Costruita nel 1908 dall’imprenditore milanese Carlo Andrea Piva lungo le sponde del Rio Melo, a qualche chilometro dalla costa romagnola di Riccione, la fornace Piva fu per decenni uno dei principali motori economici della città.
L’impianto di produzione di laterizi, grazie all’innovativo forno Hoffmann, che consentiva la produzione in continuo di mattoni, fece dello stabilimento una realtà produttiva all’avanguardia nel territorio riccionese.

Prima della Seconda guerra mondiale la fornace raggiunse livelli produttivi molto elevati e proseguì la sua attività anche nel periodo bellico, continuando a rappresentare una delle realtà imprenditoriali locali più rilevanti fino alla cessazione definitiva della produzione, che avvenne negli anni Settanta.

La nuova vita dell’ex fornace
Oggi, per volontà del Comune, lo storico complesso industriale degli anni Trenta torna a nuova vita e diventa Museo del Territorio.
Una volta completati gli interventi di recupero dei muri dell’ex fornace e della realizzazione della nuova architettura museale al suo interno, l’antico sito produttivo è pronto ad accogliere il nuovo spazio culturale in attesa degli allestimenti museali, a cui farà seguito l’apertura al pubblico prevista per il febbraio del 2027.

Il progetto vincitore
La gara pubblica indetta dal Comune è stata vinta da Politecnica Building for Humans, la società italiana di progettazione integrata di architettura, ingegneria e urbanistica, oggi uno dei più importanti studi italiani del settore.
Del progetto, Politecnica ha seguito l’intero processo: dal restauro e messa in sicurezza delle strutture esistenti al progetto architettonico, dalla progettazione delle strutture e degli impianti fino alla direzione dei lavori.
Valorizzare l’eredità industriale
Nel progetto di recupero, Politecnica ha scelto di preservare e rendere leggibile questa eredità industriale, valorizzando il recinto murario storico della fornace, unica parte superstite dell’antico complesso produttivo.
Le murature perimetrali sono state restaurate con un approccio di tipo archeologico: le superfici storiche sono state conservate senza cancellarne le tracce del tempo, come fori, inserti lignei e segni delle lavorazioni, lasciando emergere le stratificazioni materiche delle murature.

Questa scelta progettuale rafforza il dialogo con la nuova architettura interna, evidenziando il contrasto tra la materia storica e l’intervento contemporaneo.
La valorizzazione delle murature storiche è ulteriormente enfatizzata da un sistema illuminotecnico progettato ad hoc e integrato nelle strutture di sostegno, che nelle ore serali illumina l’edificio dall’interno verso l’esterno.
Architettura contemporanea leggera e trasparente
All’interno del perimetro della fornace, il progetto introduce una nuova architettura contemporanea concepita come una struttura leggera e trasparente che dialoga con discrezione con le murature storiche, instaurando un equilibrio tra antico e nuovo.
Inserito in un sistema più ampio di verde pubblico e percorsi ciclopedonali e in diretto rapporto con l’edificio scolastico adiacente, il museo si configura come un elemento chiave nel processo di rigenerazione urbana di questa parte della città, rafforzando la relazione col paesaggio circostante.

La grande teca trasparente
All’interno della muratura storica, il progetto ha previsto una nuova architettura contemporanea, concepita come una grande teca trasparente.
Il volume si inserisce con leggerezza nel recinto della fornace, stabilendo una relazione continua tra interno ed esterno e rendendo chiaramente distinguibile l’intervento contemporaneo rispetto al manufatto originario.

Il progetto si sviluppa su due livelli per una superficie complessiva di circa 1.500 metri quadrati, all’interno di un’area di intervento più ampia di circa 2.500, che comprende gli spazi esterni e le connessioni con il sistema di verde pubblico circostante.
Tra la nuova struttura e le murature perimetrali è stato introdotto un deambulatorio perimetrale, uno spazio di rispetto che consente di osservare da vicino le facciate storiche e amplia le possibilità di percorrenza e relazione tra museo e spazio urbano.
Museo aperto, flessibile, connesso alla città
Il progetto ha organizzato il museo come uno spazio culturale flessibile e aperto alla città.
Al piano terra troveranno spazio la hall di ingresso a doppia altezza, la reception, la caffetteria, il bookshop, aule per laboratori didattici, depositi museali vetrati e una grande sala conferenze.
Il piano superiore ospiterà invece gli spazi espositivi principali, concepiti come ambienti aperti, flessibili e riconfigurabili.

La distribuzione verticale è affidata a una scala principale dal carattere leggero e quasi sospeso, distaccata dal pavimento e dalle pareti per accentuarne la percezione di leggerezza. Retroilluminata e inserita nella grande hall, la scala diventa un elemento architettonico centrale del progetto, contribuendo alla continuità visiva tra i due livelli del museo.

