Da qualche giorno i bambini e le bambine del quartiere Borgochiesanuova a Mantova hanno a disposizione una nuova scuola.
Un complesso scolastico finanziato con fondi del Pnrr, intitolato al divulgatore, giornalista e conduttore televisivo Piero Angela, scomparso quattro anni fa.
Molteplici gli obiettivi alla base dell’opera, progettata dall’Atelier(s) Alfonso Femia Af517: da un lato, la volontà dei progettisti di proporre un modello di scuola aperto alla città e di far diventare il complesso un landmark architettonico e urbano; dall’altro, la volontà dell’amministrazione comunale di arricchire di servizi un’area periferica del capoluogo, unificare in un unico plesso tre istituti esistenti e infine creare una comunità allargata fatta di utenti e cittadini.
Non solo quindi realizzare un edificio scolastico, ma dar vita a un pezzo di città: un complesso capace di rendere protagonisti bambini e bambine e dove apprezzare il valore dello spazio come forma di educazione.

Nuovo attrattore polifunzionale
Il nuovo plesso riunirà tre scuole primarie che si trovano a sud-ovest della città, ovvero De Amicis, Don Minzoni e Don Leoni, per le quali la ricognizione dello stato patrimoniale e funzionale svolta dal Comune ha fatto emergere caratteri di inadeguatezza sotto i profili strutturali dell’accessibilità e dell’impiantistica.
Al contrario il nuovo polo avrà caratteristiche di capacità, ampiezza e centralità tali da configurarlo come civic center, superando la concezione dell’edificio scolastico come oggetto a destinazione univoca, aprendolo alla comunità locale come nuovo attrattore polifunzionale.
Cinque i concetti alla base dell’idea progettuale da cui prende forma l’edificio.
Il progetto infatti è costruito a partire da un’impronta che, attestandosi sulla strada, penetra il lotto nella sua profondità, lasciando libero un ampio settore da dedicare al parco (primo concetto: comprendere).
La sagoma complessiva si suddivide in due volumi comunicanti, corrispondenti alla distinzione funzionale tra il blocco scolastico e la palestra (delimitare).
L’edificio è ritagliato da vuoti, che ne definiscono il baricentro e ne addolciscono gli spigoli, lasciando spazio al grande gelso da conservare (sottrarre).
Un volume a cuneo si affaccia sul parco per definire l’atrio e la copertura si arricchisce di terrazze didattiche: i nuovi innesti identificano gli spazi a vocazione collettiva e conviviale (innestare).
Una grande rampa percorre la corte interna raggiungendo la copertura didattica, servita da un’ulteriore scala e un ascensore: così le singole parti si connettono e trovano una loro definizione (connettere).

Impostazione semplice e razionale
Semplice e razionale, l’impostazione del layout: un ingresso che affaccia su un atrio distributivo aggregante.
Sullo stesso piano, un’agorà destinata al confronto e alla discussione (potenzialmente aperta e condivisibile con la città), una grande palestra e la mensa.
La corte a cielo aperto, delimitata dai perimetrali interni delle strutture, accoglie un imponente sistema di collegamento verticale che porta alla copertura abitabile, spazio ideale per le attività e i laboratori.
È una sorta di patio che sfuma – sia fisicamente, che in termini percettivi – il confine tra dentro e fuori.

Il progetto architettonico
La nuova scuola si articola in tre sezioni, per un totale di 15 aule, accogliendo gli obiettivi tracciati dall’amministrazione comunale: aule didattiche ampie e riconfigurabili; sistema connettivo generoso; presenza di un’agorà per la condivisione a grandi gruppi; spazi esterni flessibili per la didattica all’aperto; presenza di una palestra ampia, idonea ad accogliere utenti esterni per allenamenti e campionati a carattere locale.
Gli spazi interni sono disegnati da un sistema di relazioni e prossimità.
La palestra si attesta sulla strada, offrendo un nuovo aggregatore aperto a diretto contatto con la vita pubblica; le aule didattiche sono ritagliate nell’ala sul fondo del lotto, protette dal parco e con esso direttamente comunicanti; la corte centrale, percorsa dal nastro della grande rampa aperta, forma il baricentro degli spazi comuni: l’atrio-agorà sul parco e la grande mensa sul fronte opposto del boulevard.
Una porosità diffusa e la presenza di spazi ibridi concretizzano l’idea di un piano terra attivo, dove la mixité funzionale crea intensità di vita per chi abita la scuola e per il quartiere.
Il piano terra è uno spazio permeabile e polifunzionale che accoglie i bambini e gli abitanti, con ambiti dalla vocazione mista e convertibile.
Un sistema connettivo fluido si irradia dall’atrio dilatandosi negli spazi di relazione.
Le aule e il connettivo sono ambienti ampi, che superano l’approccio dello standard normativo.
Gli spazi si dilatano per creare un luogo confortevole che favorisce il benessere e l’apprendimento.
Il sistema delle aule converge nella terrazza didattica, raccolta attorno alla rampa aperta al centro della scuola.
Gli spazi di distribuzione interni si amalgamano a quelli esterni, arricchendosi di valenze didattiche e relazionali.

