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Piano paesaggistico Puglia: i tecnici e la valutazione dei progetti

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Agronomi, architetti, geometri e ingegneri in coro: «… i procedimenti in itinere siano stralciati dalle norme del Piano paesaggistico regionale». La richiesta è tesa a impedire effetti negativi su uno dei settori trainanti dell’economia e sul sistema occupazione.

«Ai procedimenti in itinere, redatti ai sensi del vecchio Putt/p non vengano applicati gli articoli 105 e 106 delle norme del Piano paesistico». Firmato Federazione regionale degli Ordini dei Dottori Agronomi e Dottori forestali di Puglia, Federazione regionale degli Ordini degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Puglia, Ordine dei Geologi di Puglia, Comitato Regionale Geometri e Geometri laureati della Puglia, Consulta Regionale degli Ordini degli Ingegneri di Puglia.Nel dibattito sul nuovo Piano Paesaggistico Territoriale Pugliese, adottato il 2 agosto scorso dalla Giunta regionale, si leva dunque anche la voce dei tecnici che, con una lettera inviata al presidente Vendola e all’assessore Barbanente, propongono uno spartiacque nella valutazione dei progetti, sollecitando che solo quelli presentati dall’adozione del Piano in poi vengano valutati alla luce della Norme tecniche, e specificamente degli articoli 105 e 106, ma non quelli in itinere.
Questo, per una ragione semplicissima: «L’applicazione dei predetti articoli, pur legittima e condivisibile per la presentazione delle istanze e progettazioni successive all’adozione del Piano, genera invece molti seri problemi per quelle in itinere: in fase di istruttoria, o approvate ma non ritirate – ai sensi del vecchio Putt/P – prima della data di adozione del Pptr. Per esse infatti, l’adozione del Pptr comporta il blocco e l’interruzione dei procedimenti con la restituzione degli atti ai richiedenti e la ripresentazione delle pratiche secondo le nuove disposizioni del Piano adottato. Costituendo tutto ciò, e per un tempo non breve, una grave ripercussione sulla attività edilizia, nuovi oneri per adeguare le progettazioni, nuove istruttorie, allungamento dei tempi delle procedure e degli interventi, con intuibili ripercussioni negative sull’economia e l’occupazione in un momento di crisi nazionale e locale».
Ecco dunque la richiesta, tesa ad impedire effetti negativi su uno dei settori trainanti dell’economia e sul sistema occupazione: «emanare tempestivamente un provvedimento per la non applicabilità degli articoli 105 e 106 delle norme del Pptr adottato a quelle istanze e progetti presentati: in corso di istruttoria, oppure approvati e non ancora ritirati – sia pubblici che privati – trasmessi prima della data di adozione del Pptr e redatti ai sensi del vecchio Putt/p; restando ovviamente operative ed efficaci i detti articoli per istanze e progetti presentati a partire dalla data di adozione del Pptr».
Non una critica al Piano paesaggistico, dunque, piuttosto una cautela volta a tutelare i procedimenti già in corso e il lavoro che li ha prodotti: questa la posizione tecnica dei firmatari. Che auspicano di potersi confrontare con la Regione, e l’assessorato, sia negli appuntamenti già programmati per la presentazione del Piano che in un incontro ad hoc, riservandosi, ognuno per proprio conto, e in un ogni territorio, tutte le azioni necessarie a rafforzare e perseguire quanto richiesto.

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