L’intero edificio è stato pensato per ospitare non solo il percorso museale, ma anche attività educative, eventi culturali e iniziative pubbliche, con spazi in grado di funzionare in modo autonomo rispetto al museo.
La ciminiera come nuovo landmark urbano
Elemento simbolico dell’intervento è la reinterpretazione della ciminiera dell’ex fornace, crollata nel tempo.
Attraverso un segno stilizzato in acciaio, che ripropone collocazione, altezza e proporzioni originarie individuate attraverso la ricerca storica, viene restituito al paesaggio urbano un segno identitario della storia industriale della città.
Un progetto illuminotecnico dedicato ne valorizza inoltre la presenza nelle ore notturne, trasformandola in un nuovo landmark urbano.

Il consolidamento delle murature perimetrali
Il recupero delle facciate dell’ex fornace ha richiesto un intervento strutturale complesso per consolidare le murature perimetrali, prive di copertura all’avvio del progetto e quindi esposte al rischio di ribaltamento.
Politecnica ha progettato un esoscheletro strutturale in acciaio capace di stabilizzare le pareti perimetrali e di integrarsi con le aperture originarie della fabbrica, evitando interventi invasivi sulla struttura storica e preservandone la leggibilità architettonica.

La nuova architettura è realizzata in acciaio, con solai e copertura in legno lamellare X-Lam.
Le ampie superfici vetrate favoriscono l’illuminazione naturale e rafforzano l’idea di un museo aperto e permeabile al contesto.
Materiali e finiture, come cemento e acciaio, mantengono volutamente una dimensione materica e industriale, in continuità con la memoria produttiva del luogo.
Il nuovo edificio è stato realizzato con sistemi costruttivi a secco, secondo il principio della reversibilità, fondamentale negli interventi su edifici vincolati.

Chi ha fatto cosa
Opera
Museo del Territorio – Restauro dell’ex Fornace Piva
Località
Riccione
Committente
Comune di Riccione
Team
Politecnica Ingegneria e Architettura
Progettazione e direzione lavori
Alessandro Uras
Edilizia
Gianfranco Tedeschi
Restauro conservativo
Micaela Goldoni
Strutture
Luciano Gasparini, Gabriele Brighenti
Impianti meccanici
Marcello Gusso, Marco Balestrazzi, Giulio Bechi
Impianti elettrici e speciali
Francesco Frassineti, Davide Messori
Idrologia e idraulica
Alessandro Cecchelli
Allestimenti museali
Paola Gabrielli
Interior design
Stefano Maffai
Acustica
Claudio Pongolini, Massimo Fiorini
Antincendio
Massimo Fiorini
Sostenibilità
Ferdinando Sarno
Sicurezza
Alberto Castro
Rup
Michele Bonito
Impresa
Gc Impresa (Consorzio Integra, Cicai, Cires, La Fanara, Edile Costruzioni)
Chi ha fornito cosa
Strutture in legno lamellare
X-Lam Dolomiti
Paratie antiallagamento
Acquastop
Pavimenti
Cotto D’Este
Sanitari
Geberit
Cartongessi
Gyproc, Saint Gobain
Isolamenti
Knauf
Strutture in acciaio
Progeco
Coperture
Sandrini Metalli
Infissi
Schüco Italia
Ascensori
Sele Lift
Illuminazione
Targetti Sankey
Leggera, trasparente, reversibile

Alessandro Uras, partner di Politecnica, è il progettista e il direttore dei lavori dell’intervento di recupero dell’ex fornace Piva di Riccione. È lui che ci spiega il significato di alcune scelte architettoniche e tecnologiche.
«La sfida che avevamo di fronte riguardava l’intervento di restauro in un luogo dalla forte identità. Dovevamo evitare che il nuovo progetto si sovrapponesse alla sua stessa storia. Per questo abbiamo scelto di creare un’architettura contemporanea, leggera, trasparente e reversibile, in grado di confrontarsi con le tracce della fornace, senza cancellarle. Il risultato è uno spazio che conserva la memoria industriale del sito, ma la proietta in una nuova dimensione pubblica, culturale e urbana».
La fornace è sottoposta ad alcuni vincoli che hanno condizionato la progettazione. Ce li può spiegare?
Sull’edificio insistono più vincoli: paesaggistici, archeologici e perfino idrogeologici.
Vincoli che hanno indirizzato la progettazione, come ad esempio l’impossibilità di realizzare volumi sotterranei per la vicinanza al Rio Melo.
In questo caso abbiamo dovuto impiegare paratie antiallagamento per contenere le acque del fiume in caso di esondazione.
Qual è stata l’idea originaria del progetto?
Abbiamo sempre pensato a un’architettura reversibile, realizzata totalmente a secco, con una struttura portante in acciaio e solai e copertura in pannelli in X-Lam, soluzioni che garantiscono elevate prestazioni strutturali e che rispondono ai criteri ambientali previsti dal progetto.