Le scelte tecnologiche
Il corpo palestra, a pianta trapezoidale, misura 27×32 metri e ha un’altezza massima, sotto copertura, di 9,2 metri.
La struttura portante è in pilastri in cemento armato prefabbricato di 70×70 centimetri.
All’interno è previsto un corpo a doppia altezza utilizzato come vano tecnico.
L’orizzontamento intermedio è formato da tegoli prefabbricati, con sezione a doppio T, e da una cappa collaborante di 12 centimetri di spessore; il solaio di copertura è in legno.
Il corpo centrale, che misura 27×49,50 metri, si sviluppa su tre piani fuori terra.
La struttura portante principale è in cemento armato prefabbricato e si estende sui primi due piani, mentre i vani scala e il vano ascensore sono in cemento armato gettato in opera, giuntati sismicamente alla struttura prefabbricata.
Il terzo piano ha dimensioni contenute ed è formato dal vano ascensore e da parte della tettoia in acciaio.
Gli orizzontamenti dei piani prefabbricati sono in tegoli prefabbricati con sezione a doppio T e cappa collaborante di 12 centimetri di spessore.
Il corpo auditorium, a pianta trapezoidale, misura 16,40×17,50 metri. È un volume monopiano, con copertura inclinata, avente un’altezza minima di 4,12 metri e una massima di 8 metri. Le strutture portanti sono realizzate in cemento armato gettato in opera, la copertura è in legno.

La copertura come terrazza didattica
La palestra si eleva su un unico doppio volume, poco più alto della scuola.
La corte interna e la rampa che vi si snoda fanno da perno tra i due sistemi.
La copertura è uno spazio abitato, per il gioco e la didattica all’aperto. Completa il sistema parco con terrazze verdi e integra la palestra con ulteriori ambiti sportivi non convenzionali.
Al di sopra della palestra trovano spazio le superfici per i sistemi fotovoltaici, oltre a un mezzanino tecnico dove sono collocati gli apprestamenti impiantistici, completamente mascherati dalla sommità del parapetto.

Le finiture delle facciate
La facciata della scuola è un guscio tecnologicamente avanzato, ecologico e facilmente manutenibile.
Una protezione con un paramento accogliente, una trama in grado di generare molteplici visioni, attraverso il contrasto fra le parti trasparenti, quelle opache o intonacate, quelle in ceramica e policarbonato.
L’edificio si attesta sulla strada con un fronte realizzato in pannelli prefabbricati.
Sullo sfondo l’edificio si articola in volumi dalla differente matericità, che popolano il parco e individuano, con una grande facciata trasparente, l’accesso principale.
Il volume della scuola si raccoglie attorno al parco con una facciata ceramica colorata che cattura la luce accompagnando le ore del giorno e il mutare delle stagioni.
La palestra affaccia sull’area verde con un fronte in pannelli prefabbricati e segnala la distinzione funzionale tra i corpi di fabbrica.
Accanto a questa, il fronte delle aule forma una fascia sospesa in intonaco colorato, al di sopra della mensa vetrata. La facciata delle aule si compone di parti opache e trasparenti, schermate da ali ombreggianti in filigrana metallica nei fronti esposti.

