Nuoto sul mare

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Lo Stadio del Nuoto di Taranto, infrastruttura simbolo dei Giochi del Mediterraneo 2026, unisce architettura e paesaggio costiero con due vasche olimpioniche e una grande copertura in legno. Ferraro guida progettazione e cantiere di un’opera complessa e sostenibile

Mentre la copertura metallica dell'impianto è stata completata, le aree esterne e la vasca scoperta sono in fase di avanzamento

Lo Stadio del Nuoto di Taranto è una delle opere più rappresentative del programma infrastrutturale legato ai Giochi del Mediterraneo 2026 e si colloca in un punto di straordinario valore paesaggistico, a ridosso della costa.

L’impianto, sviluppato su circa 12.000 metri quadrati, comprende due vasche olimpioniche da 50 metri, una coperta e una scoperta, con una capienza complessiva di circa 2.000 spettatori, e nasce con l’obiettivo di funzionare non solo durante l’evento ma come attrezzatura pubblica destinata a un utilizzo continuativo nel tempo.

In questo quadro, il ruolo di Ferraro Spa è centrale sin dall’impostazione dell’intervento.

L’impresa è infatti aggiudicataria dell’appalto e ha assunto la responsabilità della progettazione esecutiva e della realizzazione dell’opera, governando un processo in cui la qualità architettonica del concept deve tradursi in una macchina costruttiva precisa, veloce e perfettamente coordinata.

Come spiega l’ing. Francesco Primerano, Responsabile dell’Area Sud per il Gruppo Ferraro, «si tratta di un’opera in cui architettura, struttura, impianti e tempi realizzativi devono procedere come un unico sistema, senza compartimenti stagni».

Il rapporto con il mare non è un semplice dato di contesto, ma il principio ordinatore del progetto.

La grande facciata continua aperta verso il litorale costruisce una continuità visiva tra lo spazio interno delle competizioni e l’orizzonte esterno, così che dalle gradinate il pubblico possa percepire insieme l’evento sportivo e il paesaggio costiero.

Primerano sottolinea che «l’idea è quella di fondere visivamente le piscine con il mare, facendo sì che la costruzione non si imponga sul sito, ma trovi una propria misura nel dialogo con il paesaggio».

Fasi preliminari al montaggio della copertura

Forma e paesaggio

Dal punto di vista progettuale, l’intervento nasce da un appalto integrato bandito dal Commissario Straordinario per i Giochi del Mediterraneo.

Il concept architettonico posto a base di gara è firmato da Mdu Architetti, mentre Ferraro ha affidato a Sportium lo sviluppo della progettazione esecutiva e dell’ingegnerizzazione, in un gruppo di lavoro che ha coinvolto anche Sce Project per le strutture, Stain Engineering per gli impianti e professionalità dedicate al presidio dei requisiti Cam.

L’inserimento paesaggistico, inoltre, è stato affrontato in un contesto particolarmente delicato.

L’area si trova in prossimità della Torre d’Ayala e presenta sensibilità archeologiche che hanno imposto un controllo attento delle attività di scavo.

Il progetto interpreta questo quadro non con un gesto mimetico, ma con un segno architettonico capace di dialogare con la memoria urbana: il grande “fascione” che nasce dalle tribune e si solleva verso l’alto richiama i bastioni e lat radizione navale della città, trasformando la copertura in un elemento di continuità figurativa tra edificio e territorio.

Travi in legno lamellare e sostegni metalli a “Y”

Tre materiali

Uno dei temi tecnici più rilevanti del progetto è la compresenza dei tre materiali fondamentali della costruzione contemporanea: cemento armato, acciaio e legno.

L’organismo edilizio è infatti impostato su un sistema ibrido in cui il cemento armato definisce basamento, tribune, setti e gran parte delle strutture principali; l’acciaio interviene nei nodi speciali, nei sostegni e nelle sottostrutture; il legno lamellare risolve invece la grande copertura, che rappresenta l’elemento più riconoscibile dell’intero complesso.

