Il progetto per il nuovo centro produttivo Acqua Minerale Valmora si insedia in un’area di 20.000 metri quadrati.
Il comparto si compone di un’area predominante dedicata all’imbottigliamento e al confezionamento, e di ulteriori due ambienti con funzioni direzionali e logistiche.
La particolarità del paesaggio tutelato, l’esigenza di pensare a un’architettura capace di rappresentare la forza dell’azienda e la purezza del prodotto, la grande capacità produttiva e l’impiego di avanzatissime tecnologie costituiscono la matrice di questo progetto, della sua complessità e delle tematiche compositive.
L’acqua minerale sgorga dal Parco di Rorà, ai piedi delle Alpi Cozie, in un paesaggio dallo straordinario valore ambientale.
Qui, dimensione e funzione richieste sembrano quasi incompatibili con il territorio; eppure, la scommessa dell’architettura sta proprio qui: pensare al manufatto come occasione di apportare non un vulnus ma un plus al contesto, rinunciando persino alle cosiddette opere di mitigazione che, in quanto tali, presuppongono ab origine la resa dell’architettura di fronte alle problematiche ambientali e la necessità di essere “nascosta”.
In realtà, materiali, assetto planimetrico, colori, temi compositivi, funzioni consentono la grande scala rispetto al paesaggio.
Spazio produttivo e linguaggio architettonico
Il manufatto si articola su un sedime di circa 10.000 metri quadrati.
Il corpo centrale è dedicato alle funzioni di imbottigliamento e confezionamento. Qui la struttura si articola in una doppia campata di 36 metri cadauna, che raggiunge i 9,5 metri al sottotrave, ed è determinata dalle esigenze distributive degli impianti di processo.
Gli impianti sono ad altissima tecnologia ma in stretto dialogo con materiali naturali: la copertura totalmente in legno, realizzata con travi principali (lunghe 36 metri e alte 2,20 metri) e arcarecciatura secondaria.

Il sistema finestrato (mai a shed, per evitare depositi di polvere, percoli di condensa e ammaloramenti precoci) è posizionato a perimetro al fine di consentire un rapporto di luce e di percezione interno/esterno il più immediato possibile.
Un corpo di spina (alto 5,50 metri al sottotegola), lungo la testata delle due grandi campate, unisce l’organismo produttivo a quello dedicato a uffici, servizi e accoglienza – a nord – e al corpo dedicato alle baie di carico – a sud –, con movimentazione organizzata a mezzo di navette Lgv automatiche.
Le facciate come paesaggio costruito
Le facciate costituiscono la parte dell’insediamento in cui meglio si attua il rapporto fra edificio e paesaggio.
I prospetti nord, sud e ovest sono rivestiti con paramenti della locale pietra di Luserna, posata in moduli quadrati a 45 gradi come l’orditura degli antichi tetti a scandole.

In particolare, la facciata ovest, vista dall’antistante prato coltivato a foraggio, si rapporta con il contesto quasi come fosse un elemento archeologico già presente e assunto nel progetto.
La facciata est è quella principale, è articolata a C ed è costituita dai tre corpi dedicati a uffici, produzione e logistica; accoglie i visitatori, gli addetti e i mezzi pesanti per le attività di carico e scarico. È caratterizzata da un sistema strutturale in acciaio di colore azzurro che diviene porticato di collegamento tra le tre funzioni.

Il particolare elemento della linea azzurra spezzata richiama la giacitura irregolare del sistema di piccoli canali agricoli di questo territorio pedemontano, che fungono sia da sistemi d’irrigazione dei castagneti, sia da elementi di regimentazione delle acque. Sotto il porticato, la facciata è totalmente vetrata e consente un rapporto immediato fra spazi interni ed esterni.
Se un lato della facciata est è costituito dall’area delle baie di carico, il lato opposto è costituito dalla testata semicircolare del corpo degli uffici, sulla cui sommità spicca il sistema a verde del Parco delle Cozie. Tale assetto semicircolare richiama certi edifici espressionisti legati all’uso promiscuo e ricreativo dell’acqua.
Un sistema di passaggi consente la risalita in copertura di gruppi di visitatori.
All’interno, a piano terra sono collocate le funzioni organizzative e amministrative con una visione sempre totale verso gli spazi aperti; mentre al primo piano la linea semicircolare conferisce agli spazi interni un carattere suggestivo e rappresentativo.
Spazi interni: tra funzionalità e benessere
L’edificio si caratterizza per un alto grado di qualità del lavoro e della vita: l’assetto distributivo consente l’immediato e costante orientamento in ogni punto dello stabilimento. Trasparenze, chiarezza dei percorsi e delle geometrie, infografica: tutto ciò consente sia all’addetto che al visitatore di avere immediata percezione della complessità del sistema.

