale dei giovani imprenditori della Cna.
Da un paio di anni, per Senaf, si occupa dell’organizzazione dell’area dimostrativa impiantistica dei saloni di Bologna e Bari.
A lui abbiamo chiesto di raccontarci cosa avviene negli spazi dimostrativi di questo Saie e anche di commentare i cambiamenti che il settore dell’impiantistica ha fatto registrare negli ultimi dieci anni. Ecco cosa ci ha risposto.
«Nell’area dimostrativa andiamo a rimarcare l’importanza che ricopre il sistema edificio-impianto. Lo scopo principale degli incontri è mettere in contatto la lunga filiera delle costruzioni e far comprendere a progettisti, costruttori, installatori la delicatezza e la complessità di questo rapporto. Una filiera che esiste e che ha ancora bisogno di essere sviluppata per raggiungere quei risultati che oggi abbiamo solo traguardato. Per questo serve avvicinare le varie figure professionali e occorre farlo nelle forme più semplici possibile, in modo informale, facendo divulgazione, cercando di far emergere le criticità esistenti che solitamente, per una serie di ragioni, rimangono sotto traccia. Il programma prevede anche attività formativa di alto profilo con aziende, ordini professionali e associazioni di categoria. L’obiettivo è creare un meccanismo virtuoso, un racconto capace di attraversare le numerose sfaccettature dei mondi edilizio e impiantistico».
Con qualche fatica, Gualandi rilascia alcune anticipazioni.
«Parleremo di sistemi di ventilazione, sia micro che macro, di sistemi di generazione di energia quindi di pompe di calore, sempre nelle diverse taglie. Tratteremo i temi dell’antincendio, sia per quanto concerne gli obblighi normativi sia per gli aspetti operativi».
Con un esperto del settore come Gualandi non si poteva non affrontare il tema del cambiamento avvenuto nell’impiantistica nell’ultimo decennio e soprattutto di quello che avverrà di fronte alla rivoluzione dell’intelligenza artificiale.
«Sicuramente il cambiamento avvenuto negli ultimi dieci anni ha avuto un forte impatto. Siamo passati dalla fase in cui le pompe di calore sembrava dovessero entrare a parte della nostra vita quotidiana ad un’altra, quella attuale, dove lo stop agli incentivi ha frenato lo sviluppo della transizione energetica. Allo stesso tempo abbiamo assistito a un miglioramento delle tecnologie, dell’efficienza o dell’impiego, ad esempio nelle pompe di calore, di gas sempre meno impattanti sull’ambiente».
E poi c’è stata l’evoluzione dell’elettronica…
«L’ingresso sempre più evoluto dell’elettronica nell’impiantistica ha segnato una svolta nella proposta produttiva del mercato. Ha modificato la tecnologia, nonostante dieci anni fa fosse già presente. È entrata nella vita quotidiana delle persone e ha insegnato loro come gestire un impianto. Un ingresso che ha comportato per le aziende del settore importanti investimenti».
Con il coordinatore dell’Arena Saie Lab del Saie cerchiamo di immaginare quale sarà l’impatto dell’intelligenza artificiale sul sistema degli impianti.
«Premesso che è difficile fare previsioni nel bel mezzo di una rivoluzione qual è quella dell’ingresso dell’intelligenza artificiale nel mondo della produzione, mi affido a ciò che indicano le indagini a livello internazionale e nazionale. A livello produttivo mi immagino che l’AI verrà impiegata in particolare nei settori dove è più netto il gap tra esigenze della domanda e offerta di manodopera. Se invece ci si riferisce al mondo dell’impiantistica, posso immaginare che tutto il comparto della manutenzione degli impianti, sia ordinaria che straordinaria, subirà delle forti trasformazioni».
Arena Saie Lab Comfort e Finiture: Padiglione 30, Stand A27