Per Ferraro, questa pluralità materica non è solo una cifra progettuale ma anche una questione di metodo realizzativo.

«La difficoltà – osserva Primerano – sta nel far convivere materiali molto diversi per comportamento, peso, modalità di posa e tolleranze, ottenendo però un insieme coerente dal punto di vista sia statico sia architettonico».

Proprio qui emerge il lavoro dell’impresa come soggetto capace di coordinare forniture specialistiche, sequenze di montaggio e interfacce tra sistemi costruttivi differenti.

Assemblaggio in quota delle travi principali in legno lamellare della copertura

La sfida del tetto

La copertura è il cuore tecnico e simbolico dell’intervento.

Ferraro ha dovuto affrontare una fase realizzativa ad altissimo contenuto specialistico, sia per le dimensioni degli elementi sia per la complessità geometrica del sistema.

La copertura, realizzata da Rubner, interessa una superficie di circa 3.800 metri quadrati e impiega 860 metri cubi di legno lamellare, 342 metri cubi di X-Lam e 11.500 chili di acciaio, con travi principali da 51,80 metri assemblate a terra e posate con autogrù da 750 tonnellate.

Dal punto di vista statico e costruttivo, il tetto si sviluppa come una superficie irregolare, con una doppia curvatura e una forte asimmetria.

La struttura è ancorata sul lato interno a un sistema in cemento armato, mentre verso il mare trova sostegno in elementi metallici che assecondano il disegno della copertura e trasferiscono i carichi secondo una logica di grande chiarezza strutturale.

A rendere ancora più delicata la copertura è la gestione delle acque meteoriche.

La geometria del tetto concentra infatti i deflussi verso un unico punto basso, imponendo uno studio molto accurato dei pluviali, dei canali di gronda e del rivestimento finale.

In questo senso la soluzione esecutiva ha dovuto tradurre in dettaglio un equilibrio complesso tra forma, comportamento idraulico e durabilità.

Connessioni metalliche e mezzi di sollevamento in fase di montaggio

Tecnologie e impianti

L’impianto ospita due vasche olimpioniche da 50 metri, una indoor e una outdoor, entrambe con vocazione agonistica e dotate di soluzioni tecnologiche avanzate.

La tecnologia delle piscine è affidata a Fluidra, mentre l’organizzazione generale degli spazi è stata studiata per garantire una chiara separazione dei flussi tra atleti e pubblico, in conformità ai requisiti normativi e alle esigenze di una struttura destinata a manifestazioni sportive di alto livello.

Sul piano esecutivo, una delle complessità maggiori per Ferraro è stata l’integrazione tra opere civili, impiantistica e allestimenti funzionali.

Primerano rileva che «in un cantiere di questo tipo non esiste una successione lineare e tranquilla delle lavorazioni: molte attività devono essere anticipate o sovrapposte, purché il coordinamento resti sempre sotto controllo».

È proprio questa capacità di orchestrare fasi differenti in modo ravvicinato che definisce il ruolo dell’impresa oltre la sola esecuzione materiale.

Grande attenzione è stata dedicata al comfort interno, tema particolarmente sensibile in un edificio natatorio con ampie superfici vetrate esposte all’irraggiamento.

Il progetto impiantistico è stato quindi sviluppato per assicurare condizioni termoigrometriche stabili in estate e in inverno, con un controllo attento dei carichi solari, dell’umidità e del benessere percepito dagli utenti.

Primerano lo sintetizza così: «In strutture come questa, l’impianto non è un supporto secondario, ma una parte determinante del funzionamento complessivo dell’architettura».

Vista interna della vasca coperta

Un cantiere serrato

Se l’architettura restituisce l’immagine dell’opera, è il cantiere a misurarne la vera complessità.

