Anche in Italia l’industrializzazione della riqualificazione edilizia ed energetica (di tipo profondo) compie decisi passi in avanti.
È il caso dell’attività di retrofit energetico realizzata su un edificio residenziale di Greve in Chianti, comune a sud di Firenze.
Si tratta di un intervento dimostrativo frutto di una collaborazione avviata grazie al progetto europeo Horizon 2020 Infinite (Industrialised durable building envelope retrofitting by all-in-one interconnected technology solutions), che ha visti impegnati il comune di Greve in Chianti, la società pubblica Casa, che gestisce il patrimonio di edilizia residenziale della provincia di Firenze, Eurac Research, il centro di ricerca applicata che ha coordinato il progetto, ed Edera, il centro di innovazione per la decarbonizzazione e la rigenerazione dell’ambiente costruito di Milano, che ha curato la disseminazione dei risultati ottenuti. Obiettivo: dimostrare come le soluzioni industrializzate e replicabili possono accelerare la transizione energetica dell’edilizia sociale.

Gli edifici di Greve in Chianti
L’intervento in realtà prende in esame due edifici gemelli, costruiti entrambi alla fine degli anni Settanta, entrambi di tre piani fuori terra con pilotis al piano terreno, realizzati con la tecnica costruttiva tradizionale dell’epoca: struttura in cemento armato e tamponamenti in laterizio.
Solo uno dei due è stato sottoposto a riqualificazione; l’altro servirà quale metro di comparazione economica del ciclo di vita, dei consumi e delle prestazioni, nel momento in cui verrà ristrutturato secondo le tecniche tradizionali.
L’intervento edilizio ed energetico
Il progetto ha previsto la demolizione della copertura esistente e dei balconi ammalorati.
Il tetto è stato sostituito da una copertura in moduli prefabbricati.
I nuovi balconi, anch’essi prefabbricati, sono stati posati contemporaneamente alle facciate direttamente in cantiere. Per consentire queste operazioni sono state realizzate delle nuove fondazioni per i pilastri a sostegno dei nuovi balconi.
Le quattro facciate dell’edificio sono rivestite con moduli prefabbricati, con struttura intelaiata in legno, che ospitano le diverse tecnologie previste dal progetto Infinite: canali aeraulici, pannelli fotovoltaici integrati all’edificio, finestre intelligenti, unità di ventilazione meccanica e un sistema integrato per la gestione e il controllo dell’edificio (Bms).
Le fasi costruttive
La prima fase ha previsto l’installazione dei pannelli di copertura. Dopo l’isolamento con membrana impermeabile del solaio di copertura esistente, è stato posato un isolamento termico e una struttura in legno per sostenere i pannelli di copertura prefabbricati e la nuova cornice prefabbricata in legno per il drenaggio delle acque piovane.
Nella seconda fase sono stati installati i pannelli prefabbricati della facciata. I sistemi di ancoraggio erano stati predisposti in precedenza. Per fissare gli ancoraggi, è stato necessario demolire lo strato più esterno di mattoni, in modo da poterli fissare alla struttura esistente in calcestruzzo.

La facciata prefabbricata multifunzionale


I pannelli prefabbricati utilizzati per le facciate sono costituiti da un telaio in legno progettato e realizzato da Fanti Legnami.
Ciascun pannello è dimensionato su misura per adattarsi alla geometria dell’edificio.
I pannelli integrano più strati (isolamento termico, vetri intelligenti, canalizzazioni e unità di ventilazione), dando così vita a un involucro ad alte prestazioni.
Sono progettati per un rapido montaggio sul posto e consentono un’alta produttività (fino a 180 metri quadrati al giorno).
Scartata l’idea di integrare le unità di ventilazione meccanica all’interno delle murature esistenti, che avrebbero causato disagio agli inquilini, il rifacimento dei balconi ha permesso l’integrazione esterna delle unità di ventilazione meccanica all’interno del parapetto, soluzione che consente l’accessibilità per le attività di manutenzione.
I plenum, per la pulizia dei condotti aeraulici di distribuzione, sono anch’essi accessibili dal balcone, mentre i canali d’aria sono integrati nelle facciate prefabbricate.

