Simone Gualandi è progettista termotecnico dal 2005 e fondatore dello studio Ecoprogetti: dal 2022 al 2025 Presidente Nazionale di Cna Giovani Imprenditori, è esperto di progettazione del sistema edificio impianti, nonché editorialista per quotidiani nazionali.
Abbiamo parlato con lui di impiantistica, un argomento cruciale per il futuro del nostro settore.
L’impiantistica è per natura connessa a tutte le dimensioni del sistema cantiere e della filiera delle costruzioni. Qual è la fotografia che possiamo scattare oggi di questo settore?
Possiamo dire che esiste oggi più di prima la necessità di iniziare a lavorare davvero come filiera: soprattutto dal punto di vista teorico, questo è auspicabile da parte di tutti gli attori coinvolti, dal produttore al costruttore, a tutto il comparto progettazione.
È arrivato il momento di concentrarsi su quello che è fondamentale: la contaminazione.
Ogni mestiere può sicuramente insegnare qualcosa all’altro comparto o all’altro mestiere coinvolto nel contesto della filiera delle costruzioni: in questa dinamica sicuramente ci si arricchisce, ma soprattutto si riescono a interpretare correttamente e a capire le necessità degli altri.
Questo è l’elemento chiave su cui già stiamo iniziando a lavorare.
Incentivo all’efficientamento energetico, corsa all’innovazione tecnologica, esigenze di sicurezza. Quali sono le sfide che il vostro settore sta affrontando in questo momento e contesto storico e quali le richieste da parte dei tuoi colleghi professionisti?
È un aspetto veramente vasto.
Se dovessimo creare un perimetro per analizzare quello che è lo scenario dovremmo comprendere anche tutti gli obblighi normativi, quindi la formazione obbligatoria tanto per gli imprenditori quanto per i progettisti.
Questo rischia di distrarre un po’ dagli elementi chiave: l’efficientamento, l’evoluzione, i bonus, l’introduzione di norme internazionali europee che poi vengono recepite e declinate sul territorio nazionale.
La capacità di riuscire a restare sempre aggiornati comporta necessariamente un’evoluzione.
A questa evoluzione si arriva se si riesce a interpretare correttamente la peculiarità che ti porta quel tipo di percorso: il rischio è quello di sentirsi avvolti dagli obblighi formali normativi, tornare a far formazione quando hai già fatto diverse ore di formazione obbligatoria è un po’ come se fosse vissuto come una distrazione.
Però mi piace anche il fatto di sdoganare questo meccanismo: evolversi significa riuscire a interpretare correttamente alcune dinamiche che il mercato e gli obblighi normativi stanno portando, ma anche dei benefici e dei plus che i bonus possono portare.
Interpretare correttamente questo aspetto significa riuscire poi a capire su cosa concentrarsi davvero.
A quel punto si riesce a fare quei piccoli passi che ti portano a renderti conto che stai facendo un percorso evolutivo nella tua professione in qualunque settore tu sia coinvolto, che tu sia un installatore o che tu sia un progettista che si dedica a un comparto particolare e che deve poi coinvolgere il resto della filiera e imparare quindi quello che viene trattato anche da altri.
Hai parlato di evoluzione, di piccoli passi, di interpretazioni: quali attività state portando avanti come associazione su queste tematiche e come le affrontate?
Sotto il profilo dell’associazione, l’elemento chiave è il dialogo con il comparto degli installatori e di tutti gli imprenditori rispetto alla dinamica politica.
L’associazione è un intermediario, quindi è quella che riesce a tradurre le necessità pratiche e operative e le porta sul tavolo governativo – che sia territoriale, regionale o nazionale –: per cui se scendiamo nella capillarità che Cna ha su tutto il tessuto nazionale, ci rendiamo conto che ci sarà un tavolo con il Comune, poi ci sarà un tavolo regionale con il Referente Regionale che tratta le dinamiche che coinvolgono tutto il comparto, e di lì poi si arriva ad analizzare, studiare e stimolare il governo, come è successo anche ultimamente su diverse dinamiche, a cui ricordare che il 95% delle imprese presenti nel nostro Paese sono piccole e medie imprese, che hanno dei rappresentanti che possono essere Cna e che le necessità di quelle imprese sono più o meno le stesse.
Quindi quando si riesce a tradurre in un’interpretazione più ampia la norma, che magari è stata declinata e scritta in un certo modo, e poi si capisce che perché sia davvero applicabile deve essere cucita addosso al tessuto economico del nostro Paese, entra in gioco effettivamente il lavoro della nostra associazione.
Hai delineato uno scenario dinamico, complesso, stratificato: che cosa significa per un professionista dell’impiantistica tenere il passo in questa in questa dimensione?
Usciamo da poco da quello che è stato un contesto estremamente stimolante e complesso, quello del superbonus e di tutto ciò che ne consegue.
È stato un acceleratore per visioni controverse e dinamiche sicuramente spigolose che dovranno poi essere risolte, perché alcuni – che siano installatori, imprese edili o committenti finali – hanno ancora delle problematiche che si trascinano.
Un momento così frenetico, nel nostro contesto operativo, lascia come eredità l’opportunità di capire quanto è importante la specializzazione, quanto è importante riuscire a concentrarsi su un settore specifico e avvalersi di altri professionisti di altissimo profilo nel loro campo di competenza.