Per Ferraro la sfida principale è stata governare una commessa da circa 30 milioni di euro in un arco temporale fortemente compresso, con la necessità di far avanzare contemporaneamente lavorazioni strutturali, impiantistiche, di finitura e di sistemazione esterna.

L’organizzazione messa in campo è significativa: mediamente 160-180 operai e circa 30 tecnici, di cui 15 diretti del Gruppo Ferraro, impegnati in una macchina produttiva che richiede coordinamento quotidiano e decisioni rapide.

«La criticità maggiore – spiega l’ing. Primerano – non è solo costruire bene, ma mettere in condizione squadre e specializzazioni diverse di lavorare in spazi ristretti senza interferenze che compromettano tempi, sicurezza e qualità».

Alcune fasi sintetizzano bene questa intensità operativa.

Per la posa degli elementi principali sono state utilizzate contemporaneamente due delle gru più grandi disponibili sul mercato, mentre lavorazioni come impianti e spogliatoi hanno dovuto svilupparsi in parallelo rispetto ad altre ancora in corso.

È una modalità che richiede una lettura dinamica del cronoprogramma e una forte capacità di aggiornare continuamente priorità, interferenze e fronti di lavoro.

Ferraro ha inoltre dovuto gestire il raccordo tra scala dell’opera e dimensione urbana del sito.

Restano decisive le lavorazioni relative a viabilità interna, parcheggi, aree verdi e sistemazioni esterne, cioè tutti quegli elementi che trasformano l’edificio in una vera infrastruttura pubblica e non in un episodio isolato.

I pilastri metallici a forcella sorreggono la grande copertura lignea

Avanzamento e controllo

Lo Stadio del Nuoto è un’opera in cui l’avanzamento del cantiere coincide progressivamente con la piena leggibilità dell’architettura.

Nelle diverse fasi realizzative, il completamento delle strutture principali e della copertura ha rappresentato un passaggio determinante, perché ha reso visibile il carattere dell’edificio e ha consentito di consolidare il lavoro sulle componenti tecnologiche, impiantistiche e di finitura.

In un intervento di questa natura, tuttavia, il dato più interessante non è la singola milestone, ma la capacità di mantenere il controllo di un processo ad alta densità tecnica.

Per Ferraro il punto è proprio questo: tradurre un progetto complesso in un organismo costruito, coordinando tempi, fornitori, specialisti e sequenze operative senza perdere qualità esecutiva.

È in questa sintesi tra visione e controllo che si misura il profilo dell’impresa.

Lo Stadio del Nuoto di Taranto non racconta soltanto un’architettura sul mare, ma anche la capacità di Ferraro di guidare un cantiere complesso, assumendo un ruolo pienamente centrale nella trasformazione di un concept in un’infrastruttura reale, durevole e pronta a entrare nel patrimonio della città.

I pilastri metallici a forcella sorreggono la grande copertura lignea
Chi ha fatto cosa

Opera
Stadio del Nuoto

Località
Taranto

Committente
Struttura commissariale per i Giochi del Mediterraneo

Aggiudicataria dell’appalto e realizzazione
Ferraro Spa

concept architettonico posto a base di gara
Mdu Architetti

Progettazione esecutiva e ingegnerizzazione
Sportium, Sce Project, Stain Engineering, Gino Mazzone per Ferraro Spa

Le gradonate e la struttura perimetrale sono in fase di completamento
Chi ha fornito cosa

Copertura in legno lamellare
Rubner

Carpenteria metallica
Stoma

Manto in alluminio di copertura
Kalzip

Piscine
Fluidra

All’interno dell’impianto, le travi lamellari a grande luce e la vasca olimpionica sono in avanzata fase di esecuzione
Riconoscibilità e concretezza
Giuseppe De Martino

Per l’arch. Giuseppe De Martino, Direttore tecnico di Sportium, lo Stadio del Nuoto di Taranto è un progetto in cui la fase esecutiva ha avuto un peso decisivo. L’obiettivo non era solo sviluppare un’architettura fortemente riconoscibile, ma trasformarla in un edificio realmente costruibile, manutenibile e durevole, senza disperderne il rapporto con il mare e con il paesaggio tarantino.

