Livith, azienda toscana specializzata in sistemi anticaduta per lavori in quota e in ambienti confinati, comunica di essere la prima in Europa a ottenere la marcatura CE secondo la nuova norma En 17235.
La certificazione riguarda il dispositivo anticaduta di ancoraggio permanente Rigid. Il certificato di conformità è stato rilasciato da TÜV il 20 ottobre 2026, quasi un anno prima del 9 agosto 2027, data da cui la norma sarà obbligatoria per tutti i produttori europei.
L’annuncio è stato emanato durante la Settimana europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, promossa dall’Agenzia europea Eu-Osha.
Un laboratorio certificato Uni Cei Iso/Iec 17025
Oltre alla marcatura CE di Rigid, Livith ha certificato il proprio laboratorio ai sensi della norma Uni Cei Iso/Iec 17025.
Secondo quanto comunicato dall’azienda, nessun altro produttore europeo di dispositivi di ancoraggio ha raggiunto questo risultato. Il percorso è durato due anni, ha richiesto investimenti e competenze specialistiche ed è passato attraverso verifiche rigorose.
Rigid: caratteristiche del dispositivo anticaduta
Rigid è un dispositivo di ancoraggio anticaduta a ridotto impatto estetico, pensato per essere integrato nel manto di copertura sotto le tegole. È realizzato in acciaio inox Aisi 316 ed è idoneo all’uso da parte di un operatore.
Per ottenere la certificazione, il dispositivo è stato sottoposto a più serie di prove e mock-up.
Alcuni seguono le configurazioni standard previste dalla norma. Altri riproducono la tipologia costruttiva in legno più diffusa in Italia, in cui le viti attraversano l’intero pacchetto di copertura.
I risultati attesi hanno confermato la piena conformità del dispositivo e hanno consentito la marcatura CE.
La scelta di partire da un sottotegola ha una motivazione precisa: in Italia è il dispositivo che ha aperto il mercato dell’anticaduta e che ancora oggi ne rappresenta il simbolo.
En 17235: cosa cambia con la nuova norma europea
Secondo Livith, la En 17235 è destinata a cambiare il mercato europeo della sicurezza in quota. Per anni il settore ha operato in un contesto normativo complesso, privo di un criterio comune per certificare gli ancoraggi installati stabilmente sugli edifici e con regolamentazioni diverse da Paese a Paese.
In Italia la norma nazionale è stata ritirata a giugno 2026, in vista del nuovo standard.
La En 17235 è stata armonizzata dalla Commissione europea a febbraio 2026 e chiude quindi una lunga fase di incertezza.
Dal 9 agosto 2027 i dispositivi a cui il lavoratore aggancia l’imbracatura rientrano a pieno titolo tra i prodotti da costruzione. Dovranno perciò superare le stesse prove ed essere sottoposti a controlli indipendenti in tutti i Paesi dell’Unione europea.

Una filiera italiana da quasi un miliardo di euro
L’Italia è uno dei mercati europei in cui la linea vita e l’ancoraggio permanente hanno avuto maggiore diffusione. Qui si è sviluppata una delle filiere produttive più articolate del continente, sostenuta da una cultura normativa costruita in vent’anni.
La Toscana, dove ha sede Livith, è stata la prima regione a regolamentare la sicurezza delle coperture, nel 2005. Sono seguite Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte, Liguria, Friuli-Venezia Giulia, Umbria, Marche, Campania, Basilicata, Sicilia e altre, che hanno introdotto l’obbligo di sistemi di protezione permanenti per costruire, ristrutturare e manutenere i tetti in sicurezza.
Intorno a queste regole si è formato un distretto industriale diffuso, dedicato alla sicurezza in quota. Secondo le stime degli operatori del settore, l’ecosistema di produttori e professionisti vale complessivamente quasi un miliardo di euro.
Cadute dall’alto: i dati Inail sugli infortuni mortali
Le morti sul lavoro restano una delle emergenze più gravi del Paese. Secondo il Rapporto Inail 2025 sui dati del sistema Infor.Mo, relativo al decennio 2013-2022, la prima causa di infortunio mortale è la caduta dall’alto o in profondità, pari al 30,8% dei casi. Di queste cadute, il 49,9% avviene nel settore delle costruzioni.
Nei casi di caduta dall’alto, il punto da cui il lavoratore precipita è più spesso un’attrezzatura per il lavoro in quota, come scala, ponteggio o trabattello (32,5%). Seguono i tetti e le coperture (26%) e le altre parti sopraelevate degli edifici (14,7%).

«Con la En 17235 nasce un quadro della sicurezza in quota regolato per la prima volta da criteri armonizzati per tutti i Paesi Ue, dando il via a un vero e proprio mercato europeo del settore. Siamo orgogliosi di essere i primi in Europa a raggiungere questo traguardo e non sarebbe stato possibile senza la continua volontà di innovare che caratterizza la nostra squadra da sempre: Livith nasce da un gruppo di giovani ingegneri che ha investito fin da subito nel valore delle persone e delle competenze, raggiungendo risultati straordinari dal 2014 a oggi sia in termini economici sia in termini di responsabilità sociale d’impresa, a cominciare dalla certificazione di parità di genere. Questo è però innanzitutto un risultato per chi ha a cuore la sicurezza sul lavoro: avere standard elevati e uguali per tutti a livello europeo è una conquista che migliorerà la qualità dei prodotti sul mercato ed è su questo terreno che Livith intende fare la propria parte, ottenendo la certificazione CE di tutti i nostri prodotti nei prossimi mesi». Giacomo Di Furia, Chairman di Livith.




