La gestione dei flussi informativi è di estrema importanza non solo per migliorare il governo del territorio, ma anche per mappare l’evoluzione dei fenomeni estremi, come terremoti e alluvioni, e per pianificare gli interventi durante le situazioni d’emergenza.

Il Laboratorio geoSdi dell’Ima-Cnr (Istituto di Metodologie per l’Analisi Ambientale del Consiglio Nazionale delle Ricerche) si occupa principalmente di tecnologie Ict e di software per il monitoraggio ambientale, anche a supporto del Dipartimento della Protezione Civile presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Il ciclone Harry, che ha colpito con violenza edifici e infrastrutture nelle regioni centro-meridionali, e la frana di Niscemi, che mostra gli effetti del dissesto idrogeologico sui centri abitati, sono entrambi accomunati dagli ingenti costi economici necessari per rimediare ai danni, ove possibile.
Se gli stessi fenomeni avessero colpito un’area disabitata non si dovrebbe intervenire, riparare e ricostruire, ma in Italia l’antropizzazione del territorio è diffusa. L’uomo modifica la natura per creare il proprio habitat: poiché a ogni azione corrisponde una reazione, tutto quello che facciamo comporta delle conseguenze.
La cultura dello spreco
I cicloni ci sono sempre stati e ci saranno sempre. Sono causati dal riscaldamento delle acque del Mediterraneo, che provoca sia piogge intensissime e improvvise, sia lunghi periodi di siccità. Anche questi ultimi ci sono sempre stati e ci saranno sempre. Oltre a rafforzare i fenomeni meteorologici estremi, l’innalzamento delle temperatura del mare altera il regime delle precipitazioni durante l’anno.
In mezzo ci sono gli uomini con le case e le strade, le coltivazioni, il commercio e l’industria, che hanno modificato il territorio per sfruttarne le risorse, spesso senza piena consapevolezza per l’esito dell’accumulo di questi cambiamenti.
Lo spreco dell’acqua è un esempio di come tante piccole azioni, apparentemente innocue, possano condurre nel lungo termine a problemi di ordine superiore, quindi più difficili da affrontare e risolvere.
In Italia, in media ogni abitante consuma circa 50 litri di acqua potabile al giorno solo per convogliare le deiezioni nella rete fognaria o in altri sistemi di raccolta dei reflui. Si tratta di oltre mille miliardi di litri d’acqua dolce, che preleviamo ogni anno da falde e corpi idrici superficiali e che, in pochi secondi, trasformiamo in rifiuto semplicemente premendo un pulsante.

Prevenire è meglio
Se consideriamo anche le perdite delle reti di distribuzione, pari a circa la metà dell’acqua effettivamente erogata al rubinetto, il volume del prelievo per la sola igiene umana raddoppia.
Qualcosa non funziona: sprechiamo enormi quantità di acqua potabile per una normale funzione fisiologica, quando potremmo utilizzare acqua di qualità inferiore per ottenere lo stesso risultato, ma con il vantaggio di preservare una risorsa naturale fondamentale e sempre più scarsa.
Ci si accorge della siccità solo quando provoca consistenti danni economici, con interventi che contengono gli effetti ma che spesso trascurano le cause.
Per risolvere l’emergenza idrica servono invece azioni coordinate nel medio-lungo periodo.
In sostanza: se il vaso trabocca la colpa non è della goccia, ma della misura che è già colma.
Anche le frane ci sono sempre state e ci saranno sempre. Il caso di Niscemi è solo l’ultimo esempio della nostra incapacità di affrontare il dissesto idrogeologico.
Disponiamo di tutte le conoscenze, le tecnologie e le risorse economiche per incrementare la resilienza dei territori e ridurre al minimo i danni: perché attendere la prossima catastrofe?
Edilizia a basso impatto
Raccogliere, stoccare e riutilizzare l’acqua piovana e le acque chiare è una pratica elementare e largamente accessibile, che potrebbe ridurre drasticamente l’impatto delle attività antropiche sui nostri territori.
Lo stesso vale per i sistemi costruttivi più diffusi, che sono sostanzialmente gli stessi del secolo scorso e che comportano un altissimo impatto ambientale. Oggi è possibile realizzare interi edifici assemblando tutti i componenti in officina, con costi e tempi di produzione molto contenuti, abbattendo il consumo di energia e risorse dei cantieri tradizionali. Poiché solo la parte conclusiva del processo costruttivo si svolge nel sito d’intervento, i sistemi off-site incrementano la qualità degli edifici e la sicurezza sul lavoro.
L’Italia è leader mondiale nel mondo delle costruzioni e del design. Abbiamo tutte le potenzialità imprenditoriali e professionali per progettare qualsiasi tipo di edificio, produrlo su scala industriale e assemblarlo in poche settimane, con prestazioni in classe energetica A e con un impatto ambientale più sostenibile, a cominciare dall’uso circolare dell’acqua.
Investimenti sostenibili
Prendiamo ad esempio l’edilizia residenziale pubblica.
Si tratta di circa 820.000 case popolari costruite in gran parte oltre 50 anni fa, quindi obsolete, energivore, insalubri e inadeguate dal punto di vista sismico, in cui abitano circa 4 milioni e mezzo di persone.
Gestire e manutenere questo enorme patrimonio significa continuare a spendere molto di più rispetto a quanto si guadagna con i canoni di locazione.
Nella stragrande maggioranza dei casi è più conveniente sostituire questi edifici con nuove abitazioni, piuttosto che riqualificarli. Un programma di demolizione e ricostruzione dell’intero parco edilizio residenziale pubblico, basato su sistemi costruttivi offsite, materiali a basso impatto ambientale e tecnologie ad alta efficienza, potrebbe essere completato in pochi anni.
L’investimento stimato è nell’ordine di 50 miliardi di euro, cifra alla portata del nostro paese, che si tradurrebbe anche nella creazione di circa 700.000 posti di lavoro.
Un’iniziativa simile renderebbe l’Italia il punto di riferimento a livello mondiale per l’innovazione dell’edilizia, dell’impiantistica e degli arredi.
Cosa stiamo aspettando?

«Nel nuovo millennio l’innovazione guida il mercato anche nel mondo delle costruzioni. Possiamo e dobbiamo mettere a sistema le eccellenze nazionali nel mondo dell’imprenditoria, del commercio e delle professioni, per dare vita a una filiera integrata dell’edilizia, basata su sistemi costruttivi all’avanguardia e materiali di nuova generazione, in grado di rispondere al meglio agli stili di vita contemporanei e alle esigenze del mercato»
Giulio De Angelis, Vicepresidente Federcomated



