Tra i territori di Terre Roveresche e San Costanzo, nelle Marche, la rassegna «Borghi Invisibili» trasforma architetture storiche e spazi urbani in un percorso di mostre interattive e installazioni diffuse, con un progetto di rigenerazione partecipata che coinvolge professionisti dell’architettura, associazioni locali e istituti scolastici.
Un itinerario diffuso tra Terre Roveresche e San Costanzo
Fino al 31 agosto, la rassegna “Borghi Invisibili: riscoprire l’armonia tra uomo, luogo e memoria” propone un dialogo tra discipline artistiche e scientifiche per raccontare il legame tra natura, architettura, identità personale e memoria collettiva del territorio compreso tra i fiumi Metauro e Cesano.
Il progetto, avviato nel 2025, è promosso da 593 Studio Srl SB di Castelfranco Veneto e dagli Istituti Filippin – La Salle International Campus di Pieve del Grappa, in collaborazione con le Pro Loco di Orciano e Barchi.
L’iniziativa è patrocinata dai comuni di San Costanzo e Terre Roveresche, in provincia di Pesaro e Urbino, e coinvolge diversi attori locali e internazionali, tra cui l’International University (IU) tedesca, con cui è stato realizzato il workshop Officina Rinascimentale, tenutosi dal 25 al 28 giugno 2026.
Il Disegno dell’Invisibile: geometria e musica a Palazzo Lenci
Il percorso espositivo prende avvio a Palazzo Lenci, a Barchi, con “Il Disegno dell’Invisibile”, un allestimento che mette a confronto il rapporto geometrico e musicale tra le ville palladiane e il Modulor di Le Corbusier, esplorando la proporzione aurea e la geometria del suono come chiavi di lettura dell’architettura.

Da Orciano a Barchi: mostre interattive e installazioni diffuse
Ad Orciano, la mostra “Proporzioni, Armonie e Paesaggi” di Alessandro Facchin analizza la sintesi tra costruzioni umane e paesaggio naturale attraverso il disegno.
Il percorso prosegue nell’ex macelleria di Palazzo Lenci a Barchi con “Sconosciuti?“, l’indagine fotografica di Sara Pergolini sull’identità personale, e si estende alle vie dei centri storici con “Ri-abitare” di Elisa Zago (Asile’s World Lab), un intervento di arte urbana che restituisce volti e memorie locali a finestre e vetrine vuote, tra cui i ritratti di figure storiche come Giulio della Rovere, Gregorio XIII, Guidobaldo II, Lucrezia D’Este, Vittoria Farnese ed Eleonora Gonzaga, accanto a sagome di persone comuni.
Michele Sbrissa, Ceo di 593 Studio, descrive così l’iniziativa: “Un progetto corale, fondato sulle relazioni umane che stiamo coltivando con il territorio: progettazione partecipata è farsi coinvolgere per il bene comune”.
Palazzo Lenci: il cantiere permanente firmato 593 Studio
Palazzo Lenci, edificio simbolo della città ideale concepita nel Cinquecento dall’architetto Filippo Terzi su incarico del marchese Pietro Bonarelli della Rovere, è stato acquistato dalla società di ingegneria e architettura 593 Studio, specializzata in progettazione architettonica partecipata.
La prima fase dei lavori ha riguardato facciate, tetto e camini storici, con attenzione al recupero dell’identità architettonica dell’edificio; i successivi interventi di restauro interno hanno riportato alla luce affreschi rimasti nascosti per secoli.
L’obiettivo dichiarato è realizzare un cantiere permanente in grado di ospitare attività culturali, abitative, produttive e di ricettività etica e sostenibile, insieme a un percorso parallelo di rigenerazione sociale che coinvolge gli stakeholder locali.
Sbrissa spiega: «Il cantiere permanente di Palazzo Lenci cerca di recuperare una parte significativa del borgo di Barchi, capolavoro dell’architetto Filippo Terzi, ricucendo relazioni tra persone e luoghi attraverso l’arte, l’artigianato e la formazione. Per noi di 593 Studio, la rigenerazione ha senso solo se partecipata: avviare un progetto simile significa fondere storia, tecnologia e innovazione sociale. “Borghi Invisibili” dimostra che l’architettura e l’urbanistica non sono elementi statici, ma organismi vivi da interpretare e manipolare in funzione del bene comune. Palazzo Lenci rinasce così come spazio di accoglienza etica, cultura e ricerca, capace di dare nuova voce alle straordinarie identità di questo territorio. Un progetto che ci impegnerà assieme alle Pro Loco e a diversi attori locali da qui in avanti».


Dal workshop con l’International University al Festival dell’Innovazione Scolastica
Il progetto è stato selezionato tra le 25 migliori “Esperienze Didattiche Avanzate” a livello nazionale e sarà presente al Festival dell’Innovazione Scolastica 2026, evento patrocinato dal Ministero in programma dal 4 al 6 settembre a Villa dei Cedri, a Valdobbiadene, nel Trevigiano.
Il dirigente degli Istituti Filippin, Sileno Rampado, commenta: «L’attività rappresenta un esempio concreto di come la scuola possa diventare un laboratorio di innovazione, cultura e partecipazione, mettendo in dialogo tradizione e nuove tecnologie attraverso un’esperienza immersiva di video mapping architettonico realizzata sulla Porta Nova di Barchi, uno dei simboli storici del borgo marchigiano. Il progetto nasce da un percorso interdisciplinare che coinvolge attivamente gli studenti in tutte le fasi di lavoro: dalla ricerca storica alla scrittura del racconto. Tutto ciò rappresenta la nostra idea di scuola: una didattica aperta che esce dalle aule per farsi esperienza sul campo».



Anche le Pro Loco locali sottolineano il valore dell’iniziativa per la comunità. Mattia Vitali, presidente della Pro Loco di Barchi, dichiara: «Per noi della Pro Loco di Barchi, “Borghi Invisibili” rappresenta un’occasione unica per fare della memoria storica un volano di futuro. Il territorio non è un semplice fondale cartolina, ma un custode di identità e relazioni umane profonde. Vedere riaprire Palazzo Lenci e assistere alla rigenerazione di spazi da tempo silenziosi ci riempie di orgoglio. Il coinvolgimento attivo della nostra comunità, che ha aperto le porte ai visitatori e collaborato alle installazioni, dimostra quanto questi luoghi abbiano ancora da dire».



Linda Ricciardelli, presidente della Pro Loco di Orciano, aggiunge: «La forza di questo progetto risiede nella sua capacità di fare rete aprendo a collaborazioni inedite e per noi estremamente interessanti sotto un’unica visione culturale. Crediamo fortemente che la valorizzazione del territorio passi attraverso il dialogo tra la bellezza del paesaggio e la creatività. Mostre come quelle ospitate nei nostri centri storici non solo richiamano visitatori, ma restituiscono agli stessi residenti uno sguardo nuovo su se stessi. Partecipare a “Borghi Invisibili” significa dare voce alla nostra storia artigiana e rurale, dimostrando che i piccoli borghi sono culle attive di innovazione sociale e meraviglia».




