Il mondo delle costruzioni pesa per circa il 10% del Pil italiano, realizza infrastrutture fondamentali per la vita quotidiana e contribuisce a disegnare le città del futuro. Eppure continua a convivere con problemi che sembrano irrisolti: produttività stagnante, incidenti sul lavoro, impatto ambientale elevato.
È partendo da questa consapevolezza che Hilti Italia ha scelto di organizzare il Power Up Tour in Franciacorta, un appuntamento dedicato all’innovazione tecnologica e culturale nel settore delle costruzioni. Non soltanto una vetrina di strumenti e soluzioni tecniche, ma un momento di confronto sul futuro del lavoro nei cantieri.

Tommaso Turchi, Division manager civil engineering di Hilti Italia, ha sintetizzato chiaramente la missione dell’azienda: non limitarsi al ruolo di fornitore, ma diventare partner delle imprese per migliorare produttività, sicurezza e sostenibilità.
Un messaggio forte, che Hilti ha voluto rafforzare attraverso una testimonianza capace di parlare non solo alla tecnica, ma anche alla mentalità delle persone.
La storia di un campione che ha imparato a cambiare
Per questo sul palco del Power Up Tour è salito Jury Chechi. Non semplicemente per raccontare una vittoria olimpica, ma per condividere un percorso fatto di obiettivi, crisi, cambiamenti e ripartenze.

Chechi ha riportato il pubblico agli inizi della propria storia: un bambino timido, poco socievole, che attraverso lo sport trova progressivamente la propria direzione. La ginnastica artistica arriva quasi per caso, ma diventa presto una scelta di vita.
Fin da giovanissimo comprende una lezione che accompagnerà tutta la sua carriera: avere un obiettivo chiaro cambia il modo di affrontare la fatica. Per questo rifiuta la parola “sacrificio”. Preferisce parlare di “scelte”. Scelte difficili, certo, ma necessarie per costruire qualcosa di importante.
Il momento più duro arriva nel 1992, quando la rottura di un tendine, a pochi giorni dalle Olimpiadi di Barcellona, sembra cancellare anni di lavoro. È lì, però, che nasce la svolta. Perso il talento naturale nel corpo libero, Chechi decide di reinventarsi agli anelli. Più lavoro, più disciplina, più metodo. «Il lavoro può sopperire alla mancanza di talento», ha spiegato durante l’incontro.
Una frase che è diventata il filo conduttore del suo intervento.
Dallo sport ai cantieri: la cultura del miglioramento
La presenza di Chechi al Power Up Tour non è stata casuale. La sua esperienza rappresenta infatti una metafora molto vicina alle sfide che oggi affronta il settore delle costruzioni.
Anche le imprese, come gli atleti, devono confrontarsi con ostacoli improvvisi, cambiamenti tecnologici e nuove esigenze di mercato. E anche in questo caso la differenza non la fanno soltanto le capacità iniziali, ma la preparazione quotidiana, la capacità di adattarsi e la volontà di migliorarsi continuamente.
Hilti ha voluto trasmettere proprio questa idea: innovare non significa soltanto introdurre nuovi strumenti, ma sviluppare una nuova cultura del lavoro. Una cultura fondata sulla prevenzione, sulla sicurezza, sulla sostenibilità e sulla ricerca costante dell’efficienza.
In questo senso, il racconto di Chechi è diventato qualcosa di più di una testimonianza motivazionale. È stato il simbolo concreto di ciò che serve oggi al comparto delle costruzioni: visione, disciplina e coraggio di cambiare.
Il vero “Power Up”
Il messaggio finale emerso dalla giornata in Franciacorta è chiaro. Per affrontare le trasformazioni del settore non bastano tecnologie avanzate o attrezzature più performanti. Serve soprattutto un cambio di mentalità.
Hilti ha scelto di parlare di innovazione partendo dalle persone. Dalla loro capacità di fissare obiettivi, affrontare le difficoltà e non fermarsi davanti agli imprevisti. Esattamente come ha fatto Jury Chechi lungo tutta la sua carriera.
L’innovazione in casa Hilti
Nel suo intervento successivo, Tommaso Turchi ha illustrato la visione tecnologica dell’azienda, in cui attrezzature, software e gestione dei dati convergono in un unico ecosistema.

«Al centro si trova la tecnologia Nuron, definita come il “cuore dell’innovazione”. Una nuova generazione di batteria progettata per alimentare attrezzi cordless destinati a lavorazioni pesanti. Il sistema è in grado di gestire elevate richieste di potenza, raffreddarsi più rapidamente e ridurre i tempi di ricarica: fino all’80% in circa 20 minuti. Ma la batteria non è solo energia. È anche connettività. Attraverso l’Internet of Things, consente di tracciare utilizzo, posizione e tempi di impiego degli strumenti». Tommaso Turchi, responsabile vendite per il segmento dell’ingegneria civile
Il software Hilti ON!Track, progettato per tracciare e gestire attrezzi e beni aziendali si integra in maniera sinergica con il servizio di Fleet Management, modello di noleggio a lungo termine: le imprese non sono più semplici proprietarie degli strumenti, ma utenti di un servizio gestito lungo tutto il ciclo di vita delle attrezzature.
Il tracciamento avviene tramite i dati memorizzati nella batteria e trasmessi alla ricarica, mentre una rete di antenne e gateway installati in cantieri, magazzini e veicoli crea un sistema diffuso di localizzazione in tempo reale.
Un ruolo importante è affidato anche a Fieldwire, che migliora la comunicazione tra sede e cantiere, riducendo errori e ritardi dovuti a informazioni non aggiornate.
Forza vendita, competenze e sicurezza
Nel suo intervento, Turchi ha sottolineato il valore della forza vendita diretta come elemento distintivo del modello Hilti. Non solo un canale commerciale, ma una struttura capace di intercettare bisogni reali e trasformarli in innovazione.

Da questa relazione continua con i clienti nasce anche il Power Up Tour, iniziativa itinerante che porta l’innovazione nei territori, a partire da Brescia e dall’area tra Bergamo e Franciacorta.
Il settore delle costruzioni resta però fortemente legato alla tradizione. La sfida, ha spiegato, non è solo tecnologica ma culturale: rendere comprensibili strumenti nuovi in un contesto ancora abituato a pratiche consolidate.

Un altro nodo centrale è la carenza di manodopera specializzata. Le soluzioni tecnologiche non sostituiscono le competenze, ma le integrano attraverso formazione e consulenza.
Ampio spazio è stato dedicato alla sicurezza. Tra le tecnologie citate figura SenseTech, che blocca automaticamente ad esempio il disco di una smerigliatrice in caso di perdita della presa. Accanto a questo, i sistemi Atc intervengono in caso di resistenza improvvisa, riducendo il rischio di infortuni. Gli esoscheletri, infine, migliorano l’ergonomia e riducono il carico fisico sugli operatori.

Una trasformazione già in corso
Il messaggio finale è netto: il futuro delle costruzioni passa attraverso un equilibrio tra tecnologia, gestione intelligente delle risorse e presenza costante sul campo.
Un equilibrio che, nelle parole di Tommaso Turchi, non è più una prospettiva teorica, ma una trasformazione già in atto nei cantieri italiani.



