Antonio Disi – architetto, ricercatore dell’Enea, responsabile del laboratorio Strumenti per la Promozione dell’Efficienza Energetica – ha 20 anni di esperienza in cambiamento comportamentale, pianificazione e gestione di processi complessi.
Abbiamo parlato con lui di efficienza energetica, transizione, ma soprattutto di formazione.
Il macro-scenario è quello del Green Deal europeo, a breve termine abbiamo il recepimento della direttiva Epbd. Qual è la fotografia che possiamo scattare oggi del settore delle costruzioni alla vigilia di Saie Bari 2025?
Lo scenario è abbastanza chiaro.
Giusto per riassumere quali sono un po’ i paletti che ci vengono messi a livello internazionale, abbiamo un obiettivo di decarbonizzare al 2050 tutto il sistema, con un intermedio del 55% al 2030.
Le costruzioni rappresentano una fetta importante: il 40% delle emissioni provengono da questo settore.
In Italia, noi fino a questo momento abbiamo fatto cose abbastanza pregevoli però il problema è che le costruzioni e i trasporti rappresentano un problema.
Al ricevimento della nuova direttiva Epbd siamo partiti, il paese già è attivo su questi temi: la pubblica amministrazione, che deve prevedere interventi di riqualificazione fino al 20% sulla superficie di edifici pubblici, ci indica gli obiettivi legati a questo settore.
Parliamo di dimensioni importanti: 5 miliardi di metri quadri di costruito nel paese, 4 miliardi per il residenziale e un miliardo e mezzo per la pubblica amministrazione.
Il problema è che noi non siamo un Paese come la Francia o la Germania e manifestiamo delle fragilità nel settore delle costruzioni.
Gli ultimi dati danno l’edilizia residenziale privata un po’ in caduta, il 30% in meno rispetto agli anni passati, perché il Superbonus si è affievolito. Dall’altra parte invece l’edilizia pubblica sta giovando del Pnrr, quindi la scossa per questo settore deriva da queste forme incentivanti.
Lo scenario mette insieme le fragilità, che contemporaneamente sono i punti di forza della nostra edilizia. Abbiamo una frammentazione della filiera importante dal punto di vista costruttivo, che è la nostra forza perché noi siamo capaci di capillarizzare l’azione, cioè noi possiamo intervenire in modi diversi. Però dall’altra parte questo è un limite quando tu devi intervenire. Per esempio, il superbonus ha messo in evidenza il fatto che la domanda eccessiva ha impattato sull’intera filiera e non è riuscita a rispondere nei tempi necessari. Quindi da una parte siamo forti perché riusciamo a essere capillari, dall’altra parte però abbiamo difficoltà a creare sistema.
Lo scenario è quello di un paese che ha fatto un grande esperimento con Superbonus: al di là di tutti i limiti o dei problemi che si sono verificati, è stato un grande esperimento per comprendere quanto possiamo lavorare insieme, quanto c’è bisogno di alcuni cambiamenti nel settore, e ha permesso di innovare nell’ambito del non residenziale introducendo nuove tecnologie.
A proposito di non residenziale e di terziario, cioè di ambiti investiti tanto dalle innovazioni di prodotto quanto da quelle di processo: quanto impatta l’innovazione tecnologica che stiamo vivendo e che è velocissima?
L’innovazione impatta moltissimo, la filiera edilizia ha sempre fatto un po’ fatica a implementare l’innovazione.
Noi produciamo tanta innovazione, però il problema si pone quando questa innovazione va messa a terra.
La famosa curva di Rogers sull’innovazione ti fa capire quanto è necessario comprendere se quello che mi viene proposto è meglio di quello che io avevo prima e poi osservare.
In una cantieristica parcellizzata e molto provincializzata è complicato far arrivare un messaggio e riuscire in maniera omogenea a confrontare passato e presente. Però nel residenziale abbiamo visto l’introduzione di nuove tecnologie: il problema è che molte volte non vengono sistematizzate.
Abbiamo la pompa di calore super efficiente, le caldaie, i serramenti: però mancano di una sistematizzazione.
Nel settore non residenziale l’innovazione è molto più spinta, però manca la parte gestionale e post intervento. Lo vediamo anche, per esempio, nella pubblica amministrazione: la presenza di un energy manager o di un gestore dopo l’intervento servirebbe moltissimo.
Per quanto riguarda un’innovazione molto veloce di prodotto, il rischio è la polarizzazione: il costo eccessivo di alcune innovazioni può escludere chi non si può permettere di intervenire.
Per quanto riguarda il processo, l’introduzione di Bim, Bacs e tutte le forme innovative di intelligenza artificiale, potrebbe produrre frammentazione, quindi trovare sistemi consentano l’omogeneizzazione in un’organizzazione più alta sarebbe sicuramente molto utile.