Gli spazi interni dedicati a funzioni produttive sono realizzati con superfici e materiali chiari e facilmente manutenibili e igienizzabili. La sensazione è quella di un ambiente bene illuminato, molto arioso, di grande comfort grazie alla copertura di legno a vista, e con una costante percezione dell’esterno, con le mutevoli condizioni di luce e di clima.

Il corpo uffici è costituito da ambienti larghi, confortevoli e trasparenti; elementi di partizione e arredo sono curati in tutti i dettagli e flessibili per ogni personalizzazione. Le finiture in gres o in legno contribuiscono alla rappresentatività dell’ambiente.
Particolare attenzione è stata dedicata all’organizzazione dei percorsi, in modo che aree lavorative e aree di svago conservino sempre una certa contiguità.

Al piano primo è stato realizzato un patio a cielo aperto, in modo da aeroilluminare le parti più distanti dal perimetro dell’edificio.
Da qui, attraverso un percorso esterno, si raggiunge il piano di copertura (raggiungibile anche con ascensore) dove si sviluppa il Parco delle Cozie, uno spazio di circa 800 metri quadrati nel quale è stato progettato e allestito, con l’affiancamento di un agronomo e un geologo, un percorso didattico con una serie di essenze appartenenti al contesto paesaggistico e montano. Quest’area, oltre a essere aperta a visitatori esterni, rappresenta un importante spazio di relax per gli addetti.
L’ingegneria del sistema edificio-impianto
La copertura in legno consente di raggiungere grandi luci (36 metri) contenendo sia i carichi fondazionali (minore dimensionamento dei plinti) sia i costi di trasporto (minori trasporti eccezionali).

Strato coibente sopra arcarecciatura, guaina in pvc e verde tecnico consentono una buona tenuta termoigrometrica.

Per non “consumare” superfici a livello terra, i locali tecnici (trasformatori, quadri, centrale termica, compressori, ecc.) sono stati dislocati nel mezzanino a +6.00 metri, sopra il corpo di spina. Questa scelta ha consentito di realizzare percorsi manutentivi dedicati con sbocco a cielo aperto per ogni locale tecnico e impianti a livello soffitto per la distribuzione di tutta l’impiantistica verso le linee di processo. Sono stati realizzati dei percorsi impiantistici a soffitto, con staffaggi e calate puntuali per ogni allaccio. Ciò consente di mantenere, nel tempo, una grande facilità di modifica e/o incremento delle tecnologie.
Il reparto logistica è stato pensato per essere il più performante e sicuro possibile. La movimentazione dei prodotti (circa 1 milione di bottiglie al giorno) avviene, infatti, a mezzo di navette automatiche Lgv a controllo informatico, in modo da spingere al massimo il grado di programmazione. L’area delle baie di carico dispone di un sistema automatico di guida della retromarcia del mezzo, in modo che l’accostamento alla baia (attività con forte pericolo di schiacciamento) avvenga in modo guidato e automatico.
L’integrazione di un insediamento produttivo entro un contesto paesaggistico delicato e tutelato obbliga ad affrontare e risolvere, attraverso il progetto di architettura, alcune importanti questioni che inizialmente sembrano stridere: la grande scala degli edifici, l’impatto acustico e ambientale degli impianti di processo, il traffico di mezzi pesanti generato su un sistema infrastrutturale non pensato per usi impattanti.

Tutto ciò è stato oggetto di analisi, di confronto e di ricerca in fase progettuale in sinergia con tutte le figure professionali coinvolte e ha comportato la necessità di impiegare risorse economiche, tecnologie di mitigazione e dispositivi di regolamentazione del traffico e dei rumori, più intensamente rispetto a quanto sarebbe richiesto in altri contesti normalmente impiegati per accogliere le funzioni industriali.

