Il settore delle costruzioni e delle professioni tecniche sta vivendo una fase di accelerazione nella diffusione del Bim e delle tecnologie digitali, con ricadute sempre più evidenti in termini di efficienza, riduzione dei tempi e qualità progettuale. Ma il quadro che emerge dal nono Report Oice è tutt’altro che lineare: accanto ai benefici si registrano forti disomogeneità di maturità tra operatori e amministrazioni, insieme a nuove esigenze organizzative, culturali e regolatorie.
Dal documento si evince ampiamente che l’intelligenza artificiale nei processi di digitalizzazione del comparto delle costruzioni e dei servizi di ingegneria e architettura non è più una prospettiva futuribile, ma una componente già strutturale del cambiamento in corso, in particolare all’interno del sistema dei contratti pubblici.
Pubblica amministrazione e regole
Al centro del dibattito si collocano le trasformazioni della pubblica amministrazione, chiamata a governare sistemi sempre più complessi. Le recenti linee guida sull’Ia puntano a definire un quadro di riferimento per un utilizzo responsabile delle tecnologie, con attenzione a trasparenza, controllo pubblico e sovranità tecnologica.
Un punto chiave riguarda anche il procurement dell’Ia, per il quale si introduce l’idea di una metrica economica in grado di valutare il costo lungo l’intero ciclo di vita dei sistemi, con l’obiettivo di costruire basi d’asta più realistiche e capitolati tecnici coerenti.
Accanto all’innovazione si aprono però questioni delicate. La frammentazione delle piattaforme digitali, la qualità e la gestione dei dati, la trasparenza degli algoritmi e il rischio di opacità nei processi decisionali rappresentano criticità centrali.
Professioni, imprese e sostenibilità
Nel confronto tra giuristi, amministratori e operatori emerge un punto condiviso: l’intelligenza artificiale non può sostituire il giudizio umano nei processi decisionali discrezionali, ma può supportarlo in modo significativo, migliorando analisi, verifiche e gestione delle informazioni. La sfida resta trovare un equilibrio tra automazione ed esercizio della responsabilità pubblica.
Il quadro si estende anche al piano infrastrutturale ed energetico. Lo sviluppo dell’Ia richiede risorse crescenti, soprattutto in termini di energia e acqua per il raffreddamento dei sistemi, introducendo un vincolo materiale alla crescita tecnologica e imponendo nuove riflessioni sulla sostenibilità complessiva dei modelli digitali.
Sul fronte professionale, architetti e ingegneri evidenziano opportunità e criticità. L’integrazione tra Bim, digital twin e Ia apre scenari avanzati nella progettazione, nella gestione e nella manutenzione delle opere, consentendo maggiore precisione, monitoraggio continuo e interventi predittivi. Allo stesso tempo richiede nuove competenze e un profondo ripensamento dei processi organizzativi.
Il mondo delle imprese segnala invece un potenziale rilevante di efficientamento, con riduzioni dei tempi di progettazione e gestione che possono arrivare in alcuni casi fino al 50-70%. Tuttavia, il percorso viene descritto come graduale e ancora in fase di sperimentazione, con la necessità di passare dalla semplice adozione tecnologica a una reale trasformazione industriale e manageriale.
A livello accademico e istituzionale si rafforza infine l’idea di una trasformazione strutturale del ruolo dell’ingegnere e del progettista: non più figure esclusivamente operative, ma professionisti chiamati a coordinare dati, processi e competenze lungo l’intero ciclo di vita delle opere.