Stiamo parlando di temi che interessano tutto l’ecosistema del cantiere. Ha parlato di frammentazione: mettendoci nei panni di un professionista del settore delle costruzioni, che cosa significa tenere il passo in uno scenario così dinamico e veloce?
Io sono molto darwiniano in questo: non vince il più intelligente o il più forte, ma quello che è capace di rispondere al cambiamento, il più resiliente. E quindi in questo caso noi abbiamo bisogno di professionisti capaci di cambiare.
Attualmente nella formazione universitaria si fa ancora fatica a ragionare sul riqualificato e l’ex novo è l’elemento su cui si basa tutta la formazione.
Mettiamoci anche che negli ultimi quarant’anni il tema dell’energia per chi si occupava di costruzioni faceva fatica a entrare: l’energia è qualcosa già di invisibile, la schiavitù dell’occhio è quella che ha contato moltissimo nella edilizia, soprattutto quella residenziale. Però un professionista in questo momento per scrollarsi di dosso un po’ di provincialismo, cioè di cluster chiuso, deve contare su Enea o soggetti come noi che guardiamo dall’alto il sistema.
Farsi guardare dall’alto è importante, come nel Saie, che è un momento di incontro, dove è possibile avere una dimensione più alta rispetto al piccolo mercato all’interno di cui mi muovo; dall’altra parte la formazione è fondamentale per quanto riguarda i temi tecnici.
Attualmente un professionista è incapace di generare la domanda: o lui la trova già pronta sul piatto e risponde a questa domanda, oppure non è stato formato per stimolarla. E allora c’è bisogno di avere delle competenze trasversali, skill motivazionali, la capacità di comunicazione, riuscire a raggiungere e gestire certi pubblici che possono aiutare a educare una parte della popolazione che vede questo più che altro come un vincolo.
Ci ricordiamo quello che è successo quando i media hanno parlato di questa direttiva: c’è bisogno di accompagnare, non può essere soltanto l’ente nazionale a farlo e nell’ultimo miglio il professionista deve stare vicino al cliente e deve essere capace di spiegargli il tutto.
Hai parlato di formazione universitaria, competenze trasversali, soft skill: tutte sfide che necessitano di risposte concrete. A questo proposito, voi come Enea a Saie 2025 per la prima volta avete organizzato delle Masterclass per i professionisti su temi centrali come le normative, l’efficientamento e l’innovazione. Che cosa pensi abbiano portato a casa i professionisti del cantiere da questi appuntamenti?
La Masterclass Enea è un esperimento.
Noi abbiamo pensato di integrare all’interno di un evento fieristico un’attività formativa, cosa che potrebbe essere un po’ strana perché un professionista viene lì per fare relazioni. In realtà l’attività formativa è stata costituita da un momento mattutino di formazione in presenza e da tour pomeridiani organizzati insieme a Enea all’interno degli stand durante i quali venivano proposti prodotti, si aveva modo di parlare con gli operatori e quindi ragionare sulle tecnologie, sui prodotti, sull’innovazione.
Quindi questo collegamento tra il mattino – in cui noi abbiamo parlato della normativa, delle tecnologie, dei prodotti – e il pomeriggio – in cui abbiamo dato la possibilità di avere una risposta, creare questo match – ha consentito al professionista di portare a casa un metodo.
Innanzitutto noi vogliamo che sia capace di autogenerare questo cambiamento, perché siamo in un momento in cui c’è disponibilità di informazioni in rete, la possibilità di costruire un mio percorso personale, quindi di identificare il mio punto di partenza e definire il punto di arrivo.
Abbiamo portato conoscenza, informazione, ma anche uno stimolo alla necessità di diventare dei riferimenti, degli agenti di cambiamento, degli attori autonomi del cambiamento. E questo lo abbiamo fatto all’interno della Masterclass in Efficienza Energetica e durante due eventi che abbiamo organizzato, sempre a SAIE, uno dei quali parlava della certificazione energetica.
Abbiamo presentato il Rapporto Nazionale sulla Certificazione Energetica. Noi siamo il benchmark, l’osservatore: guardiamo dall’alto e informiamo sulla situazione attuale. Questo consente al professionista di collocarsi, di posizionarsi e di comprendere quanto l’attestato di prestazione non sia soltanto un obbligo che ti dà la legge, ma anche un’opportunità di mercato per stimolare e informare un cliente che poi può generare un interesse per l’intervento.
In una parola, cosa ha significato per voi Saie Bari 2025?
Cambiamento, la parola chiave in un momento in cui abbiamo tutte le opportunità per cambiare e dobbiamo soltanto scegliere la strada migliore.



