Fervo. Obbligo Bim: come cambia la gestione del patrimonio pubblico

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L’analisi di Fervo sull’impatto dell’obbligo Bim per la pubblica amministrazione: dai benefici operativi all’efficienza nella manutenzione e riqualificazione del patrimonio immobiliare sopra i due milioni di euro.

Alessandro Belloni e Rocco Ruggiero (foto Fervo)

L’entrata a regime dell’obbligo Bim per i lavori pubblici con base d’asta superiore ai due milioni di euro segna l’inizio di una metamorfosi metodologica per la pubblica amministrazione italiana.

Il Building Information Modeling non rappresenta soltanto l’adozione di un nuovo set di strumenti digitali, ma l’implementazione di un modello informativo interoperabile in grado di accentrare dati progettuali, costruttivi e manutentivi, superando definitivamente la frammentazione documentale a favore di una gestione del patrimonio immobiliare coerente e tracciabile.

«La ricezione pervasiva del Bim crea le condizioni per integrare sempre più efficacemente l’AI nei processi della Pubblica Amministrazione e sviluppare nuovi modelli operativi orientati agli obiettivi Esg». Rocco Ruggiero, coo di Fervo

«Il valore del Bim non sta solo nell’adempimento formale, ma nella capacità di migliorare la qualità delle decisioni pubbliche, integrando in modo strutturato informazioni progettuali, tecniche e manutentive di un parco immobiliare vastissimo». Alessandro Belloni, ceo di Fervo

Il contesto normativo e il patrimonio immobiliare coinvolto

Dal 1° gennaio 2025, l’obbligo Bim interessa una vasta porzione degli asset pubblici italiani, tra cui oltre 41.900 scuole, 17.200 uffici e 12.400 strutture sanitarie.

In un panorama in cui la maggior parte degli edifici risale a prima del 1976, l’integrazione della modellazione digitale diventa essenziale per rispondere alla strategia europea “Renovation Wave”.

Questo approccio mira a raddoppiare il tasso di riqualificazione energetica entro il 2030, riducendo l’impatto ambientale di un settore responsabile del 36% delle emissioni di gas serra a livello Ue.

Ottimizzazione operativa e vantaggi del modello digitale

Secondo lo studio condotto da Fervo, l’applicazione sistematica dell’obbligo Bim consente una governance strutturata degli asset, facilitando l’ottimizzazione del Life Cycle Cost (LCC). La disponibilità di modelli tridimensionali e database integrati permette di:

  • Ridurre i tempi di intervento fino al 45%.
  • Migliorare l’efficienza operativa oltre il 30%.
  • Limitare varianti in corso d’opera e contenziosi legali. L’adozione di logiche predittive e di una manutenzione programmata basata su dati certi trasforma il modello digitale in uno strumento dinamico per la gestione ordinaria e straordinaria.
Obbligo Bim per gli edifici pubblici (foto Fervo)

Evoluzione organizzativa e interoperabilità dei dati pubblici

L’introduzione dell’obbligo Bim agisce come catalizzatore per la digitalizzazione prevista dal Piano Triennale per l’Informatica nella pa 2024-2026 e dal nuovo Codice dei Contratti Pubblici (d.lgs. 36/2023).

Tale processo impone un’evoluzione organizzativa che vede la nascita di figure specializzate quali il Bim Manager e il Cde Manager, oltre all’adozione di ambienti di condivisione dati (Common Data Environment) conformi agli standard internazionali Iso 19650.

Nonostante le sfide di adattamento per le amministrazioni minori, il quadro normativo garantisce la sostenibilità dell’investimento verso una spesa pubblica più trasparente ed efficace.

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