Per tutte le finestre è stato progettato e realizzato un sistema di ombreggiamento a lamelle integrate nella vetrocamera, controllabile manualmente o tramite un sensore in funzione della radiazione incidente.
Il sistema integrato dei pannelli fotovoltaici è previsto sia nel tetto che nelle facciate est e ovest; è di colore rosso ossido e riprende quello del rivestimento passivo previsto per il resto dell’edificio, ciò per ottenere un’immagine estetica unitaria.
Nei pannelli del fronte sud è integrata la tecnologia Bist (Built In Self Test, è una tecnica diagnostica integrata nei circuiti elettronici e nei dispositivi che permette di auto-valutare il proprio funzionamento per individuare i guasti; nda) originariamente progettata come sistema attivo per integrare la produzione di acqua calda sanitaria (poi non installata): ciononostante gli elementi di finitura di cui era composto costituiscono oggi una preziosa dimostrazione di tecniche e procedure di integrazione prefabbricata in lamiera pre-sagomata.
Un sistema di Building management system gestito da Casa, garantisce il funzionamento degli impianti dell’edificio e consente all’utente di identificare, attraverso un’applicazione, l’impatto economico in bolletta.
Da autonomo a centralizzato
Uno degli aspetti centrali dell’intervento di Greve in Chianti è consistito nel passaggio dall’impianto autonomo a quello centralizzato.
In origine, infatti, gli appartamenti erano dotati di caldaie a gas separate per il riscaldamento e per la produzione di acqua calda sanitaria, senza alcun raffrescamento.
Dopo l’intervento di retrofit, gli impianti sono stati centralizzati e collocati in un unico ambiente contenenti due pompe di calore aria/acqua, oltre ai sistemi di accumulo: una per l’acqua calda sanitaria e una per la climatizzazione estiva e invernale collegata ai sistemi di ventilazione per il riscaldamento e il raffrescamento degli appartamenti.
La pompa di calore per la climatizzazione è infatti collegata al kit Energy & Fresh Air di Vortice, che offre riscaldamento, raffrescamento e ricambio dell’aria attraverso canalizzazioni integrate nei pannelli di facciata.
I plenum di distribuzione sono accessibili dal balcone per la pulizia dei condotti.
I condotti di mandata, estrazione e ricircolo dell’aria sono integrati nelle facciate prefabbricate e si collegano alle prese d’aria dei singoli ambienti. I condotti passano attraverso fori nei montanti della struttura in legno e sono isolati con pannelli di lana di roccia.
L’integrazione fotovoltaico ed edificio
Sia sul tetto che sulle facciate dell’edificio è installato il sistema Bipv (la sigla sta per Building Integrated Photovoltaics) di Sunage, tipo “glass-glass”: una tecnologia che integra moduli solari direttamente nell’involucro architettonico dell’edificio.
Per le due falde est e sud sono stati utilizzati i pannelli di color grigio basalto, mentre per le facciate est e ovest quelli di color rosso ossido, in tinta con il rivestimento passivo.
Questi pannelli generano elettricità per i carichi comuni.
La tecnologia Bist
Il prospetto sud integra la tecnologia Bist, con il rosso ossido che richiama il rivestimento passivo e i pannelli del sistema Bipv.
L’impianto idraulico per l’acqua calda sanitaria è stato escluso a causa di problemi di implementazione e potenziali rischi durante il funzionamento dell’edificio.
La corrosione dei pannelli Bist ha portato a limitarne l’uso all’integrazione passiva.
I moduli passivi sono installati in modalità plug & play, con produzione e installazione fuori sede.
Il progetto Infinite
Il progetto Horizon 2020 Infinite ha l’obiettivo di aumentare la penetrazione nel mercato del kit dell’involucro edilizio industrializzato per la ristrutturazione profonda degli edifici, intendendo tali kit come parte di un approccio sostenibile, competitivo, affidabile, accettato dalle parti interessate e basato sull’analisi dell’intero ciclo di vita, contribuendo alla decarbonizzazione del patrimonio edilizio europeo.
In occasione dell’ultima edizione di Renovation Days organizzata da Edera, il cantiere di Grave in Chianti è stato premiato come Top Retrofit 2025: un esempio riuscito che si affianca alle decine di migliaia di interventi EnergieSprong in Europa e agli oltre mille in Italia realizzati con tecnologie off-site.
Chi ha fatto cosa
Opera
Retrofit di edificio residenziale
Località
Greve in Chianti (Fi)
Committente
Comune di Greve in Chianti
Finanziamento
Comunità europea H2020 e Comune
Progetto
Infinite
Coordinatore del progetto
Eurac Research
Gestore dell’immobile
Casa spa
Progettazione pannelli di facciata
Gabriele Zini, Fanti Legnami
Progettazione strutturale
Lorenzo Panerai (Casa)
Progettista e direzione lavori
Alessandro Caioli (Casa)
Progettazione impiantisca
Dimitri Celli (Casa)
Progettazione domotica
Mauro Bossoli (Casa)
Rup
Marco Barone (Casa)
Imprese
Cpf Edili Impianti di Fibbi Fabio & C
Impresa impianti meccanici
Gm Service
Impresa impianti elettrici
Cbf Edil Impianti di Fibbi Fabio & C
Credits
Eurac Research
Chi ha fornito cosa
Tetto e facciate prefabbricate
Fanti Legnami
Sistemi di ventilazione e aeraulica
Vortice
Moduli fotovoltaici
Sunage
Sistema Bist
Nobatek-Serneo
Sistema gestione ombreggiamenti infissi
Next Sense
Disseminazione
Edera
Lavoriamo per l’edilizia di domani

