C+S Architects. Lo Snake building reinterpreta la tradizione costruttiva fiamminga

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C+S Architects porta a termine lo Snake Building ad Aarschot, in Belgio, nell’ambito del masterplan De Torens: un progetto di rigenerazione urbana tra materiali durevoli, logge in legno e una nuova piazza pubblica.

Snake Building in Belgio (foto Alessandra Bello)

Lo Snake Building nasce all’interno della rigenerazione urbana delmasterplan De Torens, un’ex area industriale nel cuore di Aarschot, in Belgio, riconvertita in un quartiere misto di residenze, attività commerciali e spazi pubblici.

Il progetto è frutto della collaborazione tra C+S Architects e a2o Architekten, studio con sede ad Hasselt incaricato dal committente di coordinare l’intero masterplan.

Il processo progettuale prende avvio da una serie di workshop collettivi ad Hasselt, durante i quali i diversi lotti vengono affidati agli studi coinvolti: a2o Architekten, C+S Architects, De Vylder Vinck e Drdh.

A C+S Architects è stato assegnato un lotto di confine con la città storica, all’ingresso del nuovo quartiere. Lo studio sceglie di prolungare la Leuvenstraat — la spina dorsale della città — all’interno dell’area, riscrivendo il brief originario: dove era previsto un blocco compatto, viene proposta un’erosione della massa costruita per ricavare maggiore spazio pubblico.

La forma dello Snake Building: pianta, sezione e riferimenti fiamminghi

In pianta, lo Snake Building arretra rispetto all’allineamento originario, lascia respirare la piazza, consente a un albero di attraversare il parcheggio interrato e riapre la vista verso l’Old Orleans Tower sulla collina, migliorando al contempo i flussi pedonali all’interno del sito.

In sezione, le terrazze incidono la copertura per evocare la tipica danza dei tetti delle città fiamminghe. Quello che a prima vista appare come un monolite in mattoni si rivela un volume scavato dal cielo e dalla vita.

La filosofia progettuale dello Snake Building

Il progetto dello Snake Building si inserisce nella ricerca di C+S Architects sull’idea di Future Heritage, una filosofia progettuale che fonda le proprie radici sulle stratificazioni storiche, l’ecologia, i materiali e le tecniche costruttive locali.

Snake Building in Belgio – Future Heritage (foto Alessandra Bello)

«Il nostro approccio all’architettura è guidato dall’idea di Future Heritage: un processo che nasce da una ricerca che si fonda sulle stratificazioni storiche, l’ecologia, i materiali e le tecniche locali, in cui ogni gesto reinventa le tracce del passato attraverso interventi capaci di evocare memorie, attivare i sensi, rafforzare l’identità dei luoghi e riconnettere le comunità alla natura. Lo spazio pubblico è la spina dorsale di tutti i nostri progetti. Ad Aarschot il progetto restituisce alla collettività uno spazio pubblico più ampio, che rafforza la continuità con il tessuto urbano, innestandosi sul sapere costruttivo locale», dichiara Maria Alessandra Segantini, direttore creativo di C+S Architects.

Materiali e dettaglio costruttivo: mattone, legno e artigianalità

La scelta del mattone non è di ordine estetico, ma si configura come una presa di posizione progettuale. In un contesto come quello di Aarschot, fatto di facciate sedimentate nel tempo e identità civica accumulata, il materiale tradizionale viene reinterpretato come continuità attiva, non come citazione storica.

Snake Building in Belgio (foto Alessandra Bello)

Segantini amplia la riflessione sul ruolo dello spazio pubblico nella città contemporanea: «Nel Medioevo, le città fiamminghe erano circondate da “spazio comune”: spazi condivisi destinati al pascolo, alla raccolta della legna, alla coltivazione. Oggi, in un’Europa in cui si assiste a una costante erosione dello spazio abitativo privato, ci piace pensare allo spazio pubblico — aperto, resiliente, biodiverso — come a una nuova forma di bene comune. Un luogo capace di dare corpo fisico all’idea stessa di comunità. Da Porto a Praga, da Bath a Gand o Firenze, la piazza è sempre stata un luogo di scambio: resistente nei materiali ma porosa agli eventi della vita. È lì che si commerciava, si protestava, si giocava, ci si fermava durante il pomeriggio. E accade ancora oggi. La misura delle piazze europee ci fa sentire a casa ovunque in Europa, come se esistesse una memoria condivisa costruita attraverso la democrazia, le risorse comuni, le politiche collettive. Uno spazio pubblico aperto, durevole, adattabile, riconoscibile. Come il campo veneziano — la forma urbana che continuiamo a portare con noi ovunque progettiamo — anche la piazza custodisce la memoria collettiva di un popolo. È il salotto della comunità. La casa urbana».

Logge, bow-window e telai lignei dello Snake Building

Le profonde logge dello Snake Building sono definite da telai lignei: nel punto in cui l’edificio incontra il corpo umano, la materia cambia. La solidità lascia spazio al tatto.

Le aperture di facciata non seguono un ritmo fisso, ma si disseminano come tracce di possibili trasformazioni future, parlando di adattamento e di città che cambia nel tempo.

Le bow-window risalgono fino alla linea del tetto; i giunti arretrati e le pieghe continue del mattone penetrano anche all’interno delle logge.

L’edificio emerge come una scultura abitata in mattoni, mentre le facciate delle terrazze in boiserie lignea — materiale riciclabile al 100% — introducono una dimensione domestica nella composizione.

Snake Building in Belgio (foto Alessandra Bello)

«Abbiamo lavorato con artigiani locali. Abbiamo rispettato il loro sapere. Abbiamo costruito in mattone non perché sia di moda, ma perché è durevole. Specifico. La scelta del materiale non è semplicemente estetica: è una presa di posizione. Un modo per affermare il valore della memoria e del lavoro manuale. In un contesto come Aarschot, fatto di facciate sedimentate nel tempo e identità civica accumulata, usare materiali tradizionali non significa celebrare nostalgicamente il passato, ma abitarlo, scavarlo, trasformare la continuità in qualcosa di vivo. Anche la forma curva e irregolare dell’edificio nasce da questa logica: meno un gesto formale, più una negoziazione con il contesto urbano e con i materiali stessi, con il tempo lungo necessario per metterli in opera», spiega Segantini.

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