Il ripristino calcestruzzo rappresenta una delle sfide più ricorrenti nella manutenzione del patrimonio edilizio esistente.
Agenti atmosferici, cloruri, gas acidi, anidride carbonica e sollecitazioni meccaniche cicliche compromettono nel tempo l’integrità delle strutture in c.a., esponendo le armature alla corrosione e riducendo la capacità portante degli elementi.
Affrontare correttamente questa problematica richiede un approccio sistemico, articolato per fasi operative ben definite e supportato da prodotti a prestazione certificata.
Le fasi operative del ciclo di ripristino calcestruzzo
Per Winkler il processo di ripristino del calcestruzzo si struttura in una sequenza logica e imprescindibile:
- rimozione del calcestruzzo ammalorato
- pulizia meccanica delle armature esposte
- passivazione dei ferri
- ripristino del copriferro
- impermeabilizzazione e protezione finale della superficie.
Ogni fase condiziona l’efficacia di quella successiva: un’adeguata preparazione del supporto è condizione necessaria per garantire l’adesione e la durabilità degli strati applicati.


Passivazione delle armature: la chiave per la durabilità nel tempo
Dopo la rimozione del calcestruzzo deteriorato e la pulizia meccanica delle barre d’armatura, la prima applicazione riguarda il trattamento passivante.
Il prodotto War M — premiscelato monocomponente a base cementizia additivato con inibitori di corrosione — garantisce un’elevata alcalinità residua e un efficace effetto barriera contro sali di disgelo, cloruri e agenti carbonatanti.
La sua formulazione gel-cementizia-polimerica assicura ottima adesione con gli strati di ripristino successivi. Il consumo standard è di 200 g/ml per barre di diametro 8–10 mm, con applicazione a pennello su metallo preventivamente pulito.
Ripristino del copriferro in classe R4 su superfici verticali e sottotrave
Per il ripristino del copriferro su superfici verticali e sottotrave, la scelta tecnica ricade su Fibrowin (WR07), malta monocomponente tixotropica fibrorinforzata in classe R4.
Il prodotto incorpora agenti per il controllo del ritiro sia in fase plastica che indurita, inerti selezionati in curva granulometrica ottimizzata e rinforzo in fibre.
Le principali caratteristiche prestazionali includono: eccezionale lavorabilità, ottima adesione al supporto, modulo elastico compatibile con il calcestruzzo base e applicabilità in mano unica fino a 3–4 cm di spessore.
È indicata per il ripristino di pilastri, setti e superfici a geometria complessa dove la colabilità non è praticabile.



Ripristino in cassero di travi e frontalini
Nel caso di travi e frontalini — elementi soggetti a ripristini in cassero — il ciclo prevede una fase aggiuntiva rispetto a quello dei pilastri: la casseratura perimetrale per il contenimento della malta.
In questo contesto si impiega Wr02 Winrepair, malta premiscelata colabile a base cementizia, classificata anch’essa in R4.
Il prodotto si distingue per assenza di ritiro in fase plastica e indurita, elevata resistenza meccanica a compressione e flessione, ottima resistenza ai solfati e granulometria selezionata per garantire scorrevolezza e compattazione senza segregazione.
Impermeabilizzazione delle zoccolature
Nelle zone di zoccolatura — particolarmente esposte all’umidità ascendente e agli agenti inquinanti — si prevede l’applicazione di Winplaster, premiscelato impermeabile per la regolarizzazione e protezione di superfici in calcestruzzo o intonaco.
Il prodotto offre ottima lavorabilità e si applica in mano unica a spessori di 2–3 cm, costituendo uno strato di transizione funzionale prima della protezione finale.
Protezione finale di ripristino calcestruzzo per pilastri e travi
A conclusione di entrambi i cicli di intervento — sia pilastri che travi — si applica Wintaplast, malta bicomponente colorata, impermeabile ed elastica.
Il prodotto è certificato per la resistenza ai raggi UV e alla spinta idrostatica sia positiva che negativa, caratteristiche che lo rendono idoneo anche per superfici soggette a passaggio pedonale intenso.
Una volta indurito, il rivestimento presenta elevata resistenza all’abrasione e agli sbalzi termici, mantenendo al contempo buona permeabilità al vapore acqueo — requisito fondamentale per evitare fenomeni di distacco per pressione osmotica.

1. Struttura in calcestruzzo ammalorata.
2. Rimozione della parte di calcestruzzo ammalorata e pulizia meccanica delle armature così esposte.
3. Passivazione ferri d’armatura.
4. Ripristino del copriferro

1. Struttura in calcestruzzo ammalorata
2. Rimozione della parte di calcestruzzo ammalorata e pulizia meccanica delle armature così esposte.
3. Passivazione ferri d’armatura.
4. Ripristino del copriferro
5. Casseratura per contenimento malta colabile.
6. Ripristino del copriferro
Ripristino calcestruzzo: la scelta del ciclo in funzione dell’elemento strutturale
La differenza sostanziale tra il ciclo per pilastri/setti e quello per travi/frontalini risiede nella modalità di applicazione della malta strutturale.
Mentre sulle superfici verticali accessibili si impiega la malta tixotropica Fibrowin per applicazione a spatola o proiezione, sugli elementi orizzontali o sottotrave si ricorre alla combinazione di casseratura e malta colabile Winrepair, che garantisce il riempimento completo del volume da ripristinare senza necessità di costipazione meccanica.
La scelta del sistema corretto, in funzione della geometria e dell’accessibilità dell’elemento, è determinante per la riuscita dell’intervento e per la conformità alla classificazione R4 prevista dalla En 1504.