A Thomas Miorin, ad di Edera, che coordina l’iniziativa EnergieSprong in Italia, abbiamo chiesto qual è il significato della realizzazione di Greve in Chianti in uno scenario più ampio. Ecco cosa ci ha risposto.
Come si colloca questo intervento nel contesto più generale della decarbonizzazione del settore delle costruzioni?
L’Europa sta vivendo una doppia emergenza, da un lato la necessità di dare a tutti una casa accessibile e confortevole, con costi contenuti, dall’altro quello di gestire in modo efficace e sostenibile la transizione climatica, riqualificando milioni di abitazioni.
Per farlo serve un cambio di passo nel settore delle costruzioni, che deve recuperare competitività ed efficienza e sostenere decine di milioni di interventi da realizzare in modo rapido e a buon mercato.
Il progetto di Greve in Chianti, co-finanziato dalla ricerca europea, dimostra che è possibile lavorare anche sull’edilizia residenziale pubblica con i più alti standard e con importanti risultati, mettendo a terra interventi altamente efficienti e replicabili, in grado di abbattere emissioni, tempi e costi grazie al digitale e alle economie di scala tipiche della manifattura.
Si tratta di un progetto di tipo EnergieSprong che abbiamo premiato come Top Retrofit 2025 agli ultimi Renovation Days, che si affianca alle decine di migliaia di interventi in Europa e agli oltre mille in Italia realizzati con tecnologie off-site.
I moderni metodi di costruzione sono il futuro e anche l’Europa li indica come un fattore di successo dei propri piani.
Il segreto? Attenzione al progetto e alla fase realizzativa