Quindi anche di capire quanto è importante imparare a fare squadra, cosa che nel mondo delle costruzioni e degli impianti non è così semplice perché siamo portati a difendere la nostra realtà.
Quando lavori in gruppo non fai somma di tutti gli elementi, ma la squadra è un moltiplicatore di risultati.
Questo comporta la necessità di imparare la condivisione di alcuni aspetti, perché questo è ciò che fa crescere: si ritorna alla dinamica della contaminazione.
A proposito di sfide che necessitano di risposte concrete e di soluzioni, tecnologie o strategie che si stanno dimostrando vincenti, quali sono quelle presentate ai professionisti di Saie Bari 2025?
Ci siamo presentati con una con un approccio che è al limite della provocazione, nel senso che l’aspetto su cui abbiamo scelto di porre l’attenzione è quello proprio della condivisione delle dinamiche.
Siamo in un contesto operativo dove l’ultimo della filiera e il responsabile spesso più coinvolto – se non quasi completamente – è generalmente il l’installatore o il posatore.
Ma se chi ha lavorato prima non ha lavorato in maniera completa e corretta e ha lavorato a compartimenti stagni rispetto all’ultimo che ci mette le mani, l’ultimo che è intervenuto su quella dinamica rischia di rimanere col cerino in mano.
Il plus che noi stiamo cercando di stimolare è proprio quel dialogo tra il costruttore – quindi il produttore degli apparecchi e di tutti gli elementi che entrano in campo o in casa delle persone –, i progettisti e gli installatori.
Stiamo cercando di mettere in luce queste dinamiche nel contesto delle scuole per imparare il valore della comunicazione efficace: non do per scontato che le cose che ti ho detto tu le abbia capite; se facciamo due lavori diversi, bisogna che io mi accerti che il concetto che ti ho trasmesso sia arrivato in modo corretto e chiaro.
Se no è uno scarico di responsabilità.
In questo dialogo, il più possibile trasversale, stiamo cercando di spingere.
Hai accennato al comparto delle scuole. Durante l’esperienza di Saie Bologna 2024 siete riusciti a generare dell’interesse anche notevole rispetto al pubblico di studenti e futuri professionisti. Che considerazioni ti senti di trarre da quell’esperienza unitamente a quella di Saie Bari 2025?
A me è capitato di avere a che fare con le scuole al Saie a Bologna, ma anche in altri contesti per questioni legate al mio lavoro e al mio ruolo in associazione.
È la platea da cui ho imparato di più.
Lo sforzo che richiedono all’inizio è quello di fargli capire che siamo interessati al loro punto di vista, alla loro visione e alla loro chiave interpretativa del mondo.
Saranno le imprese o i progettisti di domani: se lasciamo questa frase in un contesto di retorica, non creiamo un meccanismo per il quale loro si sentono ascoltati e noi interessati a quello che hanno da dire.
È quella la chiave: il momento in cui tu apri le tue porte al mondo delle scuole e loro si sentono accolti è quello in cui loro si mettono a tua disposizione.
Questo è successo a Saie Bologna, in un’ottica di condivisione: mi sono trovato a chiacchierare con alcuni di loro e, da lì, loro hanno chiamato gli altri, sono tornati per altri interventi, hanno riconosciuto l’importanza di mettersi in un contesto – quello dell’area demo – che è gestito in maniera volutamente ed estremamente informale per valorizzare lo scambio.
Quando uno studente si sente ben voluto, si toglie dei dubbi, fa delle domande e ha voglia di approfondire, è quello il momento che porta anche il resto degli ascoltatori e degli uditori che sono presenti a rendersi conto del valore della costruzione di una dinamica di collaborazione e condivisione e del valore delle domande – perché arrivano delle domande che sono estremamente intelligenti ma lontane dall’ordinario –: loro non devono montare un impianto o progettarlo, loro lo vogliono capire; sta a te essere sufficientemente competente e renderti conto se sei in grado di raccontarlo e di spiegarlo in maniera semplice.
Quando lo racconti in maniera semplice sai di averlo capito anche tu, quindi è estremamente stimolante.
Hai parlato di area demo: a Saie Bari avete portato per la prima volta l’area demo Saie Impianti. Che cosa pensi che un visitatore si sia portato a casa da questa esperienza?
Formazione attiva.
Abbiamo avuto tanti produttori di altissimo profilo per il comparto nazionale e internazionale: abbiamo avuto i loro responsabili tecnici, se non addirittura i titolari delle aziende. Questo ha significato averli a disposizione.
L’impostazione di base è stata la stessa per tutti i professionisti di settore: di fronte a una domanda, un dubbio, una perplessità, un problema, c’era lì qualcuno con cui poterne parlare, approfondire, qualcuno che potesse raccontare davvero come si dovrebbe progettare correttamente un certo tipo di scenario o installare correttamente un impianto.
Questo ha portato in luce delle dinamiche comuni tra progettista, costruttore e installatore, ma che sono talvolta frenate dal fatto che non siamo abituati a condividere le cose che non ci sono riuscite.
Perché la prossima volta il mio problema, che magari ha anticipato la risoluzione dello stesso problema a qualcun altro, a me arriva alla rovescia su un’altra dinamica: così si cresce.
In una parola, come sintetizzare Saie Bari 2025?
Saie Bari 2025 per me è stato professionalizzazione: è un’occasione di crescita, approfondimento, cultura, scambio, condivisione e dialogo.