«Il nostro lavoro è stato quello di portare un concept molto forte a un livello di piena cantierabilità. Significava conservare la qualità spaziale e l’identità dell’impianto, ma allo stesso tempo risolvere tutte le condizioni che ne avrebbero consentito una costruzione efficiente e una gestione corretta nel tempo».


L’elemento più delicato è stato la copertura, sia per la sua geometria sia per il comportamento idraulico.

Il tetto presenta una forma irregolare, un forte dislivello e un unico punto di raccolta delle acque.
Per questo abbiamo lavorato molto sul sistema dei pluviali in depressione, sui canali di gronda e anche sul disegno del rivestimento, affinché la forma architettonica fosse perfettamente compatibile con il corretto smaltimento delle piogge.

A questo si aggiunge il tema della legacy…

Questa struttura non deve funzionare solo in occasione di un grande evento sportivo.
Deve restare alla città come infrastruttura efficiente, sostenibile e gestibile, capace di generare utilizzo e attrattività anche negli anni successivi.

Gestione di rigore
Francesco Primerano

Per l’ing. Francesco Primerano, Responsabile dell’Area Sud per il Gruppo Ferraro, il valore dello Stadio del Nuoto sta nella capacità dell’impresa di governare contemporaneamente architettura, tecnica e organizzazione. Ferraro Spa, aggiudicataria dell’appalto e responsabile della realizzazione dell’opera, si confronta qui con un cantiere in cui la qualità del risultato dipende dalla perfetta integrazione tra materiali, lavorazioni e tempi.

«La difficoltà non sta solo nel realizzare un edificio complesso, ma nel coordinare in modo continuo fasi molto diverse tra loro, alcune delle quali devono procedere quasi in parallelo. Strutture, impianti, finiture e opere esterne devono avanzare secondo una logica unica, altrimenti il rischio è perdere efficienza e controllo».

Uno dei nodi principali è stato il sistema di copertura.

Parliamo di elementi di grande dimensione, con una geometria particolare e con operazioni di montaggio che impongono mezzi eccezionali, tolleranze controllate e una programmazione rigorosa.
Sono fasi in cui l’organizzazione di cantiere conta quanto la soluzione tecnica.

Ma l’opera ha anche un valore che supera l’orizzonte del cantiere.

Taranto legge questo intervento come un segnale di trasformazione concreta.
Per noi significa contribuire a realizzare un’infrastruttura pubblica destinata a rimanere, e dimostrare sul campo la capacità di Ferraro Spa di affrontare lavori ad alta complessità.

Vista aerea dello stadio con la copertura completata e le facciate in corso di chiusura
Legno lamellare

Il materiale simbolo dello Stadio del Nuoto è il legno lamellare, scelto per risolvere la grande luce della copertura e per dare all’edificio un’immagine calda, leggera e immediatamente riconoscibile.

Per la copertura sono stati utilizzati circa 860 mc di legno lamellare, 342 mc di X-Lam e 11.500 kg di acciaio, in un sistema strutturale ibrido che integra materiali diversi secondo una logica prestazionale precisa.

Per Ferraro Spa, il legno non è solo un segno architettonico ma un vero nodo tecnico.

Le travi principali, lunghe oltre 50 metri, sono state trasportate in più parti, assemblate a terra e successivamente posate con mezzi di grande portata, in una sequenza di montaggio che ha richiesto programmazione rigorosa e controllo millimetrico.

L’integrazione con l’X-Lam ha consentito inoltre di irrigidire la geometria irregolare della copertura, limitare le deformazioni e migliorare la durabilità del sistema.

Il risultato è una struttura che coniuga luce libera, precisione costruttiva e qualità espressiva, traducendo in forma costruita una delle parti più complesse dell’intero intervento.

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