Il settore delle macchine per costruzioni si conferma uno dei comparti più dinamici dell’economia italiana: alta specializzazione tecnologica, forte orientamento all’export e ruolo strategico nello sviluppo delle infrastrutture.
È il quadro che emerge dalla ricerca del Cer (Centro Europa Ricerche) commissionata da Unacea, l’Unione italiana macchine per costruzioni, presentata nel corso del convegno “Le macchine per costruzioni e le filiere produttive italiane: la dimensione economica complessiva”.
Il valore complessivo della produzione è stimato a 4 miliardi di euro, con 6.000 addetti diretti che salgono a 85.000 considerando l’intero indotto. Un comparto capace di generare occupazione qualificata e distribuita capillarmente sul territorio nazionale.
Macchine per costruzioni: i numeri del 2025
Nel 2025 il mercato italiano delle macchine per costruzioni ha raggiunto 26.000 unità vendute, quasi il doppio rispetto alle 13.500 del 2017. Un risultato che conferma una traiettoria di crescita di lungo periodo, pur in una fase di graduale assestamento dopo il picco di 29.700 unità toccato nel 2022.
Per il 2026 le stime indicano una lieve contrazione a 25.500 unità (-1,9%), in un contesto macroeconomico caratterizzato da crescita moderata del PIL (+0,3%), rallentamento degli investimenti in costruzioni (-0,3%) e pressioni inflazionistiche legate ai costi energetici superiori al 20%.

L’Italia terzo mercato europeo, unico sopra i livelli pre-Covid
Sul piano europeo, i dati del Cer fotografano un riposizionamento significativo dell’Italia. Nel 2025 il Paese ha conquistato il terzo posto nel mercato europeo per volumi venduti, superando la Francia e consolidando una quota del 15% sul totale europeo, in netto aumento rispetto al 9,6% del 2019.
Nel periodo 2019-2025, mentre i principali mercati europei registravano contrazioni — Francia -28,3%, Germania -22,7%, Regno Unito -5,8%, con una media europea di -9,4% — l’Italia ha segnato un’espansione del +38,8%, confermandosi l’unico grande mercato continentale ad aver superato i livelli pre-Covid.
Export e bilancia commerciale: il peso internazionale del comparto
La vocazione internazionale del settore è un elemento strutturale. Nel 2025 le esportazioni di macchine per costruzioni hanno raggiunto 3,2 miliardi di euro, a fronte di 2,3 miliardi di importazioni, con un saldo commerciale attivo di 900 milioni di euro.
Quasi due terzi della produzione nazionale è destinato ai mercati esteri, a riprova della solidità tecnologica delle imprese italiane.

La filiera delle costruzioni: 135 miliardi e 694.000 addetti
Il comparto delle macchine per costruzioni è strettamente interconnesso con le tre branche produttive a valle: ingegneria civile, demolizione e preparazione dei cantieri, installazione di impianti elettrici, idraulici e affini. Insieme, queste attività generano un valore della produzione di 135 miliardi di euro e occupano circa 694.000 addetti.
Nel quadriennio 2019-2023, il valore della produzione delle tre branche è cresciuto del 69%, a fronte di un incremento del 32% per la produzione italiana complessiva.
La demolizione e preparazione dei cantieri ha registrato la crescita più sostenuta (+73%), seguita dall’installazione di impianti (+70%) e dall’ingegneria civile (+65%).

Innovazione e digitalizzazione: il motore della trasformazione
Un tratto distintivo del comparto è il suo elevato contenuto tecnologico. Oltre il 35% delle imprese realizza investimenti medio-alti in ricerca e sviluppo, mentre quote comprese tra il 35% e il 44% investono in tecnologie digitali.
Un orientamento che rende le macchine per costruzioni un fattore abilitante per l’efficienza dei cantieri, la sicurezza sul lavoro e la riduzione dei tempi di realizzazione delle opere.
La presentazione dell’analisi è avvenuta durante la 32ª edizione di SaMoTer, il Salone internazionale triennale delle macchine per costruzioni, tenutasi a Veronafiere fino a sabato 9 maggio.
Sono intervenuti anche alcuni tra i rappresentanti dei top brand in esposizione in fiera.

