FenealUil – FilcaCisl – FilleaCgil | Ance

Sindacati edili e Ance su contratto nazionale ed emergenza occupazione in edilizia

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I lavoratori dell’edilizia hanno scioperato il giorno 18 dando vita a cortei e presìdi a Padova, Torino, Palermo, Cagliari, Roma e Napoli. Lo sciopero era stato indetto per chiedere lo sblocco del rinnovo del Ccnl. Le dichiarazioni di Vito Panzarella (FenealUil), Franco Turri (FilcaCisl), Alessandro Genovesi (FilleaCgil) e per l’Ance del presidente Gabriele Buia che ha segnalato come il comparto fatichi a uscire dalla crisi auspicando da parte di Governo e Parlamento maggiore attenzione al rilancio del settore.

Il giorno 18 dicembre è stato per i lavoratori dell’edilizia il «giorno della rabbia». Si tratta di lavoratori che attendono da oltre 17 mesi il rinnovo del contratto nazionale: sciopero di otto ore, adesione media nazionale del 65% (con punte che in alcune regioni hanno raggiunto il 90%) ed un totale di 18 mila lavoratori che hanno dato vita a cortei e presidi in sei città, Padova, Torino, Roma, Napoli, Palermo, Cagliari.

Le motivazioni dello sciopero

Lo sciopero era stato indetto per chiedere lo sblocco di una trattativa infinita, dove le parti datoriali hanno continuamente evitato qualsiasi avanzamento nel confronto, non entrando mai nel merito della piattaforma presentata unitariamente dalle categorie, che hanno tentato fino all’ultimo la via del dialogo, ma senza risultati significativi.

Dalle controparti «non è emersa una volontà esplicita a chiudere in tempi brevi il Ccnl e quindi non possiamo che confermare il giudizio negativo sugli atteggiamenti delle nostre controparti che continuano a non raccogliere la sfida principale che come sindacato abbiamo lanciato: mettere il rinnovo del contratto, la strumentazione bilaterale, la valorizzazione delle professionalità al servizio di una ripresa di qualità del nostro settore, basata su regolarità, innovazione e giusti riconoscimenti salariali» avevano spiegato i segretari nazionali di Feneal Filca Fillea confermando lo sciopero.

I presìdi di Roma, Torino e Napoli

A loro hanno fatto immediatamente eco i segretari Cgil Cisl Uil (Camusso Furlan Barbagallo), che nei giorni scorsi hanno ribadito «sosteniamo con forza le ragioni dello sciopero nazionale dei lavoratori edili. Servono aumenti salariali adeguati, un sistema bilaterale inclusivo, azioni in grado di sostenere le imprese più serie contro la concorrenza sleale e il dumping. Serve più sicurezza sui posti di lavoro, contro gli infortuni e gli incidenti mortali che, drammaticamente, crescono ogni giorno di più. Serve rafforzare gli strumenti di tutela della salute e per il pensionamento anticipato».

Vito Panzarella | Segretario generale FenealUil.

Per Vito Panzarella, segretario generale della FenealUil, che ha chiuso la manifestazione di Piazza SS Apostoli a Roma, con le delegazioni delle regioni del Centro Italia «rinnovare il contratto costituisce la premessa per garantire un futuro di qualità al settore delle costruzioni che più di tutti ha pagato il conto della crisi con disoccupazione e deregolamentazione. Chiediamo alle controparti di accettare fino in fondo la sfida valorizzando l’occupazione stabile, riconoscendo le professionalità ed arrivando a definire un vero e proprio ‘contratto di cantiere’. Su questi temi siamo pronti a chiudere la trattativa».

Franco Turri | Segretario nazionale FilcaCisl.

Per Franco Turri, segretario generale della FilcaCisl, che ha chiuso la manifestazione di Napoli, con le delegazioni delle regioni del Mezzogiorno «occorre riconoscere il contratto collettivo dell’edilizia quale unico strumento di garanzia per i lavoratori e le imprese del settore attraverso l’azione contrattuale, negoziale, normativa ed il rafforzamento dell’attività del sistema bilaterale perché l’applicazione del contratto edile a tutti i lavoratori impegnati nel cantiere rappresenta un investimento per il futuro e non un costo».

Alessandro Genovesi | Segretario nazionale FilleaCgil.

Per Alessandro Genovesi, segretario generale della FilleaCgil, che ha chiuso la manifestazione di Torino, con le delegazioni del centro nord «occorre un sistema che premi le imprese sane contro i tanti, troppi imprenditori che nella crisi hanno agito riducendo i salari, usando contratti collettivi non edili, ricorrendo al lavoro nero e grigio. Il contratto nazionale non è solo uno strumento di ridistribuzione, ma anche e prima di tutto uno strumento di politica economica, per combattere illegalità e rimettere il buon lavoro al centro di un modello di impresa e di mercato socialmente più giusto».

La posizione dell’Ance

Gabriele Buia | Presidente Ance.

Il presidente dell’Ance, Gabriele Buia, in relazione alle polemiche sollevate dalle rappresentanze sindacali, in concomitanza con la riapertura delle trattative sul rinnovo contrattuale ha specificato che «condividiamo le battaglie sul lavoro e sulla sicurezza, ma per vincerle bisogna remare tutti nella stessa direzione. Dobbiamo essere uniti nel difendere i valori della concorrenza e della trasparenza e nel tutelare i diritti di tutti i lavoratori: non ci sono imprese di serie A e imprese di serie B. Sono anni che l’Ance si batte per tutelare la sana occupazione e per garantire a tutti i lavoratori, siano essi di piccole, medie o grandi imprese, le stesse opportunità, principi che ho personalmente condiviso anche con le rappresentanze sindacali tanto da farne i cardini dei due precedenti contratti collettivi nazionali che ho firmato con loro. Una linea che l’Ance continua a difendere anche oggi nonostante le mille pressioni dovute a un clima preelettorale che in nome della convenienza rischia di sacrificare principi fondamentali come quelli della trasparenza, della concorrenza e della tutela del lavoro di tutti e non solo di alcuni. Abbiamo più volte riconosciuto gli sforzi fatti da questo Governo come da quello precedente nel cercare di sostenere il settore che fatica a uscire dalla crisi, ma in queste ultime settimane stiamo assistendo a una mediazione al ribasso su molti temi fondamentali per le imprese – fuga dal Codice appalti, split payment, sblocco dei cantieri – che rischia di vanificare tutti gli sforzi fatti finora».

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