Gabriele Zini è il titolare dello studio di progettazione ZgaArchitettura di Borgo d’Anaunia, piccolo centro della Val di Non, non distante da Bolzano, ma ancora in provincia di Trento. Zini è anche consulente di Fanti Legnami, società trentina di Malosco che da diversi anni produce componenti in legno per l’edilizia off-site. A lui abbiamo chiesto da dove è nato l’interesse suo e dell’azienda per la prefabbricazione edilizia realizzata in stabilimento e una valutazione del caso dimostrativo di Greve in Chianti.
Da cosa prende avvio l’interesse per la prefabbricazione edilizia?
Cominciamo col dire che il cantiere di Greve in Chianti rappresenta il primo caso in Italia di riqualificazione energetica di un edificio esistente con elementi modulari realizzati off-site e montati in opera senza utilizzo di ponteggi, in cui è stato raggiunto un alto grado di integrazione impiantistica.
Ma l’interesse al tema, per quanto riguarda il mio studio e Fanti Legnami, è nato negli anni a cavallo tra il 2018 e il 2019, grazie a un progetto di ricerca che ha previsto lo studio e la realizzazione di un kit prefabbricato realizzato off-site per la riqualificazione energetica, architettonica e per il miglioramento del comfort interno degli edifici esistenti, chiamato Renew-Wall, un prodotto sviluppato da Fanti Legnami con prove di laboratorio e in opera su due edifici degli anni Ottanta, realizzati con tecniche costruttive tradizionali.
I due edifici, dopo il monitoraggio di numerosi dati, hanno ottenuto, primo prodotto di questo tipo, la valutazione tecnica europea Eta, documento che per i prodotti da costruzione consente la marcatura Ce.
Passo successivo è consistito nell’applicare su un edificio esistente da riqualificare a Povo, sobborgo di Trento, quasi 200 metri quadrati di Renew-Wall.
Un’esperienza che ci ha permesso di operare raffronti tra le soluzioni off-site e tradizionali e di ottimizzare la progettazione e il montaggio in cantiere.
Greve in Chianti è arrivato successivamente.
Del cantiere in provincia di Firenze ci può raccontare quali difficoltà avete dovuto superare?
Le difficoltà si possono far risalire al cambio di approccio che la realizzazione off-site impone.
In questi casi serve un’attenta e rigorosa fase di progettazione iniziale, che metta tutti al riparo dalle sorprese.
Attenzione e rigore che aumentano allorquando si è di fronte a una proposta impiantistica spinta, come quella del cantiere di Greve, dove effettivamente l’integrazione tra edilizia e impianti è stata notevole.
Ciò ha comportato un livello di progettazione assai dettagliato, in cui tutti i componenti del sistema e tutte le canalizzazioni sono state progettate in scala 1:1.
L’esperienza di Greve ha dimostrato la sua fattibilità e anche la correttezza degli studi precedenti.
La fase più impegnativa? La preparazione dell’edificio

L’edificio di Greve in Chianti fa parte del patrimonio residenziale pubblico dei comuni dell’area fiorentina. La gestione del patrimonio è affidata a Casa spa. Al geometra Alessandro Caioli, progettista e direttore dei lavori, abbiamo chiesto una valutazione rispetto alla realizzazione e ai suoi esiti. Ecco cosa ci ha raccontato.
Cosa ha caratterizzato maggiormente questo lavoro?
Nel corso degli anni abbiamo partecipato a diversi progetti europei, ma quello che ha caratterizzato maggiormente l’intervento di riqualificazione energetica dell’edificio di Greve in Chianti è stata la necessità di preparare l’edificio all’integrazione con il retrofit industrializzato proposto dal progetto Infinite.
Il progetto, impegnativo per i suoi contenuti tecnici e per il carattere profondo dell’operazione di retrofit, ha interessato sia l’involucro edilizio che le strutture portanti, nonché la sostituzione degli impianti di climatizzazione e produzione acqua calda sanitaria.
Quali sono state le novità e di conseguenza le difficoltà che avete dovuto affrontare?
Abbiamo raccolto la sfida e collaborato con i partner del progetto, avviando prima lo studio delle tecnologie da implementare e la risoluzione delle interferenze con l’edificio esistente modellandone le soluzioni e definendo i particolari costruttivi, anche in ambiente Bim, al fine di giungere ad una progettazione accurata che permettesse una drastica riduzione dei tempi di esecuzione.
Sicuramente la preparazione dell’edificio ha rappresentato una novità. Mi spiego. Dal punto di vista statico l’edificio non era in grado di sopportare ulteriori carichi.
Abbiamo dovuto quindi adeguarlo demolendo i balconi e l’aggetto di gronda in cemento armato oltre alla struttura di copertura e realizzare nuove fondazioni per sostenere i balconi.
Poi abbiamo progettato e realizzato tutte le forometrie necessarie a collegare le canalizzazioni, integrate nelle pannellature, con gli ambienti climatizzati e predisposto le strutture portanti per l’installazione degli ancoraggi strutturali dei pannelli prefabbricati.
Il tutto senza ricorrere all’allontanamento degli inquilini…
Esatto. Gli inquilini hanno continuato ad abitare l’edificio durante tutte le fasi di esecuzione dei lavori, da quelle di demolizione e preparazione a quelle di installazione delle tecnologie di retrofit industrializzato e, infine, a quelle di transizione da impianto singolo ad impianto centralizzato, sopportando gli inconvenienti tipici di un cantiere di ristrutturazione, ma pur sempre continuando a vivere nelle loro abitazioni.