«L’andamento del nostro mercato è direttamente proporzionale a quello delle costruzioni. Il Pnrr ha certamente favorito la crescita dei lavori infrastrutturali e, di conseguenza, anche il mercato, in quest’ultimo periodo, ha registrato un andamento positivo. Esistono però fattori contingenti che continuano a influenzare le scelte di acquisto dei clienti, così come i diversi piani di incentivazione. Guardando al prossimo futuro, il settore delle macchine per costruzioni può contare su un’importante area di miglioramento, rappresentata dal recupero della produttività: tutti gli operatori devono investire affinché il cliente comprenda che la tecnologia introdotta si traduce in maggiore efficienza e produttività». Gianluca Calì, direttore marketing di Cgt spa
«Il mercato italiano, rispetto agli altri mercati europei, sta dando segnali positivi. I risultati incoraggianti che vediamo oggi sono però il frutto di un lavoro e di un percorso iniziato alcuni anni fa. Non dobbiamo leggere come segnali negativi o come momenti di crisi quei lievi abbassamenti dell’asticella che rappresentano piuttosto una fase di assestamento, legata anche all’andamento dell’economia con cui dobbiamo convivere trovando le giuste contromisure. Nel segmento del movimento terra stiamo immettendo sul mercato molte macchine, mentre in Paesi come Germania, Francia e Regno Unito abbiamo visto forti cali. Questo dimostra che l’Italia sta facendo numeri importanti grazie al lavoro svolto in precedenza. Gli incentivi hanno certamente avuto un ruolo, ma le macchine si acquistano solo se ci sono lavoro e progetti concreti. Il Pnrr sta dando una forte spinta e ha favorito investimenti in connettività, digitalizzazione e sostenibilità, ambiti nei quali il ritorno è sempre vantaggioso. La vera sfida adesso è riuscire a mantenere questo livello». Luca Evangelista, sales director di Volvo CE
«Nonostante la crisi economica legata all’aumento del prezzo del carburante, dei costi energetici e delle materie prime, da parte delle imprese c’è ancora una forte volontà di migliorare, di investire e di crescere. Il mercato italiano continua, infatti, a registrare risultati positivi mentre in Europa si vedono cali importanti. Sicuramente gli incentivi, dalle misure 4.0 e 5.0 agli altri strumenti di sostegno, hanno avuto un ruolo trainante, ma molto dipende anche dalla capacità delle aziende del settore di continuare a investire. Esiste però un problema legato alle normative, soprattutto nel comparto delle macchine stradali. Per installare un impianto d’asfalto servono numerose autorizzazioni rilasciate da enti diversi che spesso non dialogano tra loro. Questo crea enormi difficoltà: un cliente può ottenere il via libera in sei mesi oppure non riuscire ad averlo nemmeno dopo tre anni, a seconda dell’interpretazione del singolo funzionario. Una situazione che inevitabilmente frena la volontà di investire da parte del cliente finale». Maurizio Tosi, territory manager Plants Italy di Ammann Group
«Le previsioni per il biennio 2026-2027 sono di difficile lettura anche se sto vedendo molta voglia di investire da parte delle imprese del comparto e questo fa ben sperare per il futuro. Un messaggio che voglio lanciare è quello di investire sui giovani per attrarre i migliori talenti e formare gli operatori del futuro». Filippo Venieri, responsabile commerciale e marketing di VF Venieri
«Il 2026, per il nostro comparto, essendo partito non benissimo, potrebbe essere un anno non facile, ma se si fa in fretta a porvi rimedio e a trovare la via d’uscita, il 2027 potrebbe essere in controtendenza rispetto ai numeri di tutti gli altri Paesi europei». Marco Ferroni, business director di Kobelco Construction Machinery Europe
«Gli incentivi che sono stati finora erogati in Italia hanno sicuramente dato un grande vantaggio ai produttori di macchine per costruzioni. È chiaro, però, che, in questo momento di crisi geopolitiche, le criticità degli aumenti dei prezzi dei componenti e soprattutto le criticità logistiche stanno creando forti problemi all’intero comparto». David Bazzi, ceo di Komatsu Italia