La scuola è paesaggio

La scuola di Borgochiesanuova a Mantova porta la firma dell’architetto Alfonso Femia che, con il suo Atelier(s) Af517, da anni conduce un lavoro di ricerca sui luoghi dedicati all’istruzione. Quello di Mantova ha segnato un altro passo in avanti lungo la strada del rinnovamento della scuola italiana e dei suoi spazi. È lo stesso architetto che ce ne parla.
«Da anni conduciamo un lavoro, legato ai temi propri della ricerca architettonica, sulla necessità del rinnovamento della scuola italiana. Sosteniamo la tesi secondo la quale la scuola non deve limitarsi a produrre ottimi edifici dal punto di vista architettonico e della sostenibilità, ma deve diventare un dispositivo aperto, capace di radicarsi nel territorio, di dialogare con esso e anche di risolvere, se non tutte, alcune delle criticità esistenti nel rapporto con l’ambiente urbano. In un’epoca in cui si persegue l’obiettivo della città a 15 minuti, credo che il baricentro di questo principio debba essere la scuola, il luogo per eccellenza dello scambio intergenerazionale e del dialogo con la comunità. Volendo dare seguito a questo principio, la scuola è lo strumento adatto per risolvere alcuni temi legati al contesto».
Un esempio di questo concetto?
«L’individuazione dell’area su cui realizzare la scuola ha sùbito posto alcune questioni. Una di queste riguardava la possibilità di modificare la viabilità esistente, che impediva il rapporto con il quartiere e, di conseguenza, la volontà di estendere lo spazio scolastico per collegarlo alla zona residenziale attraverso delle sequenze di spazi pubblici. Alla base di questa proposta, poi condivisa dal Comune, il nuovo complesso scolastico è stato concepito come componente del paesaggio. Il risultato finale è stato quello desiderato: una dilatazione degli spazi in cui l’auto diventava una componente quasi residuale dello spazio pubblico».
C’è un elemento al quale si sente particolarmente affezionato?
«Come prassi dello studio, nei progetti cerchiamo di introdurre elementi e soluzioni non richiesti all’inizio del percorso progettuale. Soluzioni che, compatibilmente al budget, possono innescare qualcosa di inatteso e creare relazione, come appunto la rampa di salita in copertura. Si tratta di uno snodo dell’impianto progettuale che consente di misurare la presenza dei bambini e delle bambine in modo dinamico. La scala è intesa non solo come opportunità funzionale, ma rappresenta un nuovo punto di percezione dello spazio scolastico da parte dei bambini e delle bambine che lo abitano. Era uno spazio non richiesto. Oggi tutti concordano nel considerarlo una grande risorsa. La scala, così come il mantenimento del gelso all’esterno del complesso, sono soluzioni che fanno parte delle cose inattese, che differenziano questa scuola dal modello di scuola intesa come corridoio-aula».
Infine, c’è la componente della dimensione. Tutto è sopra standard…
«È stata la scelta più importante. Gli spazi qui sono dilatati, sia quelli per le aule sia quelli di collegamento. Non si entra in una scuola, ma in uno spazio civico».

Premiato il lavoro di squadra

Fino a poche settimane fa, Marco Caprini è stato il Direttore dei Lavori del cantiere di Borgochiesanuova. Caprini è architetto e da più di 25 anni lavora in Coprat, la società cooperativa di architettura e ingegneria di Mantova. È lui che ci racconta il cantiere della scuola primaria costruita nel quartiere mantovano.
«Il primo dato, che è doveroso ricordare, riguarda l’impegno dell’amministrazione comunale nella realizzazione della nuova scuola. Si è trattato di un compito importante, in quanto sindaco e giunta hanno creduto nell’opera e nel suo significato innovativo. Che, tradotto, ha voluto dire finanziare adeguatamente la costruzione di una scuola che va oltre gli standard normativi per quanto concerne le dimensioni degli spazi scolastici. La qualità della realizzazione sta soprattutto negli ampi spazi delle aule e degli ambienti di connessione. Il Comune non solo ha creduto in questa proposta, ma ha addirittura messo a disposizione un’unità operativa, che si è specializzata nella progettazione con tecnologia Bim. Con questa tecnologia, di cui vantiamo una lunga esperienza e un gruppo dedicato di professionisti, abbiamo seguito tutte le fasi della direzione lavori».
E il ruolo dell’impresa, qual è stato?
«Il complesso scolastico è stato realizzato dalla bresciana Pavoni. Un’impresa molto ben organizzata, che ha messo a disposizione per l’intera durata del cantiere un ingegnere e il capo cantiere. Un’impresa efficiente e disponibile che, a un certo punto, ha rilevato anche la parte impiantistica. Per cui, a Mantova abbiamo avuto un progettista di fama internazionale, un Comune molto disponibile e un’impresa veramente in gamba».
La progettazione dell’Atelier(s) Alfonso Femia è stata impegnativa…
«È stata la prima volta che ho avuto il piacere di lavorare con l’architetto Femia e devo dire che è stato impegnativo, ma ricco di soddisfazioni. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Un impegno che ha riguardato gli aspetti strutturali e quelle legati alle finiture, con soluzioni estetiche veramente di qualità».

Opera
Nuova scuola primaria Piero Angela
Località
Mantova, quartiere Borgochiesanuova
Committente
Comune di Mantova
Progetto architettonico e paesaggistico
Alfonso Femia Atelier(s) *AF517
Architetto mandatario
Alfonso Femia
Design team
Simonetta Cenci (coordinamento)
Local architect
Paolo Vincenzi
Ingegneria strutturale
Sertec engineering consulting
Ingegneria impiantistica
Sertec engineering consulting
Soggetto verificatore
Apave
Rup
Mauro Coffani
Direttore di progetto
Angela Cavallari, Atelier(s) Alfonso Femia
Direttore lavori
Marco Caprini, Coprat
Impresa costruttrice
Pavoni
Immagini
AF517 image & Diorama

Prefabbricati
Prefabbricati Industriali Stai
Strutture in legno lamellare
Wood Beton
Isolamenti e impermeabilizzazioni
Liborio, Sace
Ponteggi
Prima Ponteggi
Demolizioni
Tecnotagli
Parete manovrabile
Oddicini




