Ricerca | Enea

Riutilizzo CO2 per la produzione di nuovi materiali edili

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La ricerca Enea si spinge nel campo della cattura, riutilizzo e conservazione dell’anidride carbonica con l’obiettivo di rendere il processo di decarbonizzazione delle industrie economicamente vantaggioso e circolare. In questo modo gli scarti e le scorie potranno essere riutilizzati per la produzione di materiali per l’edilizia.

Utilizzare gli scarti dell’industria siderurgica e del cemento per immagazzinare anidride carbonica e produrre materiali di qualità a basso costo da impiegare in edilizia e nella cantieristica stradale.

È questa una delle nuove frontiere della ricerca Enea nel campo della separazione, riutilizzo e confinamento della Co2 (Ccus – carbon capture, utilization and storage), che sarà testata nell’impianto pilota Zecomix presso il Centro Ricerche Enea di Casaccia (Roma).

Anche grazie a queste attività Zecomix è stato inserito come infrastruttura di ricerca nel progetto europeo Eccselerate, finanziato con circa 3,5 milioni di euro nell’ambito del programma Horizon2020.

Impianto sperimentale Zecomix.

Oltre a Enea, gli altri partner italiani del progetto sono: Sotacarbo, Università di Bologna (Dipartimento di Ingegneria civile, chimica, ambientale e dei Materiali) e l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale che coordina il nodo italiano della rete europea di laboratori specializzati in ricerca su cattura e sequestro di Co2 (Ccs).

Tra i settori di interesse c’è l’industria siderurgica che potrebbe trasformare le sue scorie in materie prime riutilizzabili per la produzione di cemento, calcestruzzo e malte oppure per manufatti, sottofondi e manti stradali. Con notevoli vantaggi sia a livello ambientale che economico, perché vengono utilizzati scarti di produzione, ma anche per la qualità dei nuovi materiali che mostrano caratteristiche chimiche e fisiche migliorate.

La cattura e il sequestro della Co2 tramite carbonatazione potrebbero essere impiegate anche nel trattamento di altri tipi di scarti come le ceneri e le scorie prodotte dalla combustione di carbone e dalla termovalorizzazione di rifiuti urbani e i residui di costruzioni e demolizioni.

Inoltre, nell’infrastruttura Zecomix si studieranno altre possibilità di riuso dell’anidride carbonica come la produzione di combustibili, quali metanolo e kerosene. Inizialmente le emissioni provenienti dalle centrali elettriche a combustibili fossili, gli scarichi di cementifici e di altre fabbriche potrebbero essere la principale sorgente di Co2, mentre in futuro potrebbe essere impiegata anche la Co2 catturata dall’atmosfera o quella naturale, come già sperimentato in Irlanda.

Secondo i dati dell’International Energy Agency (Iea), oggi le infrastrutture Ccs catturano in tutto il mondo oltre 35 milioni di tonnellate di Co2 l’anno, equivalenti alle emissioni annuali dell’Irlanda. Nel prossimo decennio, la Iea ritiene necessario aumentare di 20 volte i tassi annuali di cattura di Co2 dalle centrali elettriche e dalle industrie.

Stefano Stendardo | Ricercatore Enea.

Stefano Stendardo | Ricercatore Enea

«L’obiettivo è di rendere il processo di decarbonizzazione di industrie come acciaierie e cementifici economicamente vantaggioso e circolare. Gli scarti non andranno più a finire in discarica ma serviranno per catturare la Co2 prodotta. E una volta esaurita la loro capacità di stoccare anidride carbonica, questi nuovi materiali saranno reimmessi nei processi industriali stessi per la produzione di cemento e di acciaio, o utilizzati come inerti per fondi stradali. Ci aspettiamo i risultati più promettenti dagli scarti siderurgici. La sola produzione di acciaio da ciclo integrale, escludendo la fase iniziale di produzione di ghisa, genera ogni anno, a livello mondiale, circa 126 milioni di tonnellate di scorie che, con le nostre tecnologie, potrebbero stoccare da 6 a 9 milioni di tonnellate di Co2 e produrre nuova materia prima». (vb)

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