Progetto e costruzione condivisa

L’architetto Ruffo Wolf, Rwa – Lombardini22, racconta la genesi del progetto e il rapporto con la committenza, costruito su ascolto e fiducia. Un processo lungo e dinamico, dove progettazione e cantiere si intrecciano tra verifiche, criticità e nuove opportunità.
Come nasce il rapporto con la committenza e il progetto?
Il progetto nasce dall’esigenza dell’azienda di raddoppiare il proprio stabilimento, affiancando un nuovo edificio a quello esistente.
La committenza è alla ricerca di uno studio con esperienza nel settore e capace di seguire l’intero processo, dalla fase ideativa fino alla realizzazione.
Fin dall’inizio si costruisce un rapporto di fiducia che rappresenta la vera base del lavoro: non sono gli elaborati grafici il primo risultato, ma la capacità di ascoltare e comprendere l’azienda, entrando nei suoi processi produttivi, nelle modalità operative e nelle reali necessità strategiche.
Solo a partire da questo confronto si costruisce un progetto coerente, condiviso e realmente attuabile.
In che modo criticità e imprevisti hanno influito sul progetto?
La progettazione e la realizzazione di un intervento di questa scala è un percorso lungo, che può durare anche diversi anni, e che inevitabilmente evolve rispetto all’idea iniziale.
Nel corso del lavoro emergono criticità tecniche e operative che richiedono aggiustamenti, ma allo stesso tempo si aprono nuove opportunità che il progetto iniziale non poteva prevedere.
Questo processo diventa quindi una continua negoziazione tra obiettivi, fattibilità e innovazione.
L’imprenditore, spesso alla sua prima esperienza di questo tipo, affida al progetto non solo un investimento ma il futuro della propria azienda, rendendo necessario un approccio estremamente attento e responsabile.
È un percorso che richiede una costante messa a punto, una “navigazione a vista” controllata, in cui ogni decisione viene calibrata insieme alla committenza per garantire coerenza tra visione iniziale e risultato finale.
Anticipare i problemi

Il geometra Alessandro Frassanella, direttore lavori architettonico e project manager del cantiere, racconta un approccio operativo che unisce progettazione, coordinamento e gestione delle imprese, con l’obiettivo di anticipare criticità e garantire la continuità del processo costruttivo.
Come si struttura il suo approccio alla gestione del cantiere?
Il mio lavoro parte già dalla fase di progettazione, dove definisco strategie costruttive che devono poi essere condivise con tutte le figure coinvolte: imprese, impiantisti e fornitori.
Non esiste una separazione netta tra progetto ed esecuzione, perché il mio ruolo è proprio quello di creare continuità tra le due fasi, trasformando le idee progettuali in soluzioni realizzabili e coordinate.
In che modo gestisce il coordinamento tra le diverse imprese e le maestranze?
Attraverso un’attività costante di confronto e condivisione.
Utilizzo il cronoprogramma come strumento principale, che viene condiviso anche con le maestranze per rendere chiari tempi e obiettivi.
Organizzo riunioni periodiche in cantiere con imprese e capisquadra, così da affrontare subito eventuali criticità e mantenere un flusso di lavoro ordinato.
Questo metodo consente di anticipare i problemi e di risolverli in tempi rapidi, mantenendo il controllo sull’avanzamento delle attività.
Chi ha fatto cosa
Opera
Nuovo centro produttivo, direzionale e logistico “Acqua Minerale Valmora” – Lusernetta (TO)
Committente
Pontevecchio srl – Luserna san Giovanni (TO)
Project management e direzione ai lavori
Alessandro Frassanella, Rwa – Rovereto – Milano
Progettazione architettonica e coordinamento
Ruffo Wolf, Rwa – Lombardini22 – Rovereto – Milano
Progettazione impianti elettrici
Projecad – Cercenasco (TO)
Progettazione impianti meccanici e antincendio
Impro srl – Torino
Impresa di costruzioni
Moretti – Erbusco (